Cronaca

"Il Sant'Anna, mio padre in carrozzina e le minacce di portarmi via l'auto: perché questo calvario?"

Raccogliamo e volentieri diamo la massima evidenza possibile allo sfogo, umano prima di tutto, e comunque dettato dall'esasperazione fisica e psicologica molto prima che dalla volontà di polemizzare, di Carlo Parodi. Il quale, da da due settimane...

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Raccogliamo e volentieri diamo la massima evidenza possibile allo sfogo, umano prima di tutto, e comunque dettato dall'esasperazione fisica e psicologica molto prima che dalla volontà di polemizzare, di Carlo Parodi. Il quale, da da due settimane, vive un momento di doppia, grande difficoltà. La prima riguarda la necessità di portare e accudire il padre per un lungo ciclo di radioterapie all'ospedale Sant'Anna di San Fermo della Battaglia. Il secondo verte invece su quel vero e proprio percorso a ostacoli, faticoso e per certi aspetti quasi inspiegabilmente "punitivo", che deve necessariamente compiere per le varie fasi di accompagnamento, trasbordo, parcheggio e riaccompagnamento del genitore in carrozzina, in tempi sincopati, senza alcun aiuto da parte della struttura sanitaria e con la minaccia sempre pendente dell'arrivo di un carro attrezzi per la rimozione forzata della macchina.

"Da due settimane - ci racconta - faccio avanti e indietro dal Sant'Anna per accompagnare mio papà che deve seguire un ciclo di radioterapia. Mio padre non cammina, ha necessità di spostarsi con l'aiuto della carrozzina. Ma ogni volta, riuscire ad accompagnarlo, seguirlo, fare tutte le pratiche del caso ed evitare che anche solo per i minuti necessari alla sosta davanti all'ospedale mi venga portata via la macchina è un incubo". Il percorso quotidiano è sempre lo stesso. "Arrivo in auto con mio papà a bordo fin davanti al Sant'Anna, all'altezza della fermata dei bus - racconta - Ma lì e nei pressi non esistono aree dove si possa lasciare temporaneamente la macchina, nemmeno per chi accompagna persone che non camminano autonomamente come mio papà. A quel punto, quindi, devo precipitarmi dentro l'ospedale e lì inizia la caccia disperata a una carrozzina, che spesso è tutt'altro che facile da reperire in breve tempo. Dopo la ricerca tra i vari piani, una volta trovata devo tornare fuori dall'ospedale, dove mio padre nel frattempo è stato costretto ad attendere da solo in macchina il mio ritorno".

Ma la corsa a ostacoli non è finita. Anzi. ospedale5"A quel punto - continua Carlo - una volta fatto sedere il papà sulla carrozzina, lo porto nella hall dove però non esiste un vero e proprio punto di accoglienza per i pazienti con le sue difficoltà. Allora lo devo lasciare solo, precipitarmi fuori a spostare la macchina fino all'autosilo e correre nuovamente da lui appena trovato posto. Naturalmente, è capitato che mio papà avesse necessità di andare in bagno, per esempio, e allora tutto diventa ancora più difficile e complicato".

Viene dunque il momento di scendere al piano inferiore per la radioterapia. Che, però, dura una quindicina di minuti e non di più. Quindi il calvario riparte.

"Dopo pochi minuti io mi devo già preoccupare di andare a riprendere la macchina dall'autosilo per farla trovare pronta all'uscita quando la cura è finita - prosegue Carlo con voce incrinata da rabbia e dispiacere - Poi torno al piano della radioterapia, faccio salire nuovamente mio padre sulla carrozzina e lo riporto nella hall. Tutto questo mentre le guardie mi ripetono sempre che se dovessi tardare anche solo di un minuto a togliere l'auto ne frattempo portata nella zona antistante l'ospedale, chiamerebbero immediatamente il carro attrezzi. Con questo ulteriore pensiero, che se mai diventasse realtà per me avrebbe conseguenze devastanti, riporto mio papà in auto, riporto la carrozzina dentro e alla fine andiamo via".

ospedale-sant-anna-3Lo sfogo finale è amarissimo: "Non ce la faccio più, al problema famigliare che riguarda il tuo caro devi aggiungere ogni giorno questa trafila da incubo e la minaccia di essere anche punito senza avere colpe, solo perché tuo papà non riesce a camminare da solo. Ho chiesto ripetutamente alle guardie dell'ospedale e al persone medico se non fosse possibile avere un permesso brevissimo per poter sostare in maniera più comoda per quei pochi minuti che mi servono. La risposta? No secco, sempre. Non è possibile. Mi sembra assurdo e so che come me, tanti hanno lo stesso problema. Chiedo solo comprensione per una situazione difficile e sotto gli occhi di tutti, nessun privilegio. Ma questo, evidentemente, per il nuovo ospedale di Como non conta nulla".

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