menu camera rotate-device rotate-mobile facebook telegram twitter whatsapp apple googleplay
muro-berlino-ajani-lucini

muro-berlino-ajani-lucini

Il Pd apre la corsa al voto: prima riunione sul Lucini-bis. Scelta condivisa, ma in tempi brevi

La questione sembra sia stata posta in maniera assolutamente "delicata". Ma è stata posta, su questo non c'è dubbio. Per di più in una sede ufficiale, ossia l'ultima riunione della segreteria del Pd comasco. E la questione, almeno per la città di...

La questione sembra sia stata posta in maniera assolutamente "delicata". Ma è stata posta, su questo non c'è dubbio. Per di più in una sede ufficiale, ossia l'ultima riunione della segreteria del Pd comasco. E la questione, almeno per la città di Como, è la più importante possibile in ambito politico: la ricandidatura o meno, per le elezioni comunali del 2017, del sindaco Mario Lucini (che, per la precisione, non è un iscritto del partito di Matteo Renzi). Ma in che termini il Pd ha affrontato tra i suoi dirigenti la questione? Nei termini di una richiesta soft nei toni ma netta nei contenuti da indirizzare a brevissimo proprio al primo cittadino. Il quale - tornato proprio oggi in città - nelle prossime ore sarà richiesto di esprimere in tempi brevi un parere chiaro circa la sua volontà o meno di affrontare un secondo mandato a Palazzo Cernezzi. Nodo tutt'altro che semplice da sciogliere, se non altro perché da mesi Lucini - a domande specifiche - ripete sempre e soltanto una cosa: "E' troppo presto, deciderò tra un anno". Ovvero, almeno a metà 2016. Troppo tardi - qui il giudizio dei vertici cittadini e provinciali del partito è unanime - per affrontare nel modo migliore la "supersfida" elettorale della primavera 2017 (per quanto a oggi senza vera concorrenza). Da qui, praticamente alla prima riunione ufficiale dei dem dopo la pausa estiva, lo scorso fine settimana, ecco spuntare formalmente il "fascicolo Lucini" al tavolo della segreteria.

lucini-25-aprile-2015 Da quanto si può ricostruire con il minor margine possibile di errore, la volontà del Pd è condividere in toto il percorso per questa scelta con il sindaco. I toni, in sostanza, non sono (e non sono stati la scorsa settimana) da ultimatum. Anche perché su un punto non ci sono dubbi: il gruppo dirigente che oggi ricopre le posizioni chiave all'interno del partito (su tutti il consigliere regionale Luca Gaffuri, il vicesindaco Silvia Magni, il segretario cittadino Stefano Fanetti, il capogruppo ufficiale e la "capogruppo ombra" a Palazzo Cernezi, rispettivamente Andrea Luppi e Andrée Cesareo, il presidente del consiglio comunale Stefano Legnani, oltre alla base più vicina al cosiddetto "nucleo albatese") vorrebbe continuare con Lucini, crede in lui, sostiene il suo operato con convinzione. In questo senso, dunque, nasce la volontà di coinvolgere direttamente Lucini nelle strategie politiche verso le elezioni prossime. Nel contempo, però, la convinzione più che diffusa ai vertici del Pd è che rimandare lo scioglimento della riserva al 2016 inoltrato sia una mossa azzardata, tardiva e potenzialmente pericolosa per costruire - con il sindaco stesso o con il suo successore, che però andrebbe trovato - la via verso la "ripresa di Palazzo Cernezzi". cantiere-paratie-panoramica Dal canto suo, il primo cittadino ha buoni argomenti dalla sua per temporeggiare: la spasmodica attesa per l'esito della vertenza Anac sulle paratie, ad esempio, rappresenta oggettivamente un elemento che potrebbe pesare moltissimo sulla scelta finale; così come, sicuramente meno ma comunque in maniera non trascurabile, lo stesso discorso si potrebbe fare sulla Ticosa. Entrambi nodi ancora irrisolti, sebbene incamminati verso un verdetto non troppo lontano ma dall'esito incertissimo. Ovvio - almeno dal punto di vista di Lucini - che annunciare ora l'eventuale intenzione di ricandidarsi salvo poi doversi magari trovare a fare i conti con la ripartenza da zero del cantiere sul lungolago e con una Ticosa ancora in alto mare, potrebbe esporre il sindaco uscente a una campagna elettorale in salita se non addirittura alla necessità di addivenire a un "aborto postumo" della propria ri-discesa in campo. palazzo-cernezzi-2 Dove sta, dunque, la mediazione possibile tra Pd e sindaco? Nel confronto destinato a partire già nei prossimi giorni per arrivare assieme allo scioglimento del nodo entro la fine di quest'anno. Così che, all'inizio del 2016 - quando le macchine da campagna elettorale cominceranno davvero a mettersi in moto a 360 gradi - i dem abbiamo un'idea certa sulla prospettiva di un Lucini-bis o sulla necessità di trovare un nuovo "cavallo vincente" (con eventuali primarie quasi dissolte sullo sfondo). Tutto questo, con una variabile grossa come una casa sul percorso apparentemente rettilineo: la scelta del nuovo segretario provinciale - tramite congresso o assemblea - che potrebbe rendere evidente e cruenta la scarsa condivisione di un Lucini-bis da parte di una parte del partito o - per paradosso - portare a un appoggio unitario al primo cittadino uscente. Di certo, la casella di Palazzo Cernezzi peserà comunque (e non poco) anche nella lunga partita per la nuova cabina di comando provinciale del partito.
Argomenti
Condividi
In Evidenza
Ultime di Oggi
Potrebbe interessarti
In primo piano
Torna su

Canali

QuiComo è in caricamento