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Reati elettorali in Ticino, volevano vendere le loro schede su internet

Reati elettorali in Ticino, volevano vendere le loro schede su internet

Il miliardario, il clown e 100mila firme: la Svizzera al voto per la libertà dei frontalieri

I giudizi oltreconfine - vista anche la delicatezza del tema - sono contrastanti: chi parla dello sfizio di un miliardario, chi di trionfo della democrazia, chi dello strumento della consultazione popolare ridotto a barzelletta. Fatto sta che gli...

I giudizi oltreconfine - vista anche la delicatezza del tema - sono contrastanti: chi parla dello sfizio di un miliardario, chi di trionfo della democrazia, chi dello strumento della consultazione popolare ridotto a barzelletta. Fatto sta che gli svizzeri, con ogni probabilità, tra qualche mese torneranno a votare sul delicatissimo tema dei contingenti all'immigrazione. Ma, questa volta, a differenza del 9 febbraio 2014, quando il referendum promosso dall'Udc e cavalcato dalla Lega dei Ticinesi colse l'obiettivo di modificare la Costituzione federale introducendo quote annuali massime per arginare gli ingressi di frontalieri e richiedenti asilo grazie a un pur striminzito 50.3% di voti favorevoli, ora l'obiettivo è esattamente l'opposto. Ed è, cioè, cancellare ogni provvedimento che ponga tetti prefissati all'immigrazione regolare e dunque nella stragrande maggioranza dei casi ai lavoratori frontalieri.

A promuovere la nuova richiesta di referendum - che, notizia di ieri, ha già raccolto le 100mila firme necessarie per la presentazione formale del quesito, con enorme anticipo sulla scadenza del giugno 2016 - è stato il "Gruppo Fuori dal Vicolo Cieco", nato nel dicembre scorso e in aperta contestazione dei contingenti perché, tra le altre cose, "creano grande insicurezza giuridica per le persone coinvolte e per l'economia" e "isolano la Svizzera dagli Stati vicini, che sono i suoi più importanti partner economici, culturali e scientifici".

Ora il testo definitivo per il referendum potrebbe essere depositato alla Cancelleria federale entro il prossimo mese di ottobre, poi si aprirà la via al voto vero e proprio.

frontalieri-dogana-3mag15Non mancano, naturalmente, in questa vicenda tutta svizzera anche le curiosità, al di là dell'importanza dello scontro politico. Tra le più note, due riguardando i sostenitori di questa iniziativa anti-9 febbraio. Ma se la presenza nel Comitato promotore del clown Dimitri, all'anagrafe Dimitri Jacob Müller di Ascona, mimo, attore teatrale, circense e - appunto - clown ottantenne venerato in Svizzera è anche nota di colore, decisamente più pesante è la figura del finanziatore principe di tutta l'operazione. Si tratta del miliardario Hansjörg Wyss, classe 1935, secondo la classifica di Forbes al 240esimo posto nella lista degli uomini più ricchi del mondo, con un patrimonio stimato in circa 6 miliardi di dollari. Nato a Berna ma oggi di stanza prevalentemente negli Usa, formazione tra il Politecnico federale di Zurigo e Harvard, ha fondato i suoi successi da imprenditore nel campo dell'ingegneria biomedica (una delle sue prime aziende, Synthes, leader mondiale nella produzione di protesi ossee è stata rilevata dal colosso Johonson&Jhonson) ma è impegnato direttamente - e sempre più negli ultimi anni - nella salvaguardia dei paesaggi naturali dell'Ovest degli Stati Uniti tramite la Fondazione creata ad hoc. Per dare un'idea del personaggio, basti pensare che nel 2009 mise a disposizione 125 milioni di dollari a Harvard per creare l'Istituto Wyss d'ingegneria «biologicamente ispirata» a scopi medici.

Attorno a Wyss, ai suoi 2 milioni di franchi messi "cash" sul piatto del comitato, e al clown Dimitri, nel tempo si è coagulato un vasto mondo di politici, intellettuali, associazioni e semplici cittadini che ieri hanno portato all'annuncio delle 100mila firme già raccolte per riportare gli svizzeri al voto. Un primo successo parziale - in attesa dell'esito vero delle urne - che naturalmente ha subito suscitato la reazione durissima dell'Udc, partito promotore del referendum del 9 febbraio 2014, che ha stroncato il "gruppo di giullari, alcuni di professione, altri a tempo perso, che ha dunque deciso di lanciare un'iniziativa per abrogare gli articoli 121 e 121a della Costituzione federale, introdotti il 9 febbraio in seguito a un viziaccio che gli svizzeri si ostinano a voler praticare, decennio dopo decennio: la volontà popolare".

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