Il #ciaone di Fanetti, il "disgusto" di Rovi, le bordate di Braga: il flop referendum incendia il Pd

Il fallimentare esito del referendum sulle trivellazione in mare - qui i numeri - ha scatenato rapidamente l'inferno nel Pd comasco. D'altronde, a livello nazionale, ci aveva già pensato il componente della segreteria dem Ernesto Carbone a dare...

Di Gregorio: "Civati? Ragiona da vecchio. Basta con la politica della sconfitta pedagogica"

fanetti-ciaonestefano-fanetti-1Il fallimentare esito del referendum sulle trivellazione in mare - qui i numeri - ha scatenato rapidamente l'inferno nel Pd comasco. D'altronde, a livello nazionale, ci aveva già pensato il componente della segreteria dem Ernesto Carbone a dare fuoco alle polveri con l'ormai celebre tweet rivolto agli sconfitti e agli organizzatori della consultazione: "Prima dicevano quorum. Poi il 40. Poi il 35. Adesso, per loro, l'importante è partecipare #ciaone". Inutile dire che quel beffardo hashtag ha scatenato una valanga di critiche per il tono irridente ritenuto poco rispettoso. Perplessità che pure non hanno dissuaso il segretario cittadino del Pd, il renzianissimo Stefano Fanetti, dal riproporlo velenosamente anche a Como, anche se stavolta su Facebook: "Era un referendum su Matteo? Viva Matteo! ‪#‎ciaone‬". Un'ironia che però, a giudicare dai commenti, non è stata affatto apprezzata poiché si va da un malinconico "Non ti riconosco più Stefano se penso ai nostri discorsi pieni di ideali, alla gioia e all'indignazione sincera che provavamo entrambi. Non ti riconosco più Stefano. Che tristezza", a un "il tuo post mette tristezza" per concludere con "questo è bullissimo" e altre versioni del disaccordo.

rovi-nov15Ma il #ciaone di Fanetti non è stato il solo momento caldo via social subito dopo la chiusura delle urne. Acidissimo anche un scontro tra due ultras del Pd lariano su posizioni diametralmente opposto: il consigliere comunale Guido Rovi (impegnato per il "Si") e il segretario cittadino dei dem canturini, Filippo di Gregorio, tra gli ultras renziani dell'astensione e del bombardamento contro l'inutilità della consultazione. Rovi ha dapprima proposto questa riflessione post sconfitta: "15 milioni di elettori sono una volta e mezza quelli che hanno votato per il centrosinistra alle politiche del 2013, 10 milioni e 300.000 Chi non rispetta e irride gli elettori rappresenta un problema politico ma soprattutto morale e difficilmente può rappresentare questo paese come dovrebbe essere rappresentato. C'è chi la pensa diversamente, ma proprio perché è saggio o forse solo furbo, ha il buonsenso di stare in silenzio. Perché l'autorità non esiste senza l'autorevolezza". Ma Di Gregorio, tra gli altri commenti, ha tagliato corto: "Una sconfitta è una sconfitta. Dai". Una lama di coltello la risposta di Rovi: "Filippo le tue parole mi fanno venire voglia di lasciare il Pd". Il confronto tra i due prosegue tra botta e risposta che contengono pure un riferimento al tema del #ciaone definito da Rovi "disgustoso".

Da segnalare un altro affondo dai toni più che sarcastici sempre del segretario Pd di Cantù che - citando l'incredibile papera di ieri del portiere del Sassuolo che si è segnato da solo uno dei più clamorosi autogol della storia del calcio - ha messo a punto questo parallelismo: "Il calcio metafora della vita. Il portiere del Sassuolo come i sostenitori della spallata a Renzi con il Sì. Dai, fate i bravi e a letto, e che la notte vi porti consigli".

chiara-braga-30gen16Non tenera nemmeno la deputata Pd Chiara Braga, per tutta la vigilia tra le voci principali schierate dal partito a livello nazionale a favore dell'astensione. In una nota serale la parlamentare lariana è tornata a definire il referendum "irrilevante e strumentale per l’uso che se ne è fatto", quasi "una trappola", affermando che "non era sul petrolio, non era sul futuro energetico, non era sulla tutela dell’ambiente".

"Coloro che hanno fatto proclami su petrolio, salute, difesa del mare - ha aggiunto Braga - nel migliore dai casi non hanno studiato approfonditamente le questioni, nel peggiore hanno cercato di appropriarsi di un tema che non appartiene loro e magari continueranno a provarci, per finalità del tutto diverse (ma su questo spero di sbagliarmi). Coloro che hanno colto anche questa occasione per sfogare con insulti la loro frustrazione, rimarranno uguali a se stessi"

Tra liti e rivendicazioni, spicca comunque il messaggio del renzianissimo dem lomazzese Fabrizio Pastorello, il quale, pur bocciando senza appello il referendum definito "assurdo" e invocando le dimissioni del presidente della Regione Puglia Michele Emiliano, va oltre le pure logiche di schieramento: "Partiamo da un punto fermo, io non sono solo Renziano ma come ha detto un giornalista, sono renzianissimo. Questo non toglie che un politico che invita al l'astensione fa un errore gravissimo e se quel politico si chiama Matteo Renzi l'errore è imperdonabile". Vincere con stile, insomma.

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