Cronaca

Il caso Cesareo, una vicenda grave e insostenibile ben oltre l'onestà di Andrée

EDITORIALE - Ascoltando le valutazioni di autorevoli esponenti della maggioranza politica che governa Palazzo Cernezzi, nell'inguardabile vicenda del sopralluogo "carbonaro" al palazzetto di Muggiò che vede protagonista la consigliera comunale Pd...

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Il punto è centrale, anche perché nel centrosinistra comasco esiste l'inveterata e reiterata tendenza a mischiare i piani delle qualità personali e private di donne e uomini assurti a incarichi pubblici con quelli dei ruoli istituzionali che quelle stesse persone ricoprono nell'interesse della collettività. Una cosa assurda anche soltanto come concetto: se alcuni eletti o comunque esponenti di quegli stessi partiti fossero persone dal carattere orribile o magari persino infondatamente di dubbia fama tra i cittadini, questo basterebbe a giudicarli politici indegni e corrotti? Ovviamente no, ma questa - seguendo il ragionamento inverso appena citato - è esattamente l'altra metà della medaglia della distorsione di partenza: giudicare le qualità (vere o presunte) personali dei politici, o al limite le loro intenzioni, e non i risultati o i comportamenti pubblici e acclarati quando questi traducono in atti le rispettive cariche elettive o di nomina. Un'aberrazione, ma andiamo oltre.

Il punto focale della vicenda palazzetto è piuttosto da trovare - se si vuole essere onesti intellettualmente - nell'evidente e grave cumulo di dati reali rispetto ai quali la bontà, l'onestà, le doti morali dei protagonisti (indiscusse ma al di fuori da qualsiasi criterio di oggettività) non c'entrano nulla. Citare quei fattori può essere funzionale ai singoli o può avere un senso politico teso a non vedere, mascherare, minimizzare gli accadimenti, non ad altro. Perché i fatti dicono quanto segue, nella loro semplicità inoppugnabile: Andrée Cesareo nel suo ruolo di garanzia di presidente della Commissione Urbanistica del Comune ha portato in seno all'organismo la variante al Pgt che aprirà l'area del palazzetto di Muggiò agli investimenti di privati e ne ha sostenuto l'approvazione; la stessa Cesareo ha votato in consiglio comunale l'adozione di quello stesso documento; con l'iter della variante ancora in corso per le osservazioni di cittadini, ordini e associazioni, sempre Andrée Cesareo ha organizzato (lei dice in accordo con l'assessore alle Opere pubbliche Daniela Gerosa ma prove o documenti non ne esistono ndr) un sopralluogo riservato e fuori da ogni protocollo al palazzetto di Muggiò recandosi sul posto assieme al titolare dello studio in cui lavora e che è potenzialmente interessato a drenare investimenti privati sull'area; infine, in qualità di presidente della Commissione Urbanistica, nelle prossime settimane Andrée Cesareo dovrà riportare in quell'organismo la variante al Pgt con le osservazioni, votarla e poi partecipare alla votazione successiva in consiglio comunale per il via libera ultimo e finale al documento che aprirà le porte dell'area di Muggiò agli investimenti privati. Dunque forse anche al titolare dello studio in cui lavora e che con lei ha avuto il privilegio di visitare l'area in questione a metà del cammino della variante.

Una sequenza di fatti che parla da sola. E che, trascendendo le qualità umane o private delle persone che non devono essere oggetto qui di discussione, per una questione di sensibilità istituzionale, di rispetto verso le opposizioni in virtù del ruolo di presidente di Commissione, e in generale in omaggio a un dovere superiore di trasparenza e opportunità politica, avrebbe dovuto consigliare Andrée Cesareo almeno di rimettere il mandato per la presidenza della commissione. Questo non è accaduto, quasi certamente non accadrà, in omaggio alla granitica e acritica difesa del suo partito che ha liquidato come una buccia di banana la questione. Il recinto della casacca come limite invalicabile, al costo di avere una presidente di Commissione urbanistica che probabilmente si dovrà chiamare fuori dalle aule istituzionali quando i temi in questione arriveranno al dunque. Un po' come se Carlo Cracco si chiamasse fuori al momento di cucinare. Qui siamo, più o meno.

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