Giovedì, 23 Settembre 2021
Cronaca

Il bunker di Berlino e la barzelletta del 16 giugno: autodistruzione di un centrosinistra

EDITORIALE - Da qualche giorno gira una barzelletta nemmeno troppo spiritosa nel centrosinistra comasco. Viene ripetuta come un mantra dal sindaco Mario Lucini ma specialmente dalla cosiddetta "ala Banzai" del Pd, ossia quella capitanata dal...

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Tornando alla barzelletta, essa più o meno recita così, in questi giorni in cui lo tsunami sta travolgendo e sommergendo Palazzo Cernezzi: "Per ora aspettiamo - riassumiamo il motto delle varie "ali Banzai" - La situazione è difficilissima ma ogni decisione verrà dopo il 16 giugno". Dunque il 16 giugno come sorta di data fondativa di una possibile "fase 2" della coalizione di centrosinistra a Como. Anzi, di più: il 16 giugno vissuto, sotto sotto, come speranza che una mezz'oretta dopo il faccia a faccia romano previsto quel giorno tra Comune, Regione, Anac e Palazzo Chigi possano d'incanto tornare ruspe e operai sul lungolago e grazie a questo la giunta Lucini - con annessa maggioranza - riesca a coprire, cancellare, sanare le enormi crepe strutturali aperte al suo interno da insuccessi e pm, ripartendo magicamente verso la vittoria nel 2017.

sopralluogo-paratie-7giu15-4Come se non ci fosse un'inchiesta devastante della Procura in corso, come se Anac non avesse già fatto a pezzi gran parte delle proposte tecniche del Comune, come se non contasse nulla che i due dirigenti fondamentali per le paratie sono agli arresti, come se non contasse nulla che a oggi ancora non ci sono i sostituti e come se non contasse nulla che assai probabilmente Palazzo Cernezzi da qui alla fine del cantiere sul lungolago non toccherà comunque più palla. Insomma, se questa attesa messianica del 16 giugno da parte di ampi spezzoni del centrosinistra non fosse una barzelletta, ci sarebbe da piangere.

paratie2E ci sarebbe da piangere non tanto perché, pur escludendo che Sacaim già il 17 giugno paracaduti su Como un novello esercito delle paratie, non sia in assoluto possibile che l'incontro nella residenza del premier possa in qualche modo avviare un processo di sblocco del calvario. Ma quanto, piuttosto, per la speranza fraudolenta che il rimando a questo mitologico 16 giugno possa ancora una volta mascherare, occultare, addirittura negare il naufragio politico del centrosinistra di governo. Certo, da un partito, il Pd, che con un autogol di proporzioni ciclopiche ancora un paio di mesi fa assegnava 8 a sindaco e giunta a dispetto delle già vistosissime crepe di coalizione, e che alle critiche rispondeva che "d'ora in poi bisognerà solo comunicare meglio le cose buone che abbiamo fatto", non ci si poteva forse aspettare un improvviso bagno di realismo e realtà. E' dunque logico - naturalmente in termini paradossali - che ancora vi siano alcuni tra i principali dirigenti dem che, al posto di imbracciare la cassetta del Pronto Soccorso per iniziare a medicare le profonde ferite sanguinanti prima di tutto in se stessi e poi nel resto della coalizione, spostino fantasiosamente avanti di una decina di giorni ancora il momento in cui attendere il "Grande Rilancio". Viene in mente l'Adolf Hitler raccontato magistralmente da Joachim Fest nel libro "La disfatta", quando lo spettro del Führer, nel chiuso del bunker berlinese già assediato dai russi, muoveva inesistenti divisioni del Reich su altrettanti inesistenti fronti persi da mesi, incapace di rassegnarsi al crollo del suo dispotismo.

acsm-tabelloneEcco, è forse da qui - più che da improbabili date mitopoietiche - che dovrebbe ripartire il centrosinistra tutto e il Partito Democratico in particolare. Si dovrebbe avere il coraggio - Angelo Orsenigo? L'ala Braga-Gagliardi? - di strappare il sipario psichedelico che da troppo tempo a forza si tiene a nascondere il metaforico e diroccato Politeama subito dietro; si dovrebbe avere il coraggio di ammettere che non sarà affatto il 16 giugno la data cardine per qualsiasi decisione, ma che cardini veri sono già stati l'aver sostanzialmente perso due consiglieri comunali per strada (Gioacchino Favara e Raffaele Grieco), l'aver perso completamente alla causa della maggioranza una delle personalità migliori espresse da questo povero consiglio in 4 anni (Eva Cariboni), l'aver trattato Paco Sel come il vicino di casa un po' straccione salvo correre ora a pietirne comprensione e fedeltà, l'aver mantenuto in giunta contro ogni evidenza, senza fiatare o prendendo schiaffi quando ci si è provato, assessori palesemente inadeguati al ruolo (facile dire Luigi Cavadini ma non c'è solo lui), l'aver perso sanguinosamente sul campo battaglie cruciali (Acsm Agam, punto cottura), l'aver lasciato irrisolte tutte le principali questioni pur ereditate (Ticosa e paratie, su tutte) infliggendo alla città provvedimenti magari anche giusti negli obiettivi e nell'aspirazione a una Como diversa ma con metodi sovente brutali e percepiti come quasi violenti da molti cittadini (Ztl, via Rubini, piazza Volta).

lucini-paratie-6ott15-1E soprattutto - quante volte lo si è detto? - aver pensato di gestire con il pugno di ferro (spesso incarnato dal tandem Gerosa-Lucini) ogni dissenso, ogni dito alzato, ogni perplessità soffocando tramite il coro avvelenato dei pretoriani ogni potenziale dubbio su un percorso che alla fine si è rivelato in gran parte autodistruttivo e per il resto è in fase di demolizione da inchieste e arresti. Insomma, il lato peggiore della politica ridotta a prova muscolare, peraltro con una assurda inversione dei ruoli: la parte amministrativa (giunta Lucini) che detta la linea politica al Pd e non il contrario, con il clamoroso baco che in quella stessa giunta la politica di fatto è elemento sconosciuto tra personalismi assoluti (Spallino), tecnicismi esasperati (Lucini), ideologismi (Gerosa) ed esterni inseriti senza alcun rafforzamento di strategie o visioni (Frisoni, Marelli).

giunta-como-13lug15Facile fare i moralisti adesso, seduti dietro una tastiera? Sì, certo. E' innegabile. Ma bisognerebbe chiedersi il perché è così facile, senza schiumare rabbia contro fantasiosi nemici a prescindere. E la risposta è facile perché queste stesse cose vengono ripetute uguali a se stesse da mesi, forse da un paio d'anni. Ma niente, il treno lanciato in corsa non si poteva toccare, fermare, rallentare, consigliare. Doveva proseguire la sua corsa contro tutto e contro tutti, in nome di una intangibile ragione assoluta e indiscutibile. Si è arrivati, oggi, ad apprendere che persino i magistrati restano basiti di fronte all'apparente ostinazione della tolda di comando di Palazzo Cernezzi nel voler portare a casa a tutti i costi la terza perizia di variante per le paratie travolgendo ogni ostacolo, rilievi Anac inclusi. Un'operazione schiacciasassi che rende l'idea di una macchina lanciata a tutta velocità verso una meta prefissata e non modificabile, convinta di avere motore e benzina a sufficienza, per di più guidata da piloti senza pari. Quel bolide, in realtà, da tempo sprigiona i suoi cavalli in un vicolo cieco.

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