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Gli indegni reietti, la stazione-stalla, gli occhi bendati di Dio e dei Doppiopetti

EDITORIALE / Dunque Como ha ceduto - con la condiscendenza degli occhi bendati di Dio e dei Doppiopetti - la sovranità su una fetta di città. Non una fetta qualsiasi, bensì l'intera stazione principale del capoluogo, lo scalo di San Giovanni...

EDITORIALE / Dunque Como ha ceduto - con la condiscendenza degli occhi bendati di Dio e dei Doppiopetti - la sovranità su una fetta di città. Non una fetta qualsiasi, bensì l'intera stazione principale del capoluogo, lo scalo di San Giovanni. La porta sulla città turistica, sulla città magnifica e da copertina, sulla città che puntava a diventare capitale italiana della cultura, sulla città che tra un paio di mesi comincerà a popolarsi di accenti di ogni parte del mondo. Eppure è così: la celebratissima Como adagiata sulle sponde di un lago che forse nemmeno merita, di fronte a un problema ha optato per l'amputazione di una parte di sé piuttosto che al pur complicato tentativo di dare una soluzione.

stazione-5dic15-2Nell'anno del Signore 2015 - mentre nemmeno più a Milano si assiste a indegne scene del genere - tutte le più importanti istituzioni cittadine e territoriali hanno deciso di voltarsi dall'altra parte, a guardare crocifissi e presidenti imbellettati, piuttosto che puntare lo sguardo sullo scandalo della stazione. Per carità, è comprensibile: anche il sottoscritto, mentre lancia virulente invettive contro il potere - che è sempre cosa facile e redditizia, si dirà non senza ragione - è comodamente seduto a casa propria, abbracciato da una temperatura perfetta e immerso nel meraviglioso profumo di caffè del mattino. Ed è verissimo che anche chi scrive nel concreto non ha mosso un dito per quell'ammasso informe di carne scura che pulisce con la propria dignità il pavimento di San Giovanni ogni santa notte, tra miasmi, puzza d'alcol e miseria. Tutto innegabile. Con un unico, piccolo distinguo tecnico. Il giornalista per "statuto" e missione ha un compito: scrivere, descrivere, denunciare e raccontare ciò che vede e che conosce. Un vescovo, un prefetto o un sindaco incarnano ruoli e funzioni diverse e hanno senza dubbio una possibilità maggiore di incidere nella realtà rispetto agli scribacchini digitali o cartacei. Ma torniamo a noi. Anzi, a loro.

stazione-5dic15-1Loro sono i reietti del Lario - made in Pakistan, pare- che anche ieri sera, come da mesi a questa parte, tossivano, malaticci e ghiacciati, sotto i soliti cumuli di coperte nell'atrio della stazione. Un lembo di terra pubblica ormai devoluto alla miseria per scelta consapevole di Prefettura, Comune e Curia. Né Dio né presidenti sono riusciti a salvare la dignità degli uomini e dei luoghi. Non si è voluto: evidentemente, meglio prendere un intero pezzo di città e infilarlo sotto le maleodoranti coperte pakistante che turbare la città pettinata con la ricerca di altre soluzioni. Una scelta come altre, per carità. Probabilmente nemmeno la più scandalosa tra quelle prese da chi guida anime e spiriti civici in questi tempi complicati. In fin dei conti, che impatto potranno mai avere sui trucchi e parrucchi della millenaria storia di Como, le vite abbandonate di una cinquantina di uomini - chissà se regolari, chissà se in salute - che dormono sporchi e disperati lontani dal Duomo e dai palazzi del governo? Nessuna.

Resta solo un'ultima considerazione, dunque. Dando per accettato - ma sì, anche voi consiglieri comunali di ogni estrazione che pure ieri avete implorato una soluzione, piantatela, su! - si diceva, dando per accettato che una città che si proclama avanzata e intrisa di illuminato spirito mitteleuropeo possa ancora applicare la categoria di Elio Vittorini "Uomini e no" su alcuni esseri umani; e quindi fatto proprio il concetto che i reietti del Lario possano continuare a sbavare come bestie sul pavimento di San Giovanni ogni sera da qui all'eternità, senza che ci si preoccupi più di dar loro una dignità seppure minima, c'è un problema che ancora non riesce a quadrare. E' quello - Dio ce ne scampi, perché la rabbia sarebbe cieca - della sicurezza personale di chi la notte arriva e sempre più arriverà in quella stazione-stalla con l'andare delle settimane. Insomma, d'accordo convincerci che sia normale un atrio divenuto dormitorio, d'accordo persuaderci che sia normale lasciar dormire per terra a gennaio decine di individui, va bene tutto; ma pregate anche voi - almeno per questo - autorità civili ed ecclesiastiche, che lì dentro non accada mai nulla che metta in pericolo la mia sicurezza, quella dei miei cari o quella di chiunque intenda ancora per "stazione" un luogo dove salire o scendere da treni in sicurezza, senza dover scavalcare simil-cadaveri in una puzza rivoltante. Preghiamo assieme perché non accada mai nulla di brutto lì dentro. Ma nulla nulla. Perché altrimenti le stimmate sotto cui si china il capo per non vedere, quel giorno si apriranno nella carne della città.

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