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Hotel Principe di Savoia

Hotel Principe di Savoia

Ruba caviale e champagne all'hotel Principe di Savoia: nei guai manager comasco

Nella sua casa di Lomazzo cibo e alcol per 20mila euro

A casa di uno di loro i poliziotti hanno trovato alcol e cibo per ventimila euro. Nell'abitazione di un altro, suo collega, trenta bottiglie di vino pregiato, "nascoste" nella cantina personale. Dai loro cellulari, poi, è arrivata la conferma di quello che era ormai evidente. 

Sette persone - tutti italiani tra i trentacinque e i sessantatré anni, dipendenti dell'hotel Principe di Savoia - sono stati denunciati dalla polizia con l'accusa di furto in concorso continuato. I lavoratori infedeli - stando a quanto accertato dagli uomini del commissariato Garibaldi Venezia, diretti da Alessandro Chiesa - avrebbero più volte saccheggiato lo stesso albergo per cui lavoravano. 

Le indagini degli agenti sono cominciate a inizio ottobre, quando la direzione dell'hotel di piazza della Repubblica - uno dei più noti di Milano - ha segnalato alla polizia alcune strane sparizioni. Il 5 ottobre, convinti di andare a colpo sicuro, i poliziotti hanno fermato in strada il direttore del room service dell'hotel, un uomo di 63 anni che da circa trent'anni era in servizio al "Principe". Nel suo zaino, gli agenti hanno trovato una scorta di funghi porcini e pomodori secchi di valore, che l'uomo ha raccontato di aver comprato al supermercato. La perquisizione a casa sua - un appartamento a Lomazzo, nel Comasco - ha però tolto ogni dubbio agli uomini del commissariato, che lì hanno trovato caviale, vino, champagne e argenteria griffata "Principe di Savoia" per un valore di ventimila euro. 

Un'accelerata decisiva al lavoro dei poliziotti è poi arrivata la settimana dopo, quando un ex dipendente dell'hotel è stato fermato a Legnano e trovato in possesso di posate e vassoi in argento dello stesso albergo. A quel punto gli agenti hanno fatto scattare le perquisizioni nelle case di tutti gli accusati: in una delle abitazioni sono state trovate trenta bottiglie di vino pregiato dal valore di diverse migliaia di euro, mentre gli altri appartamenti sono risultati puliti ma non è escluso che i ladri avessero già fatto sparire tutto perché consapevoli di essere nel mirino. 

La banda, hanno accertato gli investigatori, eseguiva anche furti su commissione esterna. I sette, che lavoravano tutti nel settore ristorazione dell'albergo, erano perfettamente a conoscenza degli ordini in arrivo nelle cucine dell'hotel e per organizzare i colpi si accordavano su WhatsApp prima di entrare in azione. Proprio quelle chat hanno aiutato i poliziotti a incastrarli. 

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