Domenica, 24 Ottobre 2021
Cronaca

Tre fermi per l'incidente alla funivia Stresa-Mottarone: in manette il gestore, il direttore del servizio e un dipendente

Nella tragedia ha perso la vita anche una donna di Porlezza. L'ipotesi investigativa è che non si sia trattato di un errore umano

Una tragedia che è costata la vita a 14 persone, tra queste anche una donna di Porlezza. Tre persone sono state fermate stanotte nell'indagine sull'incidente della funivia Stresa-Mottarone: il titolare dell'impresa che gestisce la funivia, difeso dall'avvocato Pasquale Pantano, l'ingegnere direttore del servizio e un altro dipendente. 

Tre fermi per l'incidente alla funivia Stresa-Mottarone

Ieri in serata era circolata la notizia di un indagato: un dipendente delle Ferrovie del Mottarone Srl, la società che gestisce la funivia. L'uomo è assistito dall'avvocato Annamaria Possetti. Prima di lei in caserma dai carabinieri, dove l'indagato è stato interrogato insieme ad altri dipendenti della società, si era presentato l'avvocato Cania Di Milio, ex sindaco di Stresa. Il legale ha però dovuto rifiutare l'incarico perché il Comune potrebbe essere parte in causa. Stamattina l'ipotesi di indagine che spiega l'incidente alla funivia Stresa-Mottarone si fa più corposa. Pare ormai appurato infatti che almeno un forchettone, ovvero lo strumento che blocca il sistema frenante in caso di necessità (tra cui la manutenzione) fosse piazzato su uno dei due freni d'emergenza, che per questo non è scattato. 

Ma l'ipotesi investigativa è che non si sia trattato di un errore umano: il forchettone è rimasto inserito per ovviare a un'anomalia ai freni che faceva rischiare il blocco alla funivia. Le accuse nei confronti dei tre indagati sono omicidio colposo plurimo, disastro colposo e rimozione degli strumenti atti a prevenire gli infortuni aggravato dal disastro e lesioni gravissime. Il procuratore della Repubblica di Verbania, Olimpia Bossi, al termine degli interrogatori, ha spiegato che le tre persone fermate nella notte per l'incidente alla funivia del Mottarone, tra cui il gestore dell'impianto, hanno commesso "un gesto materialmente consapevole". 

La manutenzione dell'impianto, ossia "i controlli giornalieri e settimanali previsti dal regolamento e dal manuale d'uso" dell'impianto spetta alle Ferrovie del Mottarone, società di proprietà di Nerini e i tecnici che lavorano per garantire la sicurezza sono i primi a finire nel mirino degli inquirenti dopo l'incidente. I fermi cozzano, però, con l'intenzione del procuratore di procedere con cautela nelle iscrizioni degli indagati e che potrebbe essere legata a una responsabilità che andrebbe oltre l'errore umano.

In manette il gestore, l'ingegnere direttore del servizio e un dipendente

Il procuratore di Verbania, Olimpia Bossi, e la pm Laura Carrera, che coordinano le indagini dei Carabinieri, hanno spiegato che nelle prossime ore chiederanno la convalida del fermo e la misura cautelare. La ricostruzione della dinamica dell'incidente parte dalla certezza della rottura del cavo traente, ovvero di quella fune che consente la discesa e la risalita delle cabinovie. È altrettanto certo che non è scattato il dispositivo salvavita chiamato freno d'emergenza. Di solito le pinze del freno d'emergenza nelle funivie vengono bloccate aperte con dei cunei che ne impediscono la chiusura quando gli impianti vengono chiusi. Alla riapertura i cunei - chiamati in gergo tecnico "forchettoni" - vengono rimossi e si verifica che tutto funzioni. E invece almeno uno dei due forchettoni era ancora ancorato sul freno d'emergenza e questo ne avrebbe impedito il corretto funzionamento. 

Il video registrato dal sistema di videosorveglianza, e sequestrato dai carabinieri, mostra la fune che si spezza, a pochi metri dall’arrivo, e lo scivolamento della cabina all’indietro, a velocità sostenuta, per circa ottocento metri, fino al penultimo pilone, dove poi cade rovinosamente a terra da un’altezza di circa venti metri. E qui doveva entrare in azione il freno d'emergenza. Ma questo non è accaduto per la presenza del forchettone.

Il forchettone si usa quando le cabine sono vuote per effettuare il giro di prova senza vetturino. Così il gestore evita perdite di tempo nel caso in cui scatti il freno bloccando la cabina in mezzo al percorso. Altrimenti un operatore deve andare sul posto per disattivarlo. Questo può accadere per esempio quando salta la corrente o si verifica un guasto del sistema idraulico. Con il forchettone la vettura scende ugualmente. Altrimenti bisogna sbloccarlo. Un'anomalia dei freni, si spiega in queste ore, faceva rischiare proprio il blocco della funivia: per questo, ovvero "per metterci una pezza" in attesa di un intervento tecnico, è stato lasciato il forchettone. Poi la rottura del cavo traente ha causato la tragedia. 

Il mistero del "forchettone": un errore umano dietro l'incidente alla funivia Stresa-Mottarone?

"Un comportamento sconcertante"

Un comportamento ''consapevole e sconcertante'' perché i tre fermati avrebbero avuto consapevolezza del malfunzionamento dell'impianto frenante e per ''evitare continui disservizi e blocchi'' hanno preferito per settimane continuare a mettere a rischio i passeggeri, coscienti che l'''anomalia necessitava di un intervento più radicale, di un blocco più consistente'' dell'impianto. Dopo l'annuncio dei tre fermi il procuratore di Verbania Olimpia Bossi, che indaga suo disastro del Mottarone, spiega che per ovviare allo stop che avrebbe comportato la perdita di soldi i tre avrebbero deciso di ''manomettere il sistema di sicurezza'', cioè di apporre il forchettone per ovviare al problema al sistema frenante. Forchettone che, una volta che si è tranciato il cavo trainante della funivia, ha impedito alla cabinovia di restare sospesa e l'ha lasciata precipitare nel vuoto per circa 20 metri.

Funivia Stresa-Mottarone: "Hanno manomesso il freno d'emergenza per evitare un blocco, un comportamento sconcertante"

Funivia Stresa-Mottarone: perché la fune traente si è spezzata

Nel sistema di trasporto a fune sono previsti tre tipi di cavi: quello traente, quello portante e quelli di soccorso. Il cavo portante è fisso, realizzato interamente in trefoli di acciaio, ancorato nelle due stazioni di monte e di valle. Anche l'anello portante è realizzato in trefoli di acciaio e si muove in senso orario e antiorario mentre il carrello è la struttura che tiene la cabina ancorata al cavo ed è agganciata al cavo portante:  

  • la fune traente è un cavo a trefoli che ha la funzione di produrre il movimento delle cabine di una funivia; era stata sottoposta a controlli lo scorso novembre: non erano state segnalate criticità; ha una forma ad anello e si muove alternativamente in senso orario o antiorario; il suo diametro varia dai 2 ai 5 centimetri; 
  • la fune portante è un cavo che rimane fisso e fermo e serve a sostenere e rendere stabile la cabinovia quando viene mossa dalla fune traente; è di solito grande il doppio della fune traente e arriva ad otto centimetri; le sue estremità sono ancorate alle due stazioni; 

Le funi, sia portanti sia traenti, vengono sottoposte a un controllo magnetico induttivo per la loro estensione e se il cavo presenta un difetto al suo interno, ad esempio dovuto alla rottura di un filo, il campo mostra una riduzione. Un tecnico è quindi in grado di capire la situazione della fune anche se non vede fili rotti. Secondo gli esperti la fune traente e quella portante sono in grado di reggere pesi complessivi pari al triplo o al quadruplo della cabinovia al massimo della sua capienza. Ma in ogni caso la cabina viaggiava semivuota per le norme anti-Covid e quindi è da escludere una problematica come questa. 

Ciò nonostante, ha spiegato nei giorni scorsi il Corriere della Sera, la fune traente si può rompere per un difetto di resistenza. Gianpaolo Rosati, docente di Tecnica delle costruzioni al Politecnico di Milano, sostiene che il difetto di resistenza si verifica quando all’interno del cavo c’è un processo di corrosione o può essere causato da morsetti di ancoraggio al carrello della cabina. Può succedere che la fune si rompa per eccesso di sforzo o sollecitazione. Oppure, e questa è la seconda ipotesi, l’argano potrebbe aver sottoposto la fune a uno sforzo superiore alle sue capacità. "Per esempio: se si blocca la ruota a valle, quella a monte continua a tirare la fune traente ed è come quando in laboratorio facciamo le prove di trazione per capire quale sia il punto di rottura. Ripeto, sono ipotesi di scuola", conclude Rosati. 
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