Martedì, 15 Giugno 2021
Cronaca

Maxi frode fiscale per 300 milioni di euro, indagine partita da Como: 17 persone arrestate

Maxi operazione della Guardia di Finanza in tutta Italia d'intesa con la Procura lariana

La conferenza stampa di lunedì 18 settembre 2017 in tribunale a Como

E' iniziata all'alba di lunedì 18 settembre 2017 una vasta operazione di polizia giudiziaria in tutta Italia nei confronti di un’articolata organizzazione criminale dedita alla commissione di numerosi reati fiscali tramite l’emissione di fatture per operazioni inesistenti, nell’ambito della commercializzazione di prodotti informatici di origine comunitaria.

L’operazione, denominata "Rekord" e diretta dalla Procura della Repubblica di Como, vede impegnati circa 100 Finanzieri in diverse regioni per l’esecuzione di 17 ordinanze di custodia cautelare (di cui 8 in carcere), di sequestri, finalizzati alla confisca anche per equivalente, per 85 milioni di euro e di 25 perquisizioni locali.

Una maxifrode fiscale del valore complessivo di 300 milioni di euro di imponibile, 60 milioni di Iva evasa e 25 milioni di imposte sui redditi sottratte al fisco. I dettagli sono stati illustrati durante una conferenza stampa svoltasi in tribunale a Como, presieduta dal Procuratore della Repubblica di Como Nicola Piacente, il comandante della Guardia di Finanza Alberto Catalano, i vertici del nucleo di polizia tributaria e dell'agenzia delle Dogane di Como.

Un'indagine lunga e complessa, "partita, come ha spiegato Marzia Mariotti, direttore dell'Agenzia delle Dogane di Como, nel novembre 2015 da un banale controllo alla dogana di Ponte Chiasso per l'esportazione di materiale informatico (pen drive e lampadine) verso la Svizzera: ciò che ha insospettito i funzionari è stato il valore molto elevato del materiale, molto superiore rispetto a quello di altri marchi ben più noti". 

A ciò si sono aggiunti altri elementi, tra cui "la presenza di materiale di telefonia per prodotti non più in commercio ma con alto valore all'esportazione - ha continuato Mariotti-, oltre al fatto che la merce dall'Italia entrava in Svizzera, poi rientrava nel nostro Paese per poi andare nuovamente verso altri Paesi della comunità europea. Insomma, un giro davvero anomalo che ha messo in allarme i funzionari"

Da lì sono scattate le indagini che hanno riguardato un sodalizio criminoso, come si legge nel comunicato della Procura, di natura transnazionale, operante non solo in Italia ma anche in altri paesi quali Svizzera, Spagna, Austria, Slovacchia e Malta.
Un sodalizio che si sarebbe reso responsabile, secondo le accuse, di più reati fiscali, tra cui emissione di fatture per operazioni inesistenti, dichiarazione fraudolenta, omessa dichiarazione, dichiarazione infedele al fine di evadere le imposte e altri reati tributari nell'ambito della commercializzazione di materiale elettrico e prodotti per l'elettronica.


Il sistema di frode è stato realizzato mediante la costituzione, in varie zone d’Italia, di società “cartiere”  che avrebbero emesso fatture inesistenti e prive di ogni struttura logistica.

Società poi utilizzate per organizzare frodi secondo tre diverse tipologie, riconducibili in parte alle cosiddette frodi carosello, quelle in cui è difficile capire chi tira i fili delle varie comparse che si muovono in primo piano.

Oltre alle società "cartiere", infatti, secondo la ricostruzione della Guardia di Finanza, esistevano anche società "filtro" e società "broker", le rivenditrici finali, operanti nel mercato della grande distribuzione. 
"La stessa merce veniva poi reintrodotta nel circuito fraudolento tramite cartiere estere, ha spiegato Riccardo Scuderi, comandante del nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza. Alcune merci circolavano anche cinque volte in maniera molto veloce".

Secondo la Finanza, a capo delle "cartiere" venivano messi dei prestanome: "Abbiamo rilevato una grande disinvoltura nell'uso dei prestanome e una spregiudicatezza nello scegliere le cosiddette "teste di legno" - ha spiegato Samuel Bolis, comandante del gruppo tutela economia del nucleo di polizia tributaria della Finanza - Allo stesso modo alle società "broker" abbiamo contestato il fatto di non sapere chi fossero i loro fornitori o clienti anche a fronte di dati macroscopici: una delle aziende, ad esempio, aveva come sede Gotham city", ha concluso Bolis.

"L'operazione - come spiega in questo video il comandante provinciale della Guardia di Finanza Alberto Catalano- tutela gli interessi dell'erario, ma anche il mercato e la concorrenza. Lo scopo è proteggere da operatori scorretti che danneggiano chi invece lavora onestamente".

Secondo l'indagine, l'organizzazione (transnazionale e di tipo piramidale) sarebbe composta da 35 persone: 4 membri del direttorio, 13 amministratori di società "filtro" o "broker", 5 soggetti intestatari di società estere che alimentano la frode, 13 soggetti "teste di legno".

L'operazione, che visto l'impiego di oltre 100 militari, ha quindi portato alla denuncia a piede libero di 35 persone, 17 soggetti hanno ricevuto un'ordinanza di custodia cautelare (di cui 8 in carcere e gli altri ai domiciliari).

Sono stati disposti sequestri preventivi per circa 85 milioni di euro. Una maxifrode fiscale del valore complessivo di 300 milioni di euro di imponibile, 60 milioni di Iva evasa e 25 milioni di imposte sui redditi sottratte al fisco.

Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Maxi frode fiscale per 300 milioni di euro, indagine partita da Como: 17 persone arrestate

QuiComo è in caricamento