Cronaca

Favara: "Io, in mezzo a renziani invasati e adulatori. Il premier si sarebbe vergognato"

"Credo che anche Renzi avrebbe provato vergogna, sabato scorso, in mezzo a quegli invasati. Alla fine mancava soltanto la canzoncina "meno male che Renzi c'è" e sarebbe stato tutto perfetto". Lui, il consigliere comunale del Pd di Como, Gioacchino...

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"Credo che anche Renzi avrebbe provato vergogna, sabato scorso, in mezzo a quegli invasati. Alla fine mancava soltanto la canzoncina "meno male che Renzi c'è" e sarebbe stato tutto perfetto". Lui, il consigliere comunale del Pd di Como, Gioacchino Favara, c'era al convegno di partito "Lombardi, protagonisti del cambiamento", evento concepito, vissuto e concluso a Milano e nato esplicitamente come una riunione dell'ala dei renziani più "duri e puri" in regione, i custodi dell'ortodossia del premier e segretario del partito. Sul palco - oltre alla parlamentare comasca Chiara Braga - molti nomi illustri, su tutti il numero 2 del Pd a livello nazionale Lorenzo Guerini e il ministro Maria Elena Boschi.

La variabile imprevista, però, è la stroncatura assoluta, apodittica forse persino apocalittica che ieri ha riservato a quella giornata l'esponente dem lariano (una lunga storia politica socialista e sindacalista nella Uil). Anche perché non va dimenticato che proprio Favara fu tra i principali organizzatori della prima Lariopolda comasca, il 29 novembre 2014 a Villa Olmo, altro evento partorito da una delle due ali del renzismo ortodosso comasco che fa capo al sindaco di Albese con Cassano, Alberto Gaffuri (l'altra potrebbe coagularsi attorno al segretario cittadino del Pd, Stefano Fanetti).

"Ma sabato scorso - premette subito Favara - sono andato al convegno soprattutto per curiosare, per capire quali linee politiche venissero elaborate dai renziani ma prima di tutto dal Pd e quale visione sarebbe emersa per la Lombardia. Mi aspettavano di sentir parlare di azioni contro la crisi, contro la disoccupazione, a sostegno degli ammortizzatori sociali o almeno di un nuovo modello di rappresentanza. Attendevo almeno qualche valutazione sul caso Pisapia che riguarda Milano. Niente, in tutta la mattina non ho sentito una sola parola di politica. Ma non una letteralmente".

convegno-pd-milano-29mar15E qui inizia il diluvio.

"In realtà già dopo pochi minuti ho capito che mi trovavo in un'arena di fanatici, di invasati, di ultras e adulatori senza ritegno del premier - racconta Favara - In quella sala si era radunata una componente di partito che voleva soltanto professare un culto cieco del capo, Matteo Renzi. Uno in fila all'altro, 30 interventi a chi gridava più forte che era il più renziano di tutti. Ho sentito con le mie orecchie Patrizia Toia, con tutti i suoi mandati al Parlamento europeo sulle spalle e con una storia che nasce nella Dc di Zaccagnini, Marcora, Andreatta, Moro dire che finalmente oggi sente che di avere una dignità in Europa. Roba da vergognarsi". A un certo punto, il consigliere comunale ha anche protestato, ma è stato (ovviamente) messo a tacere dal tavolo dei relatori.

"Inevitabile - dice Favara - Il dissenso, ogni forma di pensiero non era concepita in quella sede. Alla fine mancava soltanto una canzoncina tipo quella per Berlusconi, "meno male che Renzi c'è", e mi sarebbe sembrato di essere in una convention della prima Forza Italia. Oppure, tornando indietro con la memoria, al Psi di Craxi. Lo schema è sempre quello: tanti "Craxini" e tanti "Berluschini" senza qualità prima, tanti "Renzini" oggi".

Addio al Pd, dunque? "No, io Renzi lo rispetto: è il premier e soprattutto è il segretario del mio partito. Ma quello che sta crescendo attorno a lui, anzi sul suo carro che si affolla ogni giorno di disperati in cerca di fama e potere, mi fa paura. Diciamo che se partivo da posizioni più a sinistra, oggi ho fatto ancora un passo più in la".

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