Cronaca

Favara il puparo, profezia permanente. Domanda al Pd: è lui che va cacciato?

Qualcuno, ora, dopo l'annuncio di Mario Lucini di non correre per il bis, in maggioranza dovrà fare i conti con lo spettro di Gioacchino Favara detto il reprobo. E se veramente il Partito Democratico volesse spingere a fondo la richiesta di...

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Una sequenza di avvisi semplicemente spaventosa letta oggi, poiché sorta di profezia permanente inverata dai fatti. Come possano oggi i vertici del Partito Democratico sacrificare una tale capacità di lettura della realtà a fronte di un atto pur inaudito come la firma sulla mozione di sfiducia al sindaco (peraltro: anch'essa avverata indirettamente da Lucini ieri) è qualcosa che, a chi la politica la vuole leggere nella vita reale e non nei dogmatismi preconfezionati o nelle pieghe dei regolamenti interni, suscita sgomento. Sarebbe come rinunciare ancora una volta alla possibilità di cambiare una rotta drammaticamente e pervicacemente sbagliata per mesi, decidendo anzi di imboccarla ancora sacrificando l'intelligenza critica seppur scomoda sull'altare di presunte tavole sacre - e di chi su quelle ha condotto giunta, maggioranza e Pd stesso al buco nero di oggi.

Di più: la cacciata di Favara - il quale ovviamente non è valore in sé, in quanto Favara, ma in qualità strumento di comprensione degli eventi - senza che a questa coincida come minimo un contestuale azzeramento delle figure di responsabilità che fino a oggi hanno tacciato di eresia il consigliere stringendosi a coorte attorno a cerchi magici o venerabili triadi esecutive sarebbe un nonsense assoluto. Spazzare via lui dal partito per ripartire d'incanto dallo stesso capogruppo in consiglio comunale o dalla stessa segreteria cittadina - ossia da coloro che fino a ieri spiegavano a una città intera che il Lucini bis era l'unica chiave di lettura possibile per il futuro e che la giunta era da 8 in pagella - da un punto di vista politico (ma veramente qualcuno non lo comprende?) rasenterebbe la follia.

spallino-comune-22dic14Insomma, dietro la insignificante figura in sé di un semplice consigliere comunale si nasconde - per chi la vuole vedere, naturalmente - la lettura perfetta della crisi che sta sconvolgendo Palazzo Cernezzi da ben prima che lo tsunami dell'inchiesta desse il colpo finale. Da lì, il Pd che stasera si riunirà proprio per parlare del caso Como, deve necessariamente partire per un'analisi che sia seria, magari dolorosa, ma agganciata a una realtà che, purtroppo per qualche assessore comunale, non si può mascherare con un paio di serate musicali al Tempio Voltiano. Di Favara in sé, fondamentalmente, può anche non fregare nulla a nessuno. Il vero tema è ciò che rappresenta e ha rappresentato il consigliere, la cui origine siciliana associata all'abilità, anche sulfurea, di muovere i fili dietro le quinte gli è valsa non casualmente il soprannome di "puparo". Senza questo passaggio, stasera il Pd potrà anche parlare di primarie, regolamenti, garanti e correnti. Ma il partito si assumerà la responsabilità di ergersi persino sopra il celebre motto di Rossella in Via col vento: non sarà un altro giorno, domani, ma uno dei tanti uguali a ieri. I cui risultati sono lì da vedere.

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