Cronaca

Sul caos di brand e loghi arriva la scomunica di SistemaComo2015

Serviranno mesi o forse anni per capirlo davvero. Ma di sicuro, almeno fino a oggi, l'idea del Comune di Como di pagare un proprio logo/brand della città - l'oramai "celebre" Como-Lakexperience - si sta rivelando il più clamoroso autogol di...

Como ed Expo: Taborelli, Briccola e Camesasca scacciano la paranoia da mandolino

Serviranno mesi o forse anni per capirlo davvero. Ma di sicuro, almeno fino a oggi, l'idea del Comune di Como di pagare un proprio logo/brand della città - l'oramai "celebre" Como-Lakexperience - si sta rivelando il più clamoroso autogol di comunicazione dei tempi recenti. Non bastavano le critiche diffuse al progetto in sé, non bastavano le polemiche politiche sulla confusione di loghi, marchi e brand, non bastava l'esordio con l'affissione al contrario sui cartelloni della città e non bastava lo scetticismo aperto del mondo turistico-alberghiero sull'efficacia del progetto. Ora, tramite un editoriale firmato da Gerardo Monizza, anche SistemaComo2015, l'organismo nato in seno alla Camera di Commercio e presieduto da Attilio Briccola (a destra nella foto) che fa da pivot territoriale per tutto ciò che concerne Expo (a partire dalla presenza nel Padiglione Italia), stronca l'azione di Palazzo Cernezzi e di tutto il selvaggio fiorire di marchi e marchietti. Certo, nello specifico "Como-Lakexperience" non viene mai citato direttamente (ma nell'unica foto a corredo del pezzo è ben visibile, ndr), ma ci assumiamo senza alcuna remora la responsabilità di calzare molte delle righe apparse sul SistemaComo2015-Journal su quel logo (e certamente, in genere, sulla esperienze simili spuntate come funghi qua e là sul Lario).

brand-verso-giusto-paoliL'editoriale si intitola "Territorio in vetrina: si confondono marchi e brand di Lario e Brianza" e l'incipit è già chiarissimo: "Compatti una guerra si vince, magari; se si va sparpagliati sarà difficile vedere la vittoria. Tuttavia gli eserciti si compongono di corpi ovvero forze differenti nei colori, nelle esperienze e nelle capacità, nonché nelle armi. Ma la strategia è unica. Così è la vita; così la guerra. Così il turismo". Insomma, il senso dell'articolo è già tutto qui.

Ma dopo una lunga spiegazione sul senso tecnico della parola "brand", cosa molto diversa da un singolo logo o dalle azioni di marketing specifiche, l'articolo fissa alcuni punti: "Se parlassimo come mangiamo - si legge - diremmo che il progetto di qualificazione e di porzione del territorio può essere sostenuto da diverse azioni (strategie di mercato, appunto) e armi (stile, qualità, offerta), immagine (ovvero loghi) incanalate verso un unico obbiettivo: condurre le masse o le élite dentro le bellezze lariane e briantee. Ma qui sul Lario non funziona così. Bisogna guerreggiare e come sempre i pretesti sono pretestuosi: la confusione tra brand e loghi serve solamente a inacidire gli animi e a far polemiche abbastanza inutili che non portano certo a migliorare la qualità dei rapporti tra le diverse parti locali". Parole chiare e nemmeno troppo tenere, rivolte - oltre che al capoluogo - al fiorire generale di bozze, marchi, disegni, slogan ecc spesso scollegate tra loro. "Tutte (le iniziative, ndr) concorrono (o dovrebbero) a far conoscere il territorio della provincia di Como sia in Italia che all'estero - prosegue l'editoria - Tutte possono utilizzare strumenti differenti (come immagini, depliant, loghi ecc) senza dover ricorrere ad un unico messaggio e - peggio - ad un solo modello. È ovvio: diversificare l'offerta è un sistema per colpire (o raggiungere) sensibilità, necessità e persone non simili. Il Lario è uno specchio d'acqua circondato da montagne che si offre sempre differente e può soddisfare l'élite pretenziosa, la media borghesia, l'alta finanza, la piccola famiglia, l'amante delle camminate, della bici, della moto, della vela e del nuoto. Anche del nulla. Così pure la Brianza".

"Ben vengano dunque i loghi differenti - è la conclusione - Mostrano solo un pezzo delle bellezze; una faccia dell'insieme complesso. Certo, sotto la bella grafica, il colore moderno, il segno accattivante, gli slogan efficaci e la riconoscibilità mondiale ci deve essere un'idea forte. Ma per fortuna - per quanto brutto possa essere un logo (e ne abbiamo visti, purtroppo) - l'idea forte non sta in quel segno grafico portato all'essenzialità magari misteriosa; l'idea sta nell'esperienza del territorio nel suo insieme che è complessa, ricca di significati, emozionante. È una proposta forte che ha radici nella storia (di questa nostra microparte di mondo) e nella sua contemporaneità riconoscibili per bellezza, efficienza, efficacia insomma - diciamolo - nel brand".

Cliccando qui, l'articolo integrale apparto sul SistemaComo2015-Journal

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