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E se fosse il "monumento" più curato di Como?

Il dubbio è salito passando da lì stamane, vedendo i giardinieri in azione, l'erbetta verde tagliata all'inglese, i cespugli vaporosi e rigogliosi. Certo, sopra a tutto questo c'era "lui", più volte contestato alla morte e sempre circondato...

Il dubbio è salito passando da lì stamane, vedendo i giardinieri in azione, l'erbetta verde tagliata all'inglese, i cespugli vaporosi e rigogliosi. Certo, sopra a tutto questo c'era "lui", più volte contestato alla morte e sempre circondato dai cartelli tanto graziosi quanto smaccatamente (e logicamente) pubblicitari, mentre intorno scorre sempre un poco bucolico nastro trasportatore di lamiere in viaggio. Però, "lui" - apparentemente sereno, persino pacioso nel suo scheletrico corpo tubolare, accogliente in senso tecnico - sembrava lieto e noncurante delle antiche battaglie, con le radici ben salde su quel garden brianzolo fiorito di guard rail. Onestamente, faceva pure la sua figura: alto, slanciato, nemmeno troppo invadente, non bello magari - quello forse no - però sicuro di sé, orgoglioso del suo posto al sole ormai conquistato all'imbocco di Lariowood.

Eppure, negli anni scorsi, gliene hanno/abbiamo dette di ogni colore: orribile, vergognoso, offesa per la storia della città, suolo patrio venduto al dio commercio con la di minuscola. Non manca tuttora chi, inferocito, ne invoca la rimozione. Subito. A colpi di ruspe. Magari per mettere una mega cravatta di seta o un bottiglione d'acqua santa del Lario. Poi la buriana passa, come tutto. E lui resta lì, vittorioso. Spumeggiante.

Ha visto tanti cadaveri girargli attorno, in almeno 2 lustri. E - elegante - non risulta li abbia nemmeno irrisi. Tanto la partita è vinta. Il tondello verde fuori dalla A9 è preso.

Preso bene, direbbe un giovane. E non avrebbe tutti i torti: rispetto ad altri monumenti - ok, questo non è un monumento: ma non lo starà diventando, somigliando sempre più al suo popolo? - non ha visto calcinacci crollare dal soffitto, non ha visto curve di tubi innocenti sfigurarne l'ovale, non ha visto sfere e cerchi anneriti senza pietà, non ha visto la sommità ricoperta di parabole e antenne di ogni genere, non ha visto erbacce e arbusti rinsecchiti soffocarne l'istinto "creativo", non ha visto i vandali accanirsi sulla memoria del Carso senza difesa alcuna. Insomma, per quanto breve - una decina d'anni, su per giù - "lui" nella sua adolescenza birrafondaia, non ha vissuto né conosciuto il degrado, l'incuria, la trascuratezza di molti altri monumenti.

Chissà se il neonato elettrico laggiù, in mezzo al lago, vivrà bene così. E chissà se varrà una scomunica, oggi, pensare - con un pizzico di provocazione, nel breve volgere di una rotonda periferica - che il "monumento" meglio tenuto di Como sia un alambicco per la birra, cento-per-cento-privato. Già, chissà.

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