Mercoledì, 22 Settembre 2021
Cronaca

E' morto Vincenzo Sapere, addio all'ultimo vero leone della politica comasca

Era un leone. E tutti - tantissimi a Como, migliaia di persone - lo ricorderanno per sempre così. Si è spento nel letto di casa sua questa mattina, ma non conteranno queste ultime settimane di sofferenza, che hanno segnato soltanto per poco quel...

Proposte e dichiarazione di lealtà: il "re della foresta" Sapere dà una lezione di politica

Era un leone. E tutti - tantissimi a Como, migliaia di persone - lo ricorderanno per sempre così. Si è spento nel letto di casa sua questa mattina, ma non conteranno queste ultime settimane di sofferenza, che hanno segnato soltanto per poco quel volto capace di accendere gli occhi come due falò, all'improvviso, nelle vampate di passione politica e civile che erano il suo combustibile naturale. Nella mente e nel cuore di tutti coloro che lo hanno conosciuto in questi lunghi anni sulla scena, resterà "il leone", "il pugile", il "socialista". Un omone buono e stimato, soprattutto.

Perché Vincenzo Sapere, tarantino nelle radici ma con il lago che da decenni gli era esondato pacificamente in anima e cuore, è stato veramente un gigante che ha attraversato troppo velocemente il Confine, vinto dall'unica cosa che poteva metterlo ko: il Male.

Socialista. Socialista sempre, da sempre. Fu assessore nella giunta Pigni, un mondo fa (1992-1993). E' poi passato - integro, pulito come il suo sguardo - attraverso ribaltoni epocali, sigle, acronimi, alleanze, elezioni. Senza cambiare di una virgola. Socialista sempre, da sempre. Anche in questi ultimi 3 anni, approdato in consiglio per le ultime battaglie sotto le insegne di Paco-Sel. Movimento - ma quasi famiglia, per i rapporti umani che vi erano sbocciati lungo il percorso comune - che oggi perde un uomo, non un politico.

Lo hanno accudito le figlie, nella sua casa di Prestino. E loro hanno aperto le porte a quel fiume silenzioso e cheto di persone che incessantemente hanno voluto vederlo ancora un attimo, scambiare le ultime parole con il leone, soltanto mansueto. Ancora negli ultimi giorni, spronava i compagni di avventura a lottare per una Como migliore, a unire le forze per rendere la città migliore.

Esattamente come egli stesso ha fatto per decenni nella sala consiliare di Palazzo Cernezzi. Anni di opposizione, fino al 2012. Anni di battaglie verbali incendiarie, quando si alzava, possente, e accendeva quella voce rotonda, forte, che zittiva l'aula tra qualche accento pugliese e qualche espressione comasca. Che privilegio aver assistito negli anni scorsi a certi scambi da ring con l'ex sindaco Stefano Bruni, con l'assesore Fulvio Caradonna, con il leghista Diego Peverelli. Metteva i guantoni, Vincenzo, quando doveva affrontare certi avversari. Tornava quel ragazzo agile e pugnace che sui ring c'è stato davvero in gioventù. Colpi duri, forti, reciproci. Mai - mai - sotto la cintola. Politica, passione, correttezza. E a fine match mani tese, sempre, all'avversario. Mai sentito nessuno, in oltre 15 anni di frequentazione di quella sala, che lo abbia offeso o infangato. Non una sola volta. Vincenzo era rispettato da tutti.

Proprio come nelle piazze, nei mercati, nei bar e nei circoli dei suoi quartieri. Le arene naturali del suo popolo, quello che nelle urne non lo ha mai tradito e che nei momenti terribili - perdere una moglie, una figlia - lo ha fatto rialzare con l'affetto che fa accettare anche un destino accanito e disonesto. Lui, d'altronde, il suo popolo non lo ha mai tradito.

Aveva 77 anni Sapere. Ne ricorderò, nello stanzino attiguo alla sala consiliare, lo sguardo malandrino e divertito quando riusciva - non di rado - a mettere in scacco lo sfidante di turno con un discorso dei suoi. C'era una vita in quegli occhi soddisfatti e fiammeggianti. Non si spengono oggi.

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