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"Divieto di sosta ai nomadi": il cartello nella bufera in Veneto appare anche qui

Colpevolmente, come dimostra la foto, arriviamo dopo. Ma la cronaca nazionale ha riportato alla ribalta una curiosità - che altrove è diventata un caso di giustizia - che interessa anche l'estremo lembo di territorio al confine tra Como e...

Colpevolmente, come dimostra la foto, arriviamo dopo. Ma la cronaca nazionale ha riportato alla ribalta una curiosità - che altrove è diventata un caso di giustizia - che interessa anche l'estremo lembo di territorio al confine tra Como e Grandate, a pochi passi dalla stazione delle Nord. L'episodio generale riguarda il comune vicentino di Albettone, dove esattamente 11 giorni fa, il sindaco Joe Formaggio (nome vero, ndr) ha fatto il giro di radio e tv per una iniziativa molto contestata (ma anche apprezzata dai suoi fans): posare sul territorio comunale alcuni cartelli con il "divieto di sosta ai nomadi". Conosciuto come "il sindaco col fucile", Formaggio aveva spiegato in un'intervista a "La Zanzara", programma di Radio24, che il suo obiettivo era "Albettone libera dai rom come per i comuni denuclearizzati, non li vogliamo". Le sue parole e i cartelli hanno acceso dibattiti ovunque, finché non è intervenuta la Procura di Vicenza che, attraverso l'intervento dei carabinieri, ha fatto rimuovere ovunque la segnaletica anti-rom perché ritenuti foriera di discriminazione razziale e istigazione al razzismo.

Ebbene, la coincidenza vuole che esattamente mentre il caso vicentino ancora si trascina, pure a Como sia stato "riscoperto" dopo molto tempo dalla sua infissione un cartello esattamente identico: "Divieto di sosta ai nomadi". Una segnaletica vecchia, penzolante e un po' sbiadita ma che un lettore - proprio sulla scorta dei fatti di cronaca nazionale - ci ha segnalato. Il cartello anti-nomadi (senza riferimento ai rom, ovviamente, potrebbe essere riferito anche a camperisti e simili ndr) è poco prima del cartello di Grandate, teoricamente in Comune di Como sebbene all'imbocco di un'area utilizzata dalla Pro Loco grandatese. Chissà se sfidando metaforicamente il caso vicentino, quel cartello resterà lì ancora.

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