menu camera rotate-device rotate-mobile facebook telegram twitter whatsapp apple googleplay
Di Gregorio: "Civati? Ragiona da vecchio. Basta con la politica della sconfitta pedagogica"

Di Gregorio: "Civati? Ragiona da vecchio. Basta con la politica della sconfitta pedagogica"

Di Gregorio: "Civati? Ragiona da vecchio. Basta con la politica della sconfitta pedagogica"

Ieri ha innescato un rovente botta e risposta con l'area civatiana per una battuta sul "loro" candidato per le regionali in Ligura, contrapposto alla candidata ufficiale del Pd (qui la vicenda). Oggi il segretario del Pd di Cantù, Filippo Di...

Ieri ha innescato un rovente botta e risposta con l'area civatiana per una battuta sul "loro" candidato per le regionali in Ligura, contrapposto alla candidata ufficiale del Pd (qui la vicenda). Oggi il segretario del Pd di Cantù, Filippo Di Gregorio (area renziana) ha accettato di spiegare meglio il senso di quella battuta, allargando poi notevolmente lo spettro delle riflessioni sul Pd, su Renzi, sullo stato del partito a Como. Partendo, inevitabilmente, dal freschissimo addio al partito di Pippo Civati e dalle possibili conseguenze.

"Ora io auspico che nessuno dei civatiani lasci il Pd e, anzi, sono convinto che non accadrà. Peraltro, se questo esperimento della Liguria si concludesse come immagino in un modo fallimentare, proprio non vedo perché si dovrebbero consumare nuove scissioni. Una cosa però devo ammetterla: credevo non esistesse quasi più una certa sinistra, quella più arcaica e vecchia che ho conosciuto per questioni anagrafiche, quella per cui serve sempre una crisi drammatica perché poi le persone dopo capiscano tutto e facciano nascere una nuova società e un nuovo partito assieme. Invece la teoria della sconfitta pedagogica è riapparsa in Liguria: qualcuno dice "perdiamo e poi ripensiamo tutti il dopo". E' il modo di ragionare in cui fino a 20 anni fa hanno pensato i gruppettari e che oggi viene in qualche modo riproposto. Ma ha portato a sfasci spaventosi, di cui resta un esempio il tempo in cui alcuni ministri di Prodi scendevano in piazza contro lo stesso governo Prodi. E' una logica spaventosa, che porta al suicidio, non al rilancio di un progetto".

Ma lei vede questo spirito antagonista in tutta la sinistra del partito, al di là del caso singolo della Liguria?

"No. In Liguria si sommano storie vecche e non ultimo il ruolo infausto svolto da Sergio Cofferati, uomo che ha avuto tutto dalla vita e che si poteva dare un po' prima alla pensione e all'agricoltura invece di partecipare e poi perdere le primarie. La cosa non bella poi è stata il comportamento di questo Civati, esempio di come un giovane possa ragionare come un vecchio. Ma non penso affatto che tutta la sinistra del Pd abbia la stessa logica dei civatiani liguri".

Ecco, veniamo a Civati. Che idea si è fatto di lui e della sua scelta di lasciare il PD?

"Lui è il capo di questa logica della sconfitta pedagogica. Ma credo che molti suoi seguaci siano in stand-by, non abbiano affatto già deciso di seguirlo. Non si lascia il pd così facilmente magari dopo anni di fatica e militanza. Ricordo che un volta invitai Civati a Cantù ma ebbe un atteggiamento sprezzante verso molti che erano venuti per applaudirlo. A pelle ricordo che non piacque alla maggioranza dei presenti. E poi quanto prendi un voto così basso alle primarie (nel 2013 prese il 14,2; Renzi il 67,9% e Cuperlo il 18% ndr) l'unica cosa da fare è accettare la sconfitta, rassegnarsi e fare politica dentro il partito. Quando io coordinai le primarie per Dario Franceschini in provincia di Como e poi vinse Pierluigi Bersani, Bersani divenne subito il mio segretario".

Ma oggi il Pd di Renzi che cosa ha da dire alla sinistra del partito e ai civatiani rimasti. Il dialogo tra le due parti sovente sembra impossibile, come dimostra l'Italicum.

"No, io non credo. Con molti di quelle aree condivido molto. Cambiando la legge elettorale, ora cambierà il modo stesso di fare politica. La prcedente legge avrebbe permesso l'esistenza di un partito del 3% di Civati o Fassina che poi averbbe detto al Pd: ora per vincere ti devi alleare con me. Con la nuova legge invece queste posizioni minoritarie sono destinate a scomparire oppure a subire le famose sconfitte pedagogiche. Non è un caso che l'addio di Civati e certe polemiche siano scoppiate dopo l'approvazione dell'Italicum".

Però una delle accuse verso il riformismo di Renzi è che, a partire proprio dalla legge elettorale, molte riforme siano fini soltanto ad autoproclamarsi riformisti, senza incidere davvero sul Paese e sovente tradendo la storia del centrosinistra e soprattutto della sinistra italiana.

"Non è per niente vero. I contenuti politici di sinistra che alcuni dicono essere scomparsi, sono ancora tutti lì. Chi ha fatto approvare la legge sul divorzio breve adesso, giusto per fare un esempio? E la riforma del lavoro? E' servita a chi un lavoro tutelato non ce l'ha, che in Italia vuol dire la maggioranza delle persone. Bisogna ridefinire cosa significa essere progressisiti e riformisti in Italia. C'è chi si rifà a un modello di sinistra noventecesco: auguri. Ma se non rifai l'agenda politica corri il rischio di vivere quanto accaduto in Inghilterra: il partito labourista ha proposto un modello novecentesco e ha perso. Anche D'Alema prometteva la rivoluzione liberale e alla fine ha regalato la Telecom a Tronchetti Provera. Anche lui voleva cambiare l'Italia, poi semplicemente non c'è riuscito".

Torniano in provincia. Lei sarà ospite della Lariopolda, ieri si è svolto il Politicamp dei civatiani. Non c'è il rischio che siano motori di divisione all'interno del Pd e del centrosinistra nel suo complesso questi eventi?

"Al Politicamp mi parevano pochini e sempre gli stessi. Molta gente è quella che solitamente "bazzica" quegli ambienti. Ma comunque servono i momenti di confronto, sono sempre utili e talvolta coprono la carenza di un vero dibattito che in provincia effettivamente c'è. Il Pd comasco è molto orientato alle pratiche amministrative, ma non c'è solo quello, dunque ben vengano momenti ulteriori di confronto. Il rischio delle camarille? Mah, le riunioni di corrente si sono sempre fatte sia nel centrodestra che nel centrosinistra. Non vedo questo pericolo. Piuttosto, se a questi eventi partecipano sempre le stesse persone allora sì che non servono a nulla. Diventano autoreferenziali e basta. La Lariopolda ha aperto di più verso l'esterno, ha tentato un coinvolgimento di soggetti diversi rispetto ai soliti. Per questo parteciperò. E ai civatiani dico: state tranquilli, non siamo arrivati all'ultima trincea. Il mondo va avanti anche senza Civati. Be quiet".
Argomenti
Condividi
In Evidenza
Ultime di Oggi
Potrebbe interessarti
In primo piano
Torna su

Canali

QuiComo è in caricamento