Lunedì, 27 Settembre 2021
Cronaca

Cucina unica, Anna Veronelli (ri)legge Savina Marelli. E risponde alle stesse 14 domande

Premessa: due giorni fa, su "La Provincia" è apparsa una lunga intervista all'assessore al Personale del Comune di Como, Savina Marelli, sul sempre caldo tema della nuova cucina unica per i pasti scolastici che l'amministrazione intende realizzare...

Era davvero necessaria questa decisione a dir poco impopolare? Ci spieghi com'è nata.

Questa decisione andava presa almeno un anno fa, così da poter essere realmente condivisa con i consiglieri comunali, i genitori delle commissioni mensa, le famiglie dei 4000 bambini, il Preside con i docenti e le famiglie di Prestino, i Sindacati.

Che ci fosse la necessità di un intervento di razionalizzazione delle cucine era noto da tempo. Già in passato, quando ero assessore, sono state chiuse le cucine più piccole (sotto ai 100 pasti). Arrivare a decidere unilateralmente e con un grave ritardo che costringe a scelte frettolose è segno di scarsa lungimiranza politica e colpevole lentezza

Quali problemi sarebbero sorti mantenendo l'assetto attuale?

Erano necessari adeguamenti nelle cucine, per un importo stimato di circa 700.000 (così ha riferito l'assessore ai lavori pubblici in aula) e occorreva ridurre il personale, evitando di rinnovare i contratti a tempo determinato.

Si sarebbe potuto decidere di ridurre il numero delle cucine, da 17 a 4, come auspicato anche dai sindacati. Si sarebbe potuto valutare l'ipotesi di esternalizzare il servizio, evitando di investire almeno 1,5 milioni di euro e di chiudere una scuola. Alternative che mi paiono tutte migliori rispetto alla decisione della giunta.

Perché non rimandare tutto e spiegare con tranquillità alle famiglie?

Questa giunta è riuscita a prendere una decisione in ritardo e di fretta. Un record.

Se si adotta un indirizzo operativo in giunta il 20 ottobre e bisogna ricorrere all'assestamento di bilancio per finanziare un progetto così importante e difficile entro il 31 dicembre, vuol dire fare tutto di corsa, senza nemmeno avere tutti gli elementi di valutazione a disposizione (come del resto ha dovuto ammettere anche l'assessore Marelli "non abbiamo un business plan"). Non ci sono certezze sui costi, non sono state considerate tutte le voci di spesa: si è costretti a fare una corsa contro il tempo, col serio rischio di fare male. Perché?

Da diverse parti è stato domandato di realizzare almeno quattro cucine e non una soltanto.

Non ci è stato spiegato, cifre e dati alla mano, perché questa ipotesi fosse da scartare. Abbiamo chiesto chiarimenti e non li abbiamo avuti. Era ipotesi auspicata anche dai sindacati e avrebbe evitato di chiudere una scuola. scuola-isonzo-26nov15Si tratta di un'operazione realizzata per risparmiare, quindi?

Non penso proprio. Un'operazione costosissima, in termini educativi innanzi tutto perché si chiude una scuola, con il parere contrario del collegio docenti e del consiglio di istituto; 700.000 euro per trasformare una scuola in cucina industriale; 43mila euro di incarichi ai progettisti; 600.000 euro per attrezzature e furgoni; 100mila euro per iniziare ad adeguare la scuola di via Picchi perché possa ospitare la scuola primaria. Spese non quantificate per la formazione del personale (non in grado di lavorare oggi in un centro unico di cottura) e per chi dirigerà il centro e non quantificati nemmeno i risparmi effettivi. Insomma un'operazione costosissima, sotto ogni aspetto. Decisa senza nemmeno avere tutti gli elementi di valutazione.

Effettivamente la giunta spenderà parecchio per il punto di cottura unico.

Spenderanno almeno 1,5 milioni di ? solo per avviare l'operazione. E in seguito circa 2,5 milioni all'anno per continuare a gestire direttamente il servizio. "A questo punto perché non affidare il servizio a un privato", è stata l'obiezione di molti.

Credo che l'ipotesi di affidare il servizio a un privato andasse approfondita meglio. Dal momento che il centro unico di cottura comporterà il trasporto di 4000 pasti al giorno, in giro per tutte le scuole, non vedo la differenza con un analogo servizio affidato a chi lo fa da anni e di professione. Mantenendo un rigido, attento e scrupoloso controllo sul servizio sarebbe stato possibile garantire la qualità, evitare di chiudere una scuola, di investire 1,5 milioni, e di mettersi a fare qualcosa che nessun comune in Italia si è sognato di fare. Un motivo ci sarà, o no? Un conto era la peculiarità delle cucine nelle scuole, posto che - come sostiene la giunta - non si possono più mantenere, l'ipotesi di esternalizzazione andava approfondita meglio.

mensa-genericaMolte famiglie sono preoccupate per la qualità dei pasti.

Hanno ragione. Si tratta di una vera rivoluzione, affrettata e ancora non ben definita in ogni aspetto: in 15 giorni, durante le prossime vacanze natalizie 2016, si intende trasferire arredi, addestrare il personale e poi avviare il nuovo sistema dopo l'epifania. Cucinare 4000 pasti e trasportarli in 37 refettori. La vedo dura. A diverse persone è sembrata una vera sorpresa: non si poteva preparare meglio la svolta?

Direi una bruttissima sorpresa. Il 20 ottobre la giunta, senza confrontarsi con nessuno (se lo dicono persino due consiglieri di maggioranza, c'è da crederci, o no?) ha deciso e dieci giorni dopo l'assessore Magni già scriveva al Dirigente scolastico che avrebbe dovuto informare il consiglio di istituto e provvedere a raccogliere le iscrizioni per l'anno prossimo nella scuola di via Picchi. E chi lo sapeva? Nessuno. Alle commissioni mensa non era stato detto nulla. Ai consiglieri della commissione competente nemmeno.

Perché la scelta di realizzare la maxi cucina proprio a Prestino?

Perché dei bambini e della scuola come luogo di crescita e relazione evidentemente a questa giunta non importa nulla. È un bell'edificio, ha i metri quadri necessari. Si chiude la scuola e che problema c'è? Purtroppo, a detta di Dirigente, docenti e famiglie ci saranno problemi con la didattica e con le prospettive della scuola a causa del trasferimento in via Picchi. Spero che questo non faccia fuggire i genitori perché il corpo docenti è molto in gamba e saprà fare comunque bene. Tra le ipotesi alternative poi scartate erano spuntati la struttura di via del Doss e l'ex macello di via Stazzi.

Mi sarebbe piaciuto poter discutere del tema delle possibili alternative nelle sedi opportune e con il tempo necessario: invece si è presentata l'opzione via Isonzo come unica possibile.

Adesso ci dicono che la decisione finale non è ancora stata presa. Io non ci credo. E dirò di più, se così fosse e stanno veramente valutando solo adesso, dopo le 2000 firme raccolte dai genitori, soluzioni diverse è la conferma di una decisione presa con troppa superficialità e fretta. davA suo avviso la scuola di via Picchi è in grado di accogliere tutti i bambini?

In termini puramente aritmetici gli spazi ci sono. Ma come hanno detto all'unanimità sia il collegio docenti sia il consiglio di istituto questa coabitazione pregiudicherà le attività didattiche. Mi pare un tema che non è stato tenuto in alcuna considerazione. Il Sindaco, durante l'udienza concessa a mezzanotte ai genitori lunedì scorso, ha ammesso che non è mai stato alla scuola di via Picchi. Ecco, penso renda l'idea di una decisione presa guardando solo alle planimetrie, senza confrontarsi preventivamente con la scuola. Gravissimo.

Quando avrò inizio concretamente la nuova organizzazione?

A gennaio 2017. Nell'ipotesi che i lavori procedano senza intoppi, ci siano i soldi per formare il personale, si riesca a traslocare gli arredi, attrezzare i 37 refettori, informatizzare il servizio. Tutto di corsa. E se non saranno pronti? Il personale a tempo determinato non ci sarà più. Che succederà? È stata soprattutto lei (il riferimento originale è ovviamente riferito a Savina Marelli, ndr) a volere questa rivoluzione?

Questa decisione coinvolge tutta la giunta. Mi chiedo quanti di loro sono stati alla scuola di via Picchi o hanno mai messo piede in una mensa scolastica.

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