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Venerdì, 19 Aprile 2024
Cronaca

Convalidato sequestro di quasi 50 milioni a Esselunga. Ipotesi di "sfruttamento dei lavoratori"

"Operai erano costretti a "migrare" da una società all'altra al fine di mantenere il lavoro"

Lo scorso 22 giugno è stato eseguito dalla guardia di finanza un sequestro preventivo d'urgenza per quasi 48 milioni di euro nei confronti di Esselunga. La catena di supermercati della famiglia Caprotti è finita al centro di un'indagine su una presunta "somministrazione illecita di manodopera".

Ieri il giudice per le indagini preliminari (gip) di Milano, Domenico Santoro, ha ratificato il sequestro di circa 48 milioni di euro nei confronti di Esselunga, azienda alimentare italiana, in relazione a presunte frodi fiscali sull'Iva.

L'indagine condotta dalla Procura sostiene che l'azienda abbia adottato uno schema di "somministrazione illecita di manodopera" che avrebbe comportato lo sfruttamento sistematico dei lavoratori e causato ingenti danni finanziari allo Stato. La Finanza ha effettuato il sequestro del denaro la scorsa settimana, su disposizione del pm Paolo Storari.

Il magistrato, nell'atto di urgenza, ha fatto riferimento a un "sistema" che era già emerso in altre indagini da lui condotte, in cui grandi aziende garantivano tariffe competitive sul mercato affidando in modo irregolare servizi di logistica e movimentazione merci a manodopera esterna, riportano le agenzie.

Cooperative come serbatoi di manodopera

Secondo l'accusa, anche in questo caso i dipendenti lavoravano effettivamente per Esselunga, ma sulla carta risultavano impiegati presso cooperative, consorzi e altre società, definite "serbatoi di manodopera", che venivano costituite e chiuse in breve tempo, lasciando debiti. Gli operai, a causa di questa pratica, erano costretti a "migrare" da una società all'altra al fine di mantenere il lavoro. Esselunga ha dichiarato in precedenza di attendere con fiducia le verifiche e gli approfondimenti, sostenendo di aver sempre agito nel rispetto della legalità.

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