Venerdì, 14 Maggio 2021
Cronaca

Contrabbando di lingotti d’oro in dogana su auto di lusso: 28 indagati

Chiesto il rinvio a giudizio per un traffico di oro, denaro e preziosi tra 2015 e 2017

Immagine di repertorio

Contrabbandavano oro e denato tra Italia e Svizzera attraverso corrieri eleganti che viaggiavano su auto di grossa cilindrata, ma sono stati smascherati dalla Guardia di Finanza: sono 28 gli indagati per i quali la Procura di Como ha chieso il rinvio a giudizio.
Il traffico illegale - secondo quanto riporta il quotidiano Il Giorno di lunedì 5 febbraio 2018 - è stato monitorato tra luglio 2015 e maggio 2017. Un riciclaggio milionario non soltanto di lingotti d'oro e denaro, ma anche di preziosi che alimentava un flusso continuo tra Italia e Confederazione ben presto finito nel mirino del Nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza di Como e coordinata dal sostituto procuratore Mariano Fadda.

Le accuse

10 dei 28 indagati (otto italiani e due svizzeri) sono accusati di associazione per delinquere finalizzata al riciclaggio e commercio non autorizzato di oro. Contestato il riciclaggio di denaro proveniente da evasione dei redditi, che veniva affidato per andare oltreconfine. Le accuse sono rivolte sia a chi eseguiva materialmente il trasporto sia agli intermediari e ai proprietari dei valori contrabbandati.
A marzo 2017 era stato effettuato uno degli ultimi sequestri: 7 chili di lingotti d'oro provenienti dalla Cmapania e lo scambio di 270mila euro in contanti provenienti dalla Svizzera. Due le persone arrestate in flagranza di reato di riciclaggio. L’indagine è proseguita fino alla richiesta di processo.

Come avveniva il traffico

Il carico illegale veniva trasportato da corrieri eleganti, moderni spalloni apparentemente insospettabili, che cercavano di varcare il confine alla guida di auto di lusso come Porsche o Range Rover, su cui trasportavano la preziosissima merce. Un'immagine di professionalità che per anni ha garantito il transito illegale di valori da una parte all’altra del confine guadagnandosi la fiducia di una clientela distribuita in tutta Italia. Clienti che ora devono rispondere in concorso con chi trasportava la "merce" per reati di riciclaggio di oro e denaro.

I sequestri

Non sempre però è andata liscia: secondo quanto ricostruito dal quotidiano, a giugno 2016 erano state sequestrate 299 pietre preziose incastonate in gioielli in oro, per un valore di 8milioni e mezzo di euro. Recuperate dalla Guardia di finanza nella sede di un’azienda di lavorazione orafa a Valenza, assieme a 176 lamine in oro del valore 6mila euro, altre 460 una prima volta e 400 in una seconda ripresa, per un controvalore di 26mila euro. Materiali che sarebbero stati utilizzati per realizzare circa 140 gioielli commercializzati evadendo l’Iva, e poi immessi sul mercato a prezzi concorrenziali rispetto alle aziende che si fanno carico della tassazione regolare.
Nel maggio 2016 a Ponte Chiasso era stato monitorato il passaggio di 576mila franchi svizzeri, provenienti da condotte di abusivismo finanziario e dichiarazione dei redditi infedele, mentre il 10 maggio sono rientrati nella Penisola 166mila euro, destinati a una spesa imprevista del titolare di un conto fantasma.

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