Venerdì, 17 Settembre 2021
Cronaca

Como: il parco vicino alla stazione accoglie i profughi, l'emergenza continua

E' soltanto un po' meno appariscente, ma è difficile davvero parlare di un'emergenza profughi calata o addirittura finita. Se è vero, infatti, che oggi pomeriggio attorno alle 15 la stazione San Giovanni vera e propria - intesa come spazi...

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E' soltanto un po' meno appariscente, ma è difficile davvero parlare di un'emergenza profughi calata o addirittura finita. Se è vero, infatti, che oggi pomeriggio attorno alle 15 la stazione San Giovanni vera e propria - intesa come spazi comuni e banchine - era effettivamente meno affollata di giovani immigrati, questo si doveva unicamente allo spostamento in massa verso il parco ai piedi dello scalo ferroviario. Erba e alberi, infatti, sono diventati una sorta di sala d'aspetto bis, certamente anche per sfuggire al gran caldo di queste ore.

All'interno di San Giovanni - stazione sorvegliatissima sia fuori che dentro da polizia e carabinieri - i gruppi di eritrei e somali erano ancora riuniti soprattutto lungo la banchina più lontana dal corpo principale dello scalo, mentre alcuni altri erano presenti appena all'esterno. La gran parte (a occhio, però, con molte meno donne rispetto a quanto raccontato ieri sera) era invece radunata nel giardino alla sinistra della scalinata che conduce alla stazione, chi per cercare refrigerio o tentare di dormire, chi invece per utilizzare la fontanella come piccola "doccia" improvvisata.

La situazione, in mezzo al continuo e notevole viavai di turisti in arrivo e in partenza da Como, era tranquilla e sorvegliata: nessun episodio realmente critico da segnalare. Resta però il nodo di quale fine faranno i giovani migranti giunti in città, quasi tutti respinti dalla Svizzera durante i tentativi di spingersi via ferro (ma anche tentando di passare a piedi il confine) verso il cuore dell'Europa. Del caso si sta occupando la prefettura d'intesa con le istituzioni locali e i numerosi soggetti che operano nel campo della solidarietà e dell'accoglienza, Caritas in primis. E' possibile, dunque, che nelle prossime ore emerga un piano coordinato e ufficiale per tentare di gestire un flusso apparentemente difficile da arrestare e che ha la sua origine nella fuga dai centri profughi milanesi in molti casi ormai al collasso.

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