Cronaca

Como ed Expo: Taborelli, Briccola e Camesasca scacciano la paranoia da mandolino

La conferenza stampa di questa mattina in Camera di Commercio tenuta dal presidente Ambrogio Taborelli, dal consigliere delegato al Turismo per la giunta camerale, Andrea Camesasca, e dal presidente di SistemaComo2015, Attilio Briccola, ha avuto...

Como ed Expo: Taborelli, Briccola e Camesasca scacciano la paranoia da mandolino

La conferenza stampa di questa mattina in Camera di Commercio tenuta dal presidente Ambrogio Taborelli, dal consigliere delegato al Turismo per la giunta camerale, Andrea Camesasca, e dal presidente di SistemaComo2015, Attilio Briccola, ha avuto un grande - forse enorme - pregio. Nel presentare e soprattutto rilanciare l'appello alle imprese lariane a sfruttare la presenza nel Padiglione Italia durante Expo (qui, nell'articolo di Qtime, trovate tutto: date, modalità, prezzi, obiettivi), i 3 protagonisti hanno fatto giustizia di una tra le più insopportabili (per chi scrive) tendenze agiografie comasche. Quella del "va tutto bene, tutto a gonfie vele, l'economia veleggia spedita verso un'epoca d'oro, in un territorio d'oro, senza indugi né difficoltà". Un ribaltamento della realtà che - sempre per chi scrive - fa soltanto il male di un territorio che pure ha indubbi punti di forza saldamente ancorati nel mondo imprenditoriale ma che di tutto ha bisogno tranne che di un melenso e paranoico slogan "siamo i migliori del mondo", ripetuto allo sfinimento (e spesso in barba ai dati). Dunque bene, benissimo hanno fatto Taborelli, Camesasca e Briccola a non tentare l'ipnosi di cronisti e folta rappresentanza del mondo produttivo lariano con iperboli e parabole ma a mettere sul piatto le cose come sono. Anche perché - in fondo - non sono nemmeno tragiche.

Stamattina, in via Parini, c'era per esempio una necessità molto "umile" da rendere nota: serve più partecipazione delle imprese per dare un senso forte all'affitto da 150mila euro del "Como Business Center" all'interno del Padiglione Italia. Perché a oggi, le 67 giornate intere prenotate su 180 disponibili nei 6 mesi dell'Esposizione da parte di circa 100 aziende (sono più delle giornate perché SistemaComo2015 vende mezze giornate di presenza, ndr) non sono un risultato eccellente. Non è nemmeno un dato sconfortante, e come giustamente ha sottolineato Briccola "l'obiettivo non è nemmeno avere tutto il periodo prenotato già il primo maggio". Ma, appunto, serviva svegliare un po' le imprese (lariane e brianzole, non solo comasche) dal torpore che un po' sembra ancora affliggerle in relazione a un'opportunità oggettivamente unica come Expo. E senza tanti panegirici rigonfi di nulla, Briccola l'ha fatto: "Il territorio non ha probabilmente ancora colto in pieno la grande opportunità di stare al centro del mondo, nel punto più importante di Expo per il sistema delle imprese. Per questo rilanciamo l'invito a partecipare, nel loro stesso interesse". Pragmatismo, nulla più. Ma logico.

Idem - forse persino meglio - Andrea Camesasca, che è pure vicepresidente degli albergatori. Il quale prima di tutto ha evidenziato che l'evento milanese cadrà "nel periodo in cui già sul Lago di Como c'è normalmente il più grande afflusso". E poi ha spazzato via quella insostenibile elegia del turismo portato da Expo, dei miliardi di stranieri accalcati alle finestre di hotel e battelli solo grazie all'Esposizione, rimarcando che "per il settore alberghiero esistono fiere, come la Bit e la Bit cinese a cui parteciperemo, persino più mirate ed efficaci. Ma questo non toglie che Expo sia una grandissima opportunità per stimolare un nuovo modello di impresa, per favorire la nascita di idee e progetti nelle associazioni grazie al contatto con il mondo che l'evento offrirà".

"Così intendo Expo - ha aggiunto Camesasca - come una stroardinaria occasione di relazione con il mondo e un'opportunità di evoluzione. Anche perché (musica per le nostre orecchie e sonora bacchettata alle strampalate idee di "brand di quartiere", ndr) il vero brand per il turismo e non soltanto resta Lake Como". E chiudiamo con lo "spettacolare" presidente della Camera di Commercio, Ambrogio Taborelli. Le cui brevi parole (al di là del discorso iniziale molto istituzionale) sullo stato dell'economia che secondo alcuni cantori "tremare il mondo" dovrebbe fare sono apparse ancorate a saldi piedi foderati di piombo: "Può darsi - ha affermato riprendendo i concetti espressi da Briccola - che in parte le nostre imprese non abbiano percepito ancora fino in fondo l'opportunità di Expo e di essere presenti al Como Business Center. Ma bisogna essere onesti: gli ultimi anni sono stati particolarmente difficili, terribili per l'economia. Per molte aziende il primario pensiero era sopravvivere, prima che pensare a Expo. Ora si comincia appena a tirar fuori la testa. I numeri periodici sullo stato dell'economia comasca sembrano positivi, ma rappresentano soltanto un lato della situazione e del sistema nel suo complesso. La realtà è ancora diversa. Per esempio, c'è una discontinuità negli ordini che non lascia assolutamente tranquilli. Diciamo così: si intravede una lucina in fondo al tunnel. Ed Expo potrebbe essere un aiuto a prepararsi per il futuro. Io, per dire, uno spazio al "center" l'ho affittato".

Realismo batte iperboli 100 a zero. Perché di aziende e imprenditori eccellenti, qui, ce ne sono. Perché il territorio è splendido e il turismo sta finalmente camminando (pur tra inciampi e lentezze) verso una dimensione globale. Ma puntare a sostenerlo nei punti deboli o con uno sguardo schietto alla realtà, senza per questo negare le molte eccellenze, può certamente far meglio al Lario del mandolino h24.

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