Cronaca

Cgil, Tarpini frusta il mito degli imprenditori "eroi a prescindere" e il quotidiano la Provincia

In una fase storica dove il territorio comasco non offre - almeno in pubblico - una classe dirigente politico-imprenditoriale particolarmente ficcante in termini di pensiero e ancor più di pensiero coraggioso, il segretario della Cgil Alessandro...

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In una fase storica dove il territorio comasco non offre - almeno in pubblico - una classe dirigente politico-imprenditoriale particolarmente ficcante in termini di pensiero e ancor più di pensiero coraggioso, il segretario della Cgil Alessandro Tarpini spicca con una certa comodità. Ennesima dimostrazione si è avuta oggi, nel momento in cui al segretario della Cgil comasca è toccato chiudere i comizi del Primo Maggio in piazza Volta a Como (sulla cui ritualità abbiamo espresso con questo articolo alcune perplessità). Ne è uscito, peraltro a poche settimane dalla frustata alle classi dirigenti locali impegnate nel bacio della pantofola al governatore Roberto Maroni, un discorso denso, "scomodo", tagliente. E - per citare Nanni Moretti - di sinistra, ma veramente di sinistra, dove non sono mancati richiami a Luciano Lama e ad Antonio Gramsci, dove non è mancata una definizione del "governo che si dimostra come peggior datore di lavoro" per i lavoratori pubblici senza contratto da 7 anni e persino un'invocazione a una politica che la smettesse di "commuoversi di fronte ai ricchi" ma pensasse di più ai lavoratori.

In realtà, però, Tarpini è partito immediatamente con un riferimento all'altra ricorrenza appena trascorsa, il 25 Aprile. E le sue parole sono sembrate un richiamo durissimo, venato quasi di rabbia, per l'esibizione dell'Anpi che giusto una settimana fa, ai giardini a lago, trasformò l'intervento del proprio rappresentante in un lungo attacco politico al governo Renzi (qui il nostro resoconto).

"Troppo spesso - ha detto Tarpini - ricorrenze fondamentali per l'identità di un popolo e nazionale vengono impropriamente utlizzate per dividere, escludere e creare ulteriori fossati. Se ci si pensa, tale modo è il peggiore per onorare chi in quella vicenda (la lotta di Liberazione, ndr) si spese fino all'estremo sacrificio. Ricorrenze come il 25 Aprile devono avere l'obiettivo di conquistare più persone a quegli ideali e guai se il risultato di atteggiamenti impropri e sbagliati fosse l'effetto di restringere il campo e non di allargarlo". L'Anpi e le polemiche di 7 giorni fa non sono state direttamente nominate, ma i riferimenti sono sembrati davvero chiarissimi. Pochi minuti dopo, però, ecco il vero punto cruciale dell'intervento del segretario provinciale della Cgil. Il quale, in una manciata di secondi ha fatto a pezzi il mito "dell'imprenditore-eroe" a prescindere con esplicito richiamo anche alla realtà locale ma soprattutto alla "narrazione" che di quel concetto viene svolto dai media in genere e a Como dal quotidiano "La Provincia". Ecco quanto affermato da Tarpini: "Può succedere che prevalga, come avviene da tempo anche qui a Como, la retorica dell'imprenditore eroe, ma di una categoria speciale: quella degli eroi a prescindere, secondo cui basta intraprendere e automaticamente si entra di diritto nella categoria degli eroi". "Noi siamo sufficientemente laici per non avere alcuna difficoltà a riconoscere lo fatica e la grande capacità che alcuni imprenditori hanno dimostrato e dimostrano anche a Como ogni giorno. Per questo non abbiamo alcuna difficoltà a dire che soprattutto nelle piccole imprese molti imprenditori hanno fatto enormi sacrifici per salvare aziende e posti di lavoro. Lo sappiamo e abbiamo per loro grande rispetto. Possiamo però anche dire - ha affondato i colpi Tarpini - che generalizzare ciò equivale a una bestemmia: abbiamo troppo spesso avuto a che fare con imprenditori incapaci, seconde e terze generazioni che hanno distrutto il lavoro di chi li ha preceduti o che hanno tirato i remi in barca vendendo al miglior offerente. E spesso ci siamo misurati con vere e proprie operazioni di malversazione. Dobbiamo considerare anche loro eroi? Se proprio dobbiamo appassionarci alla categoria dell'eroismo lo facciamo quando incontriamo ogni giorno lavoratrici e lavoratori che fanno lavori durissimi, con poche soddisfazioni, con orari durissimi, per mantenere la propria famiglia con stipendi che spesso non arrivano a mille euro al mese". diego-coletti-vescovo-2015Poi la conclusione, con il messaggio chiarissimo diretto a "La Provincia": "Ecco, ci piacerebbe molto e lo chiediamo anche a un'informazione che spesso sembra del tutto subalterna a tale narrazione che se proprio di eroi si deve parlare nella categoria entrino di diritto anche queste lavoratrici e questi lavoratori. E se sentirlo dire dai sindacato non è sufficiente perché siamo considerati poco glamour, i vescovi della Cei, non del tutto ininfluenti nel panorama dell'informazione locale (la Curia di Bergamo è proprietaria del quotidiano di via Paoli, ndr) e non propriamente dei bolscevichi, nel messaggio del Primo Maggio hanno così affermato: Il dato prevalente è che il lavoro in Italia manca. Una scarsità che porta sempre più persone, impaurite dalla prospettiva di perderlo o di non trovarlo, a condividere l'idea che nulla sia più come è stato finora: dignità, diritti, salute finiscono così in secondo piano. Si tratta di una deriva preoccupante messa in moto dal perdurare di una crisi economica stabilmente severa, da una disoccupazione che tocca diversi segmenti anagrafici e demografici (i giovani, le donne e gli ultracinquantenni). Così i vescovi, e allora spetterebbe alla politica riappropriarsi della sua funzione, magari partendo da sinistra riappropriandosi di parole come uguaglianza, opportunità per tutti, giustizia sociale. Parole che dovrebbero diventare l'ossessione di una politica che sembra aver smarrito il proprio ruolo e il proprio senso".
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