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Carla Porta Musa è morta

di Pierluigi Comerio La farfalla è volata via. Carla Porta Musa, la decana delle scrittrici comasche e italiane, si è spenta ieri poco dopo le 21 all’Ospedale Valduce a seguito delle complicazioni provocate da una polmonite. Lo scorso 15 marzo...

di Pierluigi Comerio

La farfalla è volata via. Carla Porta Musa, la decana delle scrittrici comasche e italiane, si è spenta ieri poco dopo le 21 all'Ospedale Valduce a seguito delle complicazioni provocate da una polmonite. Lo scorso 15 marzo aveva compiuto 110 anni ricevendo, fra le migliaia di messaggi di auguri, anche quelli di Papa Benedetto XVI e del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

Figlia di Enrico Musa, ingegnere milanese e altro importante personaggio della cultura comasca, Carla sposò nel 1935 il pediatra Giannino Porta. Ne rimase vedova nel 1984. Dalla loro unione nacque un'unica figlia, Livia, che ha seguito le orme professionali del padre e da entrambi i genitori ha ereditato la passione per la cultura. Carla Porta Musa ha ricevuto nel 1987 l'Abbondino d'oro del Comune di Como, all'età di 85 anni, quando ancora era nel pieno della sua vena creativa. Il suo ultimo lavoro, "Le tre zitelle", è di soli due anni fa.

Gli anni si sono arresi di fronte a lei; persino loro, impietosi e inesorabili, sono filati via placidi e mansueti quasi non volessero turbare Carla nel suo lungo cammino. Un cammino costellato di tante belle cose, come lei stessa amava spesso ricordare, che le hanno riempito i giorni e le notti per 110 lunghi anni. Parlarne al passato oggi fa quasi effetto, benché il suo sia stato un percorso di vita riservato davvero a pochi. Ma Carla Porta Musa non era solo la Signora che abitava in quella casina di via Pessina interamente ricoperta di edera; era soprattutto la stella polare della cultura comasca. E le piaceva ricordare con trasporto e passione gli anni più nobili del sapere lariano di cui lei era stata attrice protagonista.

Non c'erano tristezza, sconforto o delusione nelle sue parole: no, Carla Porta Musa ha sempre guardato avanti. Verso il futuro prendendo spunto dal passato e dalle sue esperienze di vita perché era nel futuro che lei amava proiettarsi. Settimana dopo settimana, mese dopo mese, anno dopo anno, Carla Porta Musa ha sempre vissuto intensamente il momento, preparandosi ad affrontare un domani diverso e ancora più fulgido dell'oggi. Questa, forse, è stata la sua grande forza: guardare sempre più in là e non rassegnarsi allo scandire inesorabile del tempo, anzi imparando ad aggirarlo e a batterlo grazie alla sua fervida mente e al suo amabile carattere. Aveva sempre una parola dolce pronta, quasi ne conservasse una piccola scorta in tasca da distribuire nelle occasioni opportune. E la casina rivestita di edera era il magico luogo deputato a quelle conversazioni, il luogo dove Carla amava aprire i cassetti della memoria senza risparmiarsi mai facendoti sentire amico, non ospite.

Siamo sicuri che lei ci vorrebbe più attenti al domani e più rispettosi della nostra cultura. Soprattutto adesso che la farfalla è volata via.

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