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Cronaca Via Al Bassone

Bassone, detenuto chiude due agenti in un ufficio e li aggredisce con delle lamette

Da ottobre a oggi sono 16 gli agenti della Penitenziaria di Como che sono stati portati in pronto soccorso o ricoverati a causa di aggressioni

E’ un bollettino di guerra quello che sta avendo luogo al Bassone, il carcere di Como. A spiegare la situazione in una lunga nota Dario Esposito, segretario di Uilpa della polizia Penitenziaria.

« In piena mattinata, due agenti che stavano prestando servizio in due sezioni a regime aperte, -ossia in quelle sezioni detentive dove i detenuti godono di un più ampio regime di libertà, in seguito a dei patti trattamentali che vorrebbero un certo percorso rieducativo improntato sulla risocializzazione e sul rispetto delle regole- sono stati aggrediti senza alcuna motivazione se non quella di servire lo Stato in uno degli Istituti lombardi più problematici in quanto a sicurezza ed ordine pubblico. Un detenuto- racconta Esposito- senza alcuna motivazione apparente, è entrato di prepotenza nell’ufficio dove i due agenti stavano svolgendo il loro lavoro e, dopo aver chiuso la porta, ha estratto una lametta. Dalle minacce il recluso è passato ai fatti ed, in attesa di conoscere quali siano i responsi del pronto soccorso e quale sia l’entità delle ferite riportate dai due colleghi in servizio, si può soltanto affermare che per puro caso l’evento non ha preso tragiche conseguenze.

Al di là del singolo episodio, di per sé già oltremodo grave da indurre serie riflessioni sulle condizioni lavorative del Reparto di Polizia Penitenziaria di Como, è d’obbligo (per contestualizzare l’evento) menzionare il fatto che da ottobre ad oggi sono circa 16 i colleghi che sono ricorsi alle cure del pronto soccorso cittadino in seguito ad aggressioni da parte di detenuti.

Numeri impressionanti se si considera che il Personale presente nella Circondariale comasca non è certo paragonabile, in termini quantitativi, a quello di Istituti ben più grandi. Numeri che rendono l’idea dell’eroismo e dello spirito di sacrificio che l’agente penitenziario deve avere al giorno d’oggi per prendere servizio ed accettare di porre la propria sicurezza nelle mani di un “sistema” che mostra sempre più inefficienze e criticità.

E’ d’obbligo osservare come ancora non sia stato predisposto alcun protocollo d’intervento mirato e dettagliato per specifiche criticità, protocollo che possa disciplinare in modo chiaro e preventivo le modalità d’azioni concesse per la risoluzione di determinati eventi critici quali incendi di celle, rivolte, aggressioni, mancati rientri in cella etc

E’ d’obbligo segnalare come mentre la parola “ taser” non sia più considerata come un artifizio alieno per altre forze dell’ordine, la Polizia Penitenziaria rimane tutt’ora abbandonata a se stessa e costretta a dover esporre, spesso e volentieri, il proprio corpo per la risoluzione di alcuni eventi critici.
E’ d’obbligo evidenziare come il Reparto di Polizia Penitenziaria a Como viva problemi numerici evidenti, con agenti che soffrono un sovraccarico di lavoro che non soltanto li espone ad una lesione dei diritti soggettivi (anche costituzionalmente tutelati) quali i riposi settimanali ma anche a dei rischi in termini di incolumità e sicurezza.

Tutto ciò non può rimanere un problema ristretto in quattro mura, come se l’incolumità dei baschi azzurri fosse un problema esclusivamente sindacale, tutto ciò deve spingere la parte sana della società, la parte migliore delle istituzioni ad accogliere la richiesta d’aiuto che giunge dalla Casa Circondariale di Como.»

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