Cantù, finisce l'incubo di una donna a lungo perseguitata e violentata: condanna esemplare per lo stalker

Nonostante il rito abbreviato una sentenza significativa

Un vero e proprio incubo, quello che ha vissuto una quarantenne residente a Cantù e conclusosi ieri con la condanna del suo stalker da parte del Tribunale di Monza a 5 anni e otto mesi. Si tratta di A.B., residente a Monza.

La donna si era recata presso i locali di via Vittorio Veneto, il 21 novembre 2018 per querelare A.B., dichiarando non solo di aver subito molestie ma anche violenze e minacce. Secondo il racconto della canturina i due si erano conosciuti a febbraio del 2018 e avevano avuto una relazione che però si era conclusa. 

La vittima ha spiegato che gli episodi di violenza erano cominciati quasi subito dopo l'inizio della loro storia: minacce, ingiurie e violenze culminate in un preciso episodio avvenuto a Como il 20 aprile del 2018, dove è stata vittima di lesioni personali. 

Un'indagine delicata che ha visto al vaglio certificati medici, messaggi su whatsapp nel periodo da febbraio a dicembre del 2018. I toni aggressivi e ingiuriosi con cui lo stalker si rivolgeva alla 40enne, hanno anche messo la donna in una condizione psicologica di grande sofferenza, dove la sua stessa persona era continuamente sminuita e vessata. 

L'incontro 

Si erano conosciuti in un locale della provincia di Como e quasi subito l'uomo aveva cominciato a comportarsi in maniera tale da produrle un vero senso di inferiorità psicologico. La vittima avrebbe nel tempo acconsentito solo per paura, ad avere rapporti sessuali non voluti.  

Sono seguiti mesi di percosse, bruciature di sigarette, altri rapporti non consenzienti e tentativi di aggressione e abbandono (in un caso perchè aveva rifiutato di consumare rapporti carnali alla stazione di Monza), oltre a furti di denaro e pedinamenti.

Anche quando lo stalker era già sotto intercettazione, effettuava diverse chiamate alle quali la vittima, estremamente provata, faceva rispondere ad amici e parenti, poi tutti sentiti quali persone informate sui fatti. Durante le conservazioni il reo inutilmente cercava di dissimulare l’identità propria e il vero motivo delle chiamate, rimandando a presunte offerte di lavoro per la perseguitata.

Successivamente, sempre a dicembre, con ulteriori chiamate all’interno di un’azione di stalking pressoché incessante, il molestatore tentava prima di camuffare la voce, e poi di depistare vanamente le indagini utilizzando un’utenza telefonica anonima poi individuata attraverso gli accertamenti tecnici.

La condanna

Grande soddisfazione, quindi, per la condanna emessa dal Tribunale di Monza e anche per l'indagine svolta dal nucleo di Polizia
Giudiziaria di Cantù alle dirette dipendente del Vice Comandante Commissario Capo Coordinatore dott. Gabriele CAIMI.

«La scelta del rito abbreviato e la significativa condanna confermano la bontà del quadro probatorio costruito dai colleghi del Nucleo di Polizia Giudiziaria del Comando – dichiara il Comandante del Corpo di Polizia Locale dott. Vincenzo AIELLO – con orgoglio possiamo affermare di aver perseguito con successo uno tra i comportamenti più abietti che si possano compiere, un’attività investigativa che è costata una certa fatica anche dal punto di vista umano, ai colleghi, va il mio plauso e la mia gratitudine».

L’Assessore alla Sicurezza e Polizia Locale, Maurizio Cattaneo, aggiunge: «Il nostro Corpo di Polizia Locale, ha dato dimostrazione di estrema competenza e professionalità, essere sempre accanto alla comunità, come recita il motto dell’araldica del Comando, significa anche questo, sapere coniugare aspetti propri di Polizia a quel tratto di umanità e conforto delle vittime che costituisce un valore aggiunto». 

Un'operazione investigativa condotta egregiamente e che ha evitato le gravissime conseguenze che spesso casi come questo comportano. 

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