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Giunta fiume sulla Ticosa, consenso sul progetto Multi. Ma i nodi legali restano

Giunta fiume sulla Ticosa, consenso sul progetto Multi. Ma i nodi legali restano

Calvario Ticosa: altri veleni, la bonifica può superare i 6 milioni. Venne aggiudicata a 2

Una tegola potenzialmente milionaria rischia di abbattersi nuovamente sulla bonifica dell'area ex Ticosa, in potenza sulle casse del Comune di Como e in ultima analisi sul recupero stesso dell'area. Nelle ultime ore, infatti, è emerso che per la...

Una tegola potenzialmente milionaria rischia di abbattersi nuovamente sulla bonifica dell'area ex Ticosa, in potenza sulle casse del Comune di Como e in ultima analisi sul recupero stesso dell'area. Nelle ultime ore, infatti, è emerso che per la "pulizia" in profondità dell'ultima area non ancora bonificata (tutte le altre 12 attendono solo la chiusura burocratica delle operazioni), ossia la cosiddetta "cella 3" del comparto, che di fatto è la parte antistante alla Santarella, potrebbe servire un nuovo intervento tutt'altro che minimo. Anzi, l'ipotesi pressoché certa, al momento, è che - dopo la messa in sicurezza della zona tramite teloni in propilene - si debba procedere innanzitutto con un piano di caratterizzazione per capire dove, cosa e come bonificare; questo per poi attivare le operazioni di pulizia del sottosuolo in profondità, con una spesa che potenzialmente potrebbe oscillare tra i 6-800mila euro e fino 1,2-1,4 milioni di euro nell'ipotesi peggiore. Il tutto, entro l'inizio di marzo, come espressamente richiesto dall'Arpa.

Questo scenario si è aperto la scorsa primavera, quando è emerso che "allo stato attuale, non è possibile portare a collaudo, come previsto dal Piano operativo di bonifica (Pob) approvato dagli Enti di controllo, la cella numero 3, in quando le pareti presentano superamenti per il test di cessione di cui alla Legge 98/2013; e l'asportazione del materiale delle pareti, procedendo ad arretrare le pareti ogni 50 centimetri, come previsto dal Pob, non risulta sostenibile sia in termini di tempo che in termini economici". Una constatazione che ha determinato, il 14 maggio 2015, la convocazione di una Conferenza dei servizi sul caso, così da riunire allo stesso tavolo Comune, Provincia, Arpa e Asl. Il confronto tra gli enti si è dunque protratto fino al 28 settembre scorso. L'obiettivo era la concessione "all'Amministrazione Comunale un periodo di 6 mesi per giungere alla conclusione della bonifica procedendo fin da subito alla messa in sicurezza della cella 3 con teli in polipropilene a bassa densità di 0,6 millimetri, anche nelle more della conclusione delle trattative in essere con Multi Development, per lo sviluppo urbanistico/edilizio dell'area". Quindi, gli enti "hanno concordato un incontro per il mese di dicembre 2015 così da avere aggiornamenti circa il proseguimento delle operazioni di bonifica".

Sempre in quella Conferenza dei servizi, però, si è anche stabilito che "entro il primo marzo 2016 dovranno essere avviate le procedure per la bonifica della cella 3 secondo quanto indicato dalla variante al Pob". E quest'ultima tranche di pulizia, come detto, rischia di aggiungere tra i 600mila euro e il milione e 400mila euro alla spesa condotta dal Comune finora per la bonifica; spesa peraltro già attestata attorno ai 5 milioni rispetto alla cifra messa originariamente a bando di 2 circa. Tutto questo, naturalmente, a meno che - nella migliore delle ipotesi possibili - le trattative riprese tra Palazzo Cernezzi e Multi non siano giunte a un punto talmente buono da convincere i privati ad accollarsi la spesa. Scenario ideale, ma a oggi difficilissimo.

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