Cronaca

"Sharon, bambina mia, esco dal silenzio": la lettera della madre della bimba di Cabiate morta a 18 mesi

La leggono i legali della donna, dando voce al dolore della mamma della piccola, presumibilmente uccisa dal suo compagno

La piccola Sharon

Erano le 18.30 dell '11 gennaio quando Sharon, la piccola di 18 mesi di Cabiate, è stata portata d'urgenza con l'elisoccorso all'ospedale Papa Giovanni XVIII di Bergamo. Si pensava che le fosse caduta in testa una stufetta accidentalmente, almeno così aveva riferito il compagno della madre, un ragazzo di 25 anni, il solo ad essere con lei in casa al momento dei fatti. Ma dopo pochi giorni di indagini, la realtà che è emersa era molto diversa.

Le relazioni preliminari del medico legale, inoltre, hanno smentito le dinamiche inizialmente riferite dall'uomo: il decesso della piccola è stato infatti ricondotto ad alcuni traumi. Traumi recenti ma anche lesioni ed escoriazioni che aprivano la voragine di inaudite violenze subite nel tempo e non solo quel tragico 11 gennaio. Questo ed altro hanno portato alla carcerazione cautelare del compagno della madre. 

Oggi, 15 febbraio, presso il tribunale di Como, erano presenti Lara Citterio e Elisabetta Fontana, gli avvocati che rappresentano la madre della bambina che hanno dato voce ad una straziante lettera, scritta dalla mamma di Sharon.

“Bambina mia, Sharon. Esco dal mio silenzio solo per te. Tu sei nella luce e non mi dimentichi. Tu sei il mio aiuto. Non capisco come, ma tu conosci il cammino per arrivare a me. Dammi la forza di non arrendermi. Stammi accanto ora che ho perso ogni certezza. Ti ho avuta che ero ancora ragazza e hai subito illuminato la mia vita. Ti ho custodita tra le mia braccia e cullandoti mi immaginavo un futuro dove saremmo cresciute insieme, io mamma e tu figlia. Saresti presto diventata anche come una sorella. Ora che un tragico destino ha spezzato i nostri sogni penso al tuo sorriso. Rivedo il tuo volto, accarezzo i tuoi capelli. Come quando mi venivi incontro al ritorno a casa dal lavoro e mi facevi le feste e volevi che, dopo mia mamma, io ti prendessi in braccio per uno scambio di coccole: tu a me e io a te. Quanta dolcezza in te piccola bambina. 
So che anche se non ti vedo ci sei sempre. Sei tra gli angeli e vegli su di me. Ti penso felice. Come quando giocavi serena. Come me ti fidavi e come me sei stata tradita. Non so che cosa possa essere avvenuto in quelle ore in cui eri a casa mentre io ero al lavoro per te e per me, per noi, per poter vivere dignitosamente. E’ stata l’unica volta che non eri con me o con mia mamma e ti ho seguita assiduamente anche se a distanza. Telefonavo ogni ora per sapere cosa facevi e come stavi. 
Quel maledetto pomeriggio dell’11 gennaio ho chiamato tante volte e sono stata ingannata. Mi veniva detto che stavi bene, che era tutto a posto. Ma sentivo nel cuore che c’era qualcosa di sbagliato e ho insistito ancora per accertarmi delle tue condizioni. Mi è stata inviata una foto con il telefonino e sembravi quasi assopita. Ho chiesto spiegazioni e ancora una volta mi è stato detto che non era niente, che ti eri solo fatta un po’ male mentre giocavi. Mi sono allarmata ancora di più e mi è stata mandata un’altra foto dove si vedevano segni sul tuo volto. Mi sono infuriata. Mi scoppiava il cuore. Nonostante le mie insistenti richieste mi venivano date ancora rassicurazioni che andava tutto bene. I mie dubbi e le mie paure si facevano sempre più grandi e ho chiamato mia mamma perché venisse da te, mia piccola bambina, per controllare se davvero era tutto a posto. 
Purtroppo i mei timori si sono rivelati fondati, non quelli di una persona eccessivamente ansiosa ma di una mamma giustamente preoccupata. La Tua NONNA, mia madre, è venuta subito a trovarti e ha capito immediatamente che stavi mali, eri in gravi condizioni e ha chiamato i soccorsi. Mia bambina. Ti hanno portata con l’elicottero in ospedale e poche ore dopo non respiravi più. Improvvisi il freddo e il buio sono calati dentro di me. La persona con cui da pochi mesi avevo messo su famiglia e che diceva di volerti bene continuava a ribadire che ti eri fatta male in un incidente domestico. Nella tragedia si nascondeva invece una crudele, irrazionale, inaccettabile verità. Mia piccola Sharon eri troppo piccola per morire da vittima. E’ scritto che “chi scandalizza anche uno solo di questi piccoli sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina e fosse gettato negli abissi del mare… guai all’uomo per colpa del quale avviene lo scandalo”. Non cerco vendetta ma giustizia. Per te, mia amata creatura. In un pomeriggio ho perso te mia adorata e ho perso la fiducia e il sentimento di chi era al mio fianco. Ho perso tutto. 
Mi stringo a te, piccola mia bambina. Sono tornata figlia dopo essere stata madre. Solo mio papà e mia mamma, e mia sorella, con il loro dolce abbraccio, mi confortano e mi danno ancora una speranza. Ciao Sharon, resta con me”.

Dopo la commovente lettura, parlano gli avvocati:

«Ci fosse stato il minimo dubbio non avrebbe mai lasciato la bambina, si era allontanata per andare a lavorare. Si è fidata, solitamente era la nonna ad occuparsi della piccolina. Nessuno poteva pensare ad una cosa del genere. Dopo l'autopsia la vicenda ha preso una strada che nessuno si poteva aspettare.»

L'avvocato Citterio ci tiene a fare un appello alla città di Cabiate:

«Faccio questo appello alla comunità cabiatese, per stare vicino alla famiglia della piccola non solo al funerale, la cui data non si sa ancora, ma anche dopo per colmare i silenzi che in questo momento sono pesanti. Invito la comunità cabiatese a stringersi in un grande abbraccio».

Conclude l'avvocato Fontana: «È intezione della mamma della piccola, a tempo debito, costituirsi parte civile nel processo penale».

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