Brienno, il giorno dopo le frane

Due case crollate, 200 persone evacuate con i gommoni, auto distrutte, un collegamento stradale strategico completamente interrotto e tanti, tanti danni, la maggior parte dei quali ancora da quantificare. Il giorno dopo la maxi frana il paese di...

 

Due case crollate, 200 persone evacuate con i gommoni, auto distrutte, un collegamento stradale strategico completamente interrotto e tanti, tanti danni, la maggior parte dei quali ancora da quantificare. Il giorno dopo la maxi frana il paese di Brienno, sul lago di Como, sembra essere stato colpito dai bombardamenti. Si cerca di fare un bilancio. Nel dramma c'è una lieta notizia: nessuno si è ferito. Questa è una totale cetezza, non da poco. Non ci sono vittime e probabilmente tra pochi giorni la gran parte degli sfollati potrà tornare nelle loro case. “Stiamo cercando di liberare la viabilità e mettere in sicurezza gli edifici – ha spiegato il comandante provinciale dei vigili del fuoco di Como, Marisa Cesario -. In un paio di fabbricati probabilmente gli abitanti non torneranno a casa mai, perché si tratta di case da demolire in quanto pericolanti o semdistrutte. Ma nel giro di qualche giorno la gran parte delle abitazioni torneranno agibili. Prima, però, dobbiamo essere sicuri che non ci siano più pericoli”.

La statale Regina, si è appreso poi nel tardo pomeriggio di ieri, non potrà essere riaperta fino a questa sera. Alcuni ponti potrebbero essere pericolanti. L'Anas sta provvedendo a rimuovere dai tombini il materiale franato che li ostruisce.

Il questore di Como, Massimo Maria Mazza, ha spiegato che “bisogna assicurarsi che la zona non sia più pericolante, per questo abbiamo evacuato una buona parte dei residenti. Per chi deve oltrepassare il paese diretto in alto lago o verso il capoluogo abbiamo predisposto dei servizi navetta via lago”. Il paese d Brienno, dove è caduta la più grossa delle sette frane, è sotto shock e non è un modo di dire. E' vero, non ci sono vittime né dispersi, ma per questo piccolo borgo in riva al Lario si tratta di una vera e propria sciagura. Nella strada principale si lavora senza sosta. A fianco agli uomini della protezione civile e delle forze dell'ordine, si danno da fare anche gli stessi residenti. Qualche anziana signora piange e si dispera. I pochi abitanti rimasti in paese o sono con le gambe immerse nel fango fino al ginocchio, intenti a dare una mano ai soccorritori, o si riposano sulla piccola veranda del bar, punto di riferimento della collettività briennese anche in queste ore difficili.

Una cosa così non si era mai vista da queste parti. La Provincia di Como ha chiesto lo stato di calamità naturale.”Il paese è scioccato – commenta il sindaco di Brienno Patrizia Nava, – non potrebbe essere altrimenti. Sono, però, sicura che tutti sapranno reagire bene. Anzi, sono orgogliosa nel vedere come e quanto tutti si stiano dando da fare”.

Eppure qualche campanello di allarme in passato c'era già stato. Proprio su questo tratta di strada che taglia la valle del Canova, da cui è scesa la frana che hga travolto case e auto l'altro ieri, era caduto un masso due anni fa. Non un caso isolato. Altre volte sassi più piccoli sono franati fino a raggiungere la carreggiata della statale Regina, ma nulla che potesse far presagire un disastro di queste proporzioni.

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