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Accusò Rosa e Olindo: Astori contro la revisione del processo

Nota stampa del pm della strage di Erba, oggi procuratore della Repubblica di Como facente funzioni

Contro l'ipotesi di revisione del processo della strage di Erba prende posizione, apertamente, l'allora pm che accusò Rosa Bazzi e Olindo Romani. Massimo Astori, oggi procuratore della Repubblica di Como facente funzioni, ha firmato una articolata nota stampa in cui oltre a passare in rassegna alcuni punti salienti che hanno caratterizzato le condanne nei tre gradi di giudizio, esprime, a nome della procura lariana, forti perplessità sui presupposti della eventuale revisione del processo.

Condanna in tre gradi di giudizio

Nel corso delle tre fasi di giudizio svolte nel pieno rispetto delle garanzie processuali e con la costante partecipazione della difesa, ricorda Astori, i giudici hanno più volte affermato "la correttezza dell'operato del pubblico ministero e dell'Arma dei carabinieri, che, nella fase delle indagini preliminari, hanno raccolto prove materiali, documentali, dichiarative, scientifiche e logiche incontestabili (non certo le sole confessioni)", affermando anche "l'irrilevanza delle argomentazioni di segno opposto". 

"Quanto alla fase dibattimentale- aggiunge Astori - le istanze di rimessione ad altro giudice e di ricusazione coltivate dalle difese, dirette a mettere in dubbio l'imparzialità e la serenità di giudizio della Corte d'Assise di Como, sono state ugualmente respinte dalla settima sezione della Corte di Cassazione con due distinte pronunce del 16 luglio 2008 e del 30 settembre 2008. A ciò si aggiunga che, anche dopo che le condanne all'ergastolo sono divenute definitive, i giudici competenti, chiamati più volte ad esprimersi, hanno nuovamente sottolineato l'assenza di alterazioni della genuinità delle fonti di prova, certificato la trasparenza dell'attività di raccolta del materiale probatorio (in particolare delle confessioni, delle dichiarazioni di una parte offesa, delle tracce biologiche), riconosciuto, infine, la corretta acquisizione degli elementi d'accusa". 

Respinte tutte le precedenti richieste di revisione

Dal 2015, del resto, ai tre gradi di giudizio ordinario e ai due giudizi incidentali ricordati, sono seguite numerose altre pronunce giurisdizionali su corpose istanze difensive tendenti ad ottenere nuove indagini e un giudizio di revisione. "Tali istanze - puntualizza Astori - sono state ritenute prive di qualsiasi novità e di attitudini probatorie significative, semplicemente esplorative e inammissibili e quindi integralmente rigettate dai giudici aditi". 

I magistrato del tribunale di Como, inoltre, menziona gli accertamenti eseguiti nel 2020, conclusi senza novità: "Agli interventi giurisdizionali si sono aggiunti, nel 2020, accertamenti ispettivi ministeriali presso gli uffici di procura Como, in seguito ad ulteriori segnalazioni di asserite irregolarità nelle operazioni di intercettazioni ambientali effettuate nel corso delle indagini. L'Ispettorato ha acquisito l'intero fascicolo processuale ed effettuato approfondimenti anche di natura tecnica senza formulare alcun rilievo". 

Le confessioni

"Ancora, va sottolineato che la difesa, la quale ha assistito i due imputati per tutta la cruciale fase delle indagini preliminari ed ha ripetutamente incontrato i propri assistiti - tiene a precisare Astori - non ha mai avanzato, in tale fase, doglianze sulle modalità delle stesse e in particolare degli interrogatori e della condotta tenuta da tutto il personale coinvolto (magistrati, operatori di polizia giudiziaria, polizia penitenziaria). Infine: le confessioni della strage sono state dettagliate sino alla descrizione di ogni minimo e più atroce particolare". Le confessioni agli inquirenti, afferma il magistrato lariano, sono state inoltre "seguite, nei mesi successivi, da ulteriori dichiarazioni confessorie a più interlocutori e persino da appunti manoscritti contenenti chiare ammissioni vergati da Olindo Romano e datati 4 aprile 2007, 5 maggio 2007, 12 giugno 2007,18 giugno 2007, 23 agosto 2007, 4 settembre 2007, 6 ottobre 2007 (più altri quattro senza data) e da una lettera. Tali scritti sono stati minuziosamente analizzati, oltre che dalla Corte d'Assise di Como, dalla sentenza della Corte d'Assise d'Appello di Milano". 

La ritrattazione delle confessioni

La ritrattazione, per Astori, sarebbe stata "il frutto di un cambio di strategia processuale". A tal proposito il comunicato del magistrato cita le parole della Corte d'Assise d'Appello di Milano: "Non si è trattato di una decisione dovuta ad un ripensamento complessivo, ma ad un completo cambio di strategia, sembra, questo sì, indotto da altri". La Corte d'Assise d'Appello ricorda che lo stesso Olindo Romano aveva scritto quanto segue: "Gli avvocati vogliono rispondere anche loro con la carta stampata, troveranno penso un giornale che abbracci la nostra causa ma hanno chiesto se voglio scrivere qualche pezzo anch'io che poi verrà pubblicato - seminare dubbi incertezza caos nella stampa che ci è contro e agli imbecilli colpevolisti". 

L'istanza di revisione

Astori afferma che "in base alle considerazioni svolte in precedenza non stupisce che le difese intendano legittimamente riproporre nuove iniziative giudiziarie, né ovviamente che gli organi di informazione svolgano il loro prezioso servizio; che ci si annuncino nuove prove difensive, in realtà riletture di materiale già ampiamente analizzato e prive di qualsivoglia elemento di novità". 

"Stupisce invece - continua Atpori nella nota stampa inviata a nome della procura di Como - che la proposta di revisione, frutto dell'iniziativa individuale di un sostituto procuratore generale della procura generale presso la Corte d'Appello di Milano (l'ufficio che a suo tempo aveva chiesto la conferma delle condanne all'ergastolo nel giudizio di appello), sia stata rapidamente ed integralmente divulgata, prima della sua trasmissione all'Autorità competente a valutarla e prima di un suo eventuale uso processuale". Stupore viene espresso anche in merito al fatto che "la premessa dell'atto menzioni la collaborazione delle difese e il ricorso a non meglio precisate 'fonti aperte'" e che nell'atto siano contenute espressioni quali "contesto che definire malato è un eufemismo" e "condanna pronunciata in conseguenza di falsità in atti".

Accuse respinte

Tra le espressioni contenute nell'istanza di revisione che hanno sollevato la ferma reazione di Astori ci sono anche frasi come "uso pesante di fonti di prova come 'grimaldelli' per convincere i fermati a confessare"; "contestazioni ai limiti della correttezza... metodi o tecniche idonee a influire sulla libertà di autodeterminazione o ad alterare al capacità di ricordare e di valutare i fatti"; "manipolazioni da parte dei Carabinieri"e altre frasi simili". 
"Le espressioni sopra riportate - commenta il procuratore della Repubblica di Como facente funzioni - contengono accuse di condotte abusive ed illegittime, se non di veri e propri reati, a carico di magistrati della Procura di Como, a distanza di 16 anni dai fatti, senza giustificazione alcuna. La procura della Repubblica di Como in questi 16 anni si è consegnata a un doveroso quanto rigoroso silenzio, guidata dal rispetto della legge, delle parti processuali e degli stessi condannati. La procura - conclude Astori - auspica che altrettanto rispetto sia adottato, nelle forme e nei contenuti, da tutti coloro che si accostano a questa drammatica vicenda, al cui fondo rimane il profondo dolore di chi ne è stato colpito. Tutelerà comunque, nelle sedi e con le forme opportune, l'immagine dell'Ufficio, a difesa dei singoli magistrati e della loro correttezza professionale". 
 

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