Lunedì, 14 Giugno 2021
Cronaca

Traffico di migranti e armi dai Balcani al nord Europa: sgominata banda, fermati 2 uomini di Dongo e Gravedona

17 le persone fermate dai carabinieri di Palermo: avevano rapporti con la mafia e col gruppo paramilitare albanese Nuovo UCK, legato ad ambienti jihadisti

Una delle immagini dell'operazione

Trafficanti di armi da guerra ed esseri umani dai Balcani verso il Nord Europa e la Svizzera attivi anche a Como. Sono 17 le persone fermate lunedì 2 luglio 2018 dai Carabinieri del Nucleo Informativo di Palermo, su disposizione della Direzione distrettuale antimafia Dda, accusate, a vario titolo, di associazione per delinquere transnazionale finalizzata al favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, al traffico di armi da guerra e al riciclaggio di diamanti, oro e denaro contante. L'organizzazione criminale aveva rapporti con Cosa nostra, a cui vendeva armi, e col gruppo paramilitare albanese Nuovo UCK, legato ad ambienti jihadisti.
Tra loro anche due uomini della provincia di Como, come scrive PalermoToday: si tratta di un 48enne di Gravedona, F.M, le sue iniziali, e di un 52enne nato a Bellano, ma residente a Dongo, T.M.M. le iniziali


L'organizzazione gestiva i viaggi dei migranti sulla rotta balcanica. Attraverso l'Italia, decine di persone, grazie alla banda, hanno cercato di raggiungere la Svizzera e il nord Europa. La struttura criminale, che faceva capo ad indagati residenti a Palermo, ha sviluppato la sua operatività anche nelle provincie di Sondrio, Como, Pordenone e Siena, oltre che in Svizzera, Germania, Macedonia e Kosovo. 

L'indagine

L'operazione ha messo in luce gli incroci pericolosi tra la mafia palermitana con un organizzazione criminale balcanica e con i membri del gruppo paramilitare albanese “Nuovo Uck”, per la cessione di armi da guerra. Un triangolo tra Palermo, la Germania e il Kosovo che ha portato al fermo di 17 persone. 

Tutto è iniziato nel dicembre del 2016, quando i carabinieri hanno iniziato a monitorare F.L., macedone, uno dei personaggi chiave dell'inchiesta. L'uomo aveva contatti con uno dei fermati palermitani ed era stato posto sotto osservazione. Gli investigatori infatti avevano sospettato che il macedone trafficasse armi dall’area balcanica, riciclasse denaro provento di rapine e immettesse nel mercato italiano valuta estera di provenienza illecita.

Indagando sui due i carabinieri si sono trovati di fronte uno scenario di respiro internazionale. Da qui gli approfondimenti tecnici che hanno fatto decollare l'inchiesta. E' nata un'attività di cooperazione internazionale di polizia e giudiziaria con le autorità svizzere, tedesche, macedoni e kosovare che hanno consentito di documentare l’interesse del sodalizio criminale in vari settori come il traffico di clandestini. "E' emerso il ruolo due distinte strutture criminali, finalizzate al favoreggiamento dell’ingresso clandestino in territorio nazionale e in altri paesi dell’Unione Europea, di un numero indeterminato di persone tutte provenienti dall’area balcanica in cambio di denaro", dicono i carabinieri.“

L'operazione dei carabinieri di Palermo: il video

Le organizzazioni criminali smantellate

La prima era diretta da un gruppo di kosovari, alcuni dei quali resdienti in Italia e Svizzera, la seconda, la cui nascita è stata documentata “in diretta” dalle investigazioni, è risultata formata invece da due palermitani e due macedoni.

Secondo quanto riferito dall'Ansa, l'associazione di kosovari reclutava i migranti da mandare, attraverso la rotta balcanica, verso l'Italia. I complici portavano in auto i profughi in Svizzera. Grazie ai protocolli di cooperazione internazionale con la Polizia Cantonale Svizzera e grazie alla collaborazione con personale del Nucleo Informativo di Venezia, si sono documentati due distinti episodi di ingresso illegale di migranti in Italia nel 2017. Per arrivare oltre confine si pagavano 3mila euro a testa. Uno dei fermati durante la guerra nei Balcan, faceva parte di un gruppo paramilitare dell'UCK albanese.

La seconda organizzazione criminale, gestita a Palermo un macedone e un italiano, reclutava cittadini slavi da far entrare in Italia con falsi contratti di lavoro. Con loro collaborava un pregiudicato che aveva fornito la sua disponibilità a trovare una società compiacente in grado di assumere fittiziamente gli stranieri per consentire loro di ottenere un permesso di soggiorno per motivi di lavoro e, di conseguenza, ottenuti i documenti, permettere agli stranieri di trasferirsi in altri stati dell’Unione Europea.

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