Spaccio di droga tra provincia di Como, Lecco e Brianza: sgominata banda

5 persone arrestate e 7 ancora ricercate

Gli arresti a Lecco

Una banda che si era spartita il territorio dello spaccio di droga tra le province di Como, Lecco e Monza Brianza: è quella sgominata dalla polizia lecchese che ha eseguito 5 arresti, mentre 7 persone sono ricercate e per due è scattato l'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria in seguito alle ordinanze emesse dai giudici per le indagini preliminari dei Tribunali di Lecco e Como. In totale  sono 12 le misure cautolari di custodia in carcere emesse e 5 gli obblighi di firma.

Il video delle perquisizioni e degli arresti


Call center della droga

Come scrive Lecco Today, un vero e proprio call center, attivo ventiquattro ore su ventiquattro e sette giorni su sette, che raccoglieva le richieste dei consumatori di varie province lombarde e poi procedeva alla consegna delle sostanze stupefacenti. Ampia e variegata l'organizzazione criminale smantellata dalla Squadra Mobile della Questura di Lecco guidata dal Dirigente Danilo Di Laura, che ha illustrato, insieme al Capo di Gabinetto Andrea Atanasio, le indagini che hanno portato, nella mattinata di giovedì 27 settembre 2018, all'esecuzione di sette misure cautelari (cinque custodie in carcere e due sottoposizioni agli obblighi di presentazione alla Polizia Giudiziara).

Una rete di spacciatori di cocaina, eroina e hashish che si era divisa una vasta area tra i comuni di Erba, Cantù, Inverigo e Carugo; Lecco e Barzio; Verano Brianza, Monza, Arosio e Lissone; Briosco e Nibionno.

Il giro d'affari ricostruito dagli inquirenti è di circa 300mila euro, provento delle ottomila dosi di stupefacenti vendute, ma è logico pensare che il "giro" fosse stato ben più ampio: saranno le indagini ancora in corso a fare ulteriore luce sull'oscura a ampia vicenda criminale.
 

Operazione "Viale"

L'indagine era partita dopo che la Squadra Mobile di Lecco aveva trovato uno degli indagati nel comune di Olginate in possesso di 21 dosi di cocaina e 700 euro in banconote di piccolo taglio: da qui erano iniziate le intercettazioni telefoniche e la ricostruzione di un ampio giro d'affari. Accertata dal 2017 al 2018 la cessione nel complesso di circa 8mila dosi di droga per un giro d'affari di circa 300mila euro. Dalle ricostruzioni è emerso che la cocaina veniva venduta in dosi da circa 0,5 grammi al prezzo di circa 40 euro ciascuna, un prezzo decisamente concorrenziale, che favoriva la radicalizzazione delle varie batterie sul territorio.
La banda utilizzava il metodo del cosiddetto "call center" che consentiva agli spacciatori di assicurare un servizio 24 ore su 24 ai clienti senza esporsi continuamente durante la vendita di stupefacenti. 

Gli arresti

Alla conclusione dell’intensa attività d’indagine e in seguito alle richieste dei PM, i G.I.P. dei Tribunali di Lecco e Como hanno emesso le ordinanze di custodia cautelare, per un totale di dodici custodie in carcere e cinque obblighi di firma. I cittadini magrebini e clandestini, arrestati nella mattinata di martedì, sono stati identificati in A. D., classe 1989, M. E. H., classe 1988, Y. M., classe 1983, M. B., classe 1988 e R. A., classe 1992. Due i sottoposti agli obblighi di firma: si tratta di C. C., classe 1998, e Y. Z., classe 1988. Ancora in corso le ricerche degli altri catturandi, mentre gli arrestati sono stati portati in carcere, dove sono a disposizione dell’Autorità Giudiziaria. 

«In Italia per guadagnare prima della fuga»

Le difficoltà nel proseguire le indagini hanno una motivazione, come illustrato dal Dirigente Di Laura: «I delinquenti di nazionalità magrebina vengono in Italia per spacciare, fare soldi facili in breve tempo e poi investire i proventi a casa loro, comprando abitazioni e aprendo attività commerciali. Tanti, infatti, sono tornati in Marocco e per questo sono attualmente irrintracciabili. Passano in Italia poco tempo e con il solo intento di incamerare quanto più denaro possibile prima del ritorno in Patria». Altri filoni dell'inchiesta sono attualmente in fase di sviluppo con le procure di Milano, Varese e Monza Brianza. 

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