Cronaca

Anac, Comune, Regione e deputati a Palazzo Chigi: si decide il futuro del lungolago

Mercoledì sarà probabilmente uno dei giorni più importanti da molto tempo a questa parte per la politica comasca e - ancora di più, ovviamente - per i cittadini di Como e la città intera.  Quel giorno, infatti, a Palazzo Chigi è stato fissato...

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lucini-maroni-convenzione-paratie-2Mercoledì sarà probabilmente uno dei giorni più importanti da molto tempo a questa parte per la politica comasca e - ancora di più, ovviamente - per i cittadini di Como e la città intera. Quel giorno, infatti, a Palazzo Chigi è stato fissato l'incontro sul futuro del cantiere delle paratie tra le uniche persone che hanno qualche chances di sbloccare l'impasse.

Saranno dunque seduti allo stesso tavolo il direttore della Struttura di missione contro il dissesto idrogeologico e per lo sviluppo delle infrastrutture idriche, Mauro Grassi - uomo diretta emanazione di Matteo Renzi, che ieri abbiamo intervistato qui - il sindaco di Como, Mario Lucini, i rappresentanti della Regione Lombardia (pressoché sicuramente il governatore Roberto Maroni, ma non abbiamo l'ufficialità), i due parlamentari lariani del Pd, Chiara Braga e Mauro Guerra, e l'uomo che forse davvero più di chiunque può dare pollice verso o pollice alzato per una ripresa anche parziale dei lavori: il presidente dell'Autorità Nazionale Anticorruzione, Raffaele Cantone. Ovvero, colui che - da magistrato e poi tramite la sua struttura - ha "distrutto" la terza perizia di variante elaborata da Comune e Regione per le paratie ma che è forse il solo a poter indicare se esistono binari di legge in cui incanalare in temi "umani" un riavvio del cantiere sul lungolago (ovviamente nel rispetto dell'inchiesta penale aperta anche dalla Procura dell Repubblica di Como).

grassi-2D'altronde, lo spirito dell'incontro è stato chiarito dallo stesso Mauro Grassi 24 ore fa: valutare ogni strada possibile per sottrarre il cantiere all'infernale oblio in cui è finito tra stop (dal 2012), esplosione dei costi (arrivati a circa 33 milioni di euro), incertezze tecniche sul completamento (un progetto approvato definitivamente ancora non c'è) e inchieste giudiziarie. Una delle chiavi, sempre rifacendosi alle parole di Grassi, potrebbe essere l'urgenza anche per lo Stato stesso di completare un cantiere che venne finanziato e progettato anche per garantire la sicurezza di Como e dei comaschi in caso di esondazioni: inutile dire che, sebbene ormai rare come noto, se mai si dovesse verificare un evento eccezionale e le paratie fossero ancora ridotte allo scheletro attuale, i guai (anche legali) potrebbero travolgere tutti i protagonisti presenti e passati da Como e Roma passando per Milano.

In secondo luogo, sarà affrontato il tema del possibile frazionamento della terza perizia di variante bocciata da Anac in almeno due parti: una che mantenga almeno parzialmente l'impianto già ipotizzato per il completamento delle opere strutturali sebbene ridotta ampiamente nei costi; la seconda tramite il possibile stralcio di tutti gli arredi superficiali e le finiture della futura passeggiata, da assegnare tramite un nuovo appalto.Altro nodo sarà però certamente rappresentato dal ruolo centrale che per ogni mossa riveste l'azienda, Sacaim, che ha già presentato riserve per 11 milioni a Palazzo Cernezzi e che si trova a convivere con uno stop forzato dal dicembre 2012 (fermo lavori che secondo la consigliera Ada Mantovani potrebbe costare carissimo al Comune).

paratie-19feb16-9In questo quadro andranno certamente affrontati pure i temi dei ruoli vacanti in Comune per Responsabile unico del procedimento e direttore dei lavori, viste le dimissioni dai ruoli di Antonio Ferro e Pietro Gilardoni nel marzo scorso, e l'eventualità di un commissariamento dell'opera. Ipotesi, questa, che non sembra la più gradita a nessuna delle parti ma che in ipotesi potrebbe verificarsi con la presa in carico dell'opera da parte della Regione (che potrebbe poi assegnarne il completamento a Infrastrutture Lombarde).

Mercoledì prossimo, comunque, qualcosa in più si potrà sapere. E chissà che, dopo 8 anni di calvario, non si accenda un lumino in fondo al tunnel.
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