Cronaca

Amura e Frangi: "Via il Comune dalla gestione diretta di Villa Olmo e delle mostre"

"Togliamo l'attore pubblico di mezzo da Villa Olmo". Questa frase del direttore dell'Accademia Galli e direttore della neonata Fondazione Volta è la sintesi di un pensiero che ha letteralmente dominato l'incontro andato in scena alla stessa...

"Togliamo l'attore pubblico di mezzo da Villa Olmo". Questa frase del direttore dell'Accademia Galli e direttore della neonata Fondazione Volta è la sintesi di un pensiero che ha letteralmente dominato l'incontro andato in scena alla stessa Galli oggi alle 18. Perché, di fatto, al di là di molti spunti diffusi nati dal dibattito, la vera novità che si è delineata in quella sede è una: spostare il baricentro della gestione di Villa Olmo, con annesse mostre, dal Comune di Como a una generica fondazione di partecipazione (soggetto di diritto privato, con soci pubblici). Che poi, a Como, nella pratica, altro non è che la stessa Fondazione Volta diretta da Amura e presieduta dal presidente di Confcooperative, Mauro Frangi.

In termini temporali, a dire il vero, ad aprire la via a questa discussione è stato Angelo Crespi (qui il suo mostruoso curriculum) che prima ha letteralmente demolito la mostra in corso a Villa Olmo "Com'è viva la città" definendola "intellettualistica e sbagliata nel posto sbagliato", affermando che "non verrebbe nessuno nemmeno se fosse in centro città" e poi lanciando il grande tema del fallimento del pubblico nella gestione dei grandi poli culturali italiani. Sorprendente, subito, è stata per certi versi la risposta dell'assessore Luigi Cavadini, che ha ammesso che il percorso della mostra di Villa Olmo "ha una connotazione forse fin troppo museale", ha aggiunto che "l'idea di un percorso culturale a pagamento ancora non è passata a Como" ma soprattutto - sul tema di una possibile gestione fuori da Palazzo Cernezzi di dimora e grandi eventi collegati - si è detto "d'accordo, poiché la gestione deve effettivamente passare da una nuova visione; basti pensare che oggi in termini economici come Comune possiamo gestire il 20% del budget del 2009 e per questo siamo costretti ad andare sempre più a reperire finanziamenti da sponsor e altre istituzioni che però stanno calando. Una fondazione di partecipazione? Concordo".

E proprio dal tandem alla guida della Fondazione Volta, come si accennava, ecco arrivare il doppio outing. Amura si è spinto fino all'obiettivo di "togliere Villa Olmo dalla mano pubblica, che oggi ha problemi di investimenti, di spese correnti, di altri vincoli. L'attore pubblico va tolto di mezzo". E poco dopo ecco il presidente della Fondazione Volta affermare che "la Fondazione di partecipazione ce l'abbiamo - intendendo proprio quella che presiede - La politica, che pure secondo me dovrebbe decidere e contare di più per le scelte di fondo, deve solo decidere in quale direzione mandarla. Concordo, comunque, sull'obiettivo di togliere la mano pubblica da Villa Olmo per farne un centro di nuova imprenditorialità".

Insomma, a voler essere brutali, un "commissariamento" del Comune di Como come unico centro decisore e gestionale della dimora, prossima alla riqualificazione da 5 milioni di euro. Sarà questo - verso una gestione sempre più privatistica - il futuro di Villa Olmo e delle mostre, più o meno grandi al suo interno?

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