Cronaca

Ai confini della realtà: dopo pranzo non si ripresenta la ditta per smontare la casetta

Gli aggettivi per la vicenda-casetta sono finiti, resta la cronaca. Difficile iniziare diversamente l'ennesimo articolo su una vicenda che fa arrossire anche soltanto nel descriverne i vari passi. Ma, per quanto ormai la soglia...

Gli aggettivi per la vicenda-casetta sono finiti, resta la cronaca. Difficile iniziare diversamente l'ennesimo articolo su una vicenda che fa arrossire anche soltanto nel descriverne i vari passi. Ma, per quanto ormai la soglia dell'inverosimile sia sfumata da tempo in un etereo punto di domanda, anche l'ennesimo atto pubblico della storia lascia a bocca aperta: dopo il forte ritardo con cui si era presentata al mattino, dopo le prime placide operazioni di apertura condotte a colpi di due cacciaviti, dopo la pausa pranzo, la ditta incaricata dal Comune di procedere alla rimozione della casetta sul lungolago non si è più ripresentata. Svanita. Sparita nel nulla. Per la rabbia e l'incredulità del dirigente del settore Urbanistica di Palazzo Cernezzi, Giuseppe Cosenza, sul lungolago da stamattina a seguire le operazioni e trovatosi di fronte all'ennesima, incredibile sorpresa. Le ragioni della mancata riapparizione dei due operai sono ancora in fase di accertamento da parte dell'amministrazione e al momento non sono pubblicamente note. Ne daremo conto nel caso in cui maturassero ufficialmente.

Resta il fatto che a Palazzo Cernezzi - o meglio, ai dirigenti di Palazzo Cernezzi - non è rimasto altro che trovare rapidamente un'altra azienda (con l'appoggio di Como Servizi Urbani) a cui far proseguire lo smontaggio. Smontaggio per ora ancora limitato all'interno della casetta mentre nel frattempo - con il passare dei minuti - aumentano le possibilità che dai giudici del Tar di Milano arrivi la sospensiva richiesta dai privati per bloccare la rimozione. Evento che, se si verificasse come è ritenuto probabile da molti, aprirebbe l'ennesima pagina interrogativa sull'esito della contesa, ormai giunta a livelli di ferocia reciproca tra amministrazione e privati.

Nel momento in cui da Milano venisse intimato lo stop allo smontaggio, come già si diceva stamane, sarebbe da valutare a che punto è arrivata l'operazione e se sia ancora possibile fermarla prima dell'eliminazione totale della struttura dal lungolago. Poi, l'appuntamento successivo sarebbe per l'udienza nel merito della querelle legale, verso fine giugno. Si potrà capire, allora, se la casetta aveva diritto o meno di stare lì e, di converso, se il Comune (e centinaia di comaschi con esso) avevano ragione nel chiederne la rimozione.

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