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A Como il ciclone politico Landini. Parte da sinistra e si abbatte furioso su Renzi

Il segretario nazionale della Fiom Maurizio Landini non starà creando un partito, come ha ripetuto innumerevoli volte anche oggi a Como all'attivo dei delegati della Cgil. Ma un dato di fatto c'è: mezz'ora di discorso così intrinsecamente politico...

Il segretario nazionale della Fiom Maurizio Landini non starà creando un partito, come ha ripetuto innumerevoli volte anche oggi a Como all'attivo dei delegati della Cgil. Ma un dato di fatto c'è: mezz'ora di discorso così intrinsecamente politico e così unicamente diretto a contestare il governo Renzi e le sue politiche del lavoro, oggi forse non si sarebbe sentita nemmeno da Silvio Berlusconi o Matteo Salvini.

Ad ogni modo, il leader della Fiom è arrivato alla Biblioteca di piazzetta Venosto Lucati accolto come una star. O come un leader di partito vecchio stampo: ali di folla, nucleo di giornalisti, strette di mano, sorrisi, foto, acclamazioni. E la sala prenotata dal sindacato era - cosa rara - stracolma. Lui, anche se un po' di fretta ("Scusate, ma senò perdo il treno e devo tornare in serata a Roma"), ha dunque sfoderato le sue armi migliori (almeno per i sostenitori): voce alta, vorticoso gesticolio e una grande piattaforma politico-sindacale a sostegno della sua nuova creatura, la Coalizione sociale. "Non è un partito - ha subito risposto Landini ai cronisti - Certo, è un modo per fare politica ma per riunire il mondo del lavoro, per allargare la rappresentanza del sindacato oltre i lavoratori dipendenti, anche alle partite Iva e persino ai datori di lavoro che ci staranno. Fare politica è una cosa, ma fare un partito è diverso. Tutti fanno politica, ma è il momento di farla per coloro che oggi non hanno rappresentanza in Parlamento, che lavorano e pagano le tasse, che grazie al Jobs Act vedono aumentare la precarietà e diminuire le tutele e i diritti a causa delle politiche del governo. E diciamocelo chiaro: o le leggi le cambia il Parlamento, oppure si devono trovare altri strumenti. Anche il referendum se necessario". landini-16mar15-3Pesanti e ripetuti gli attacchi al governo e al premier Matteo Renzi nello specifico. Si è andati dalla definizione sarcastica e velenosa di "genio di Firenze", fino al parallelo tra la sua neonata Coalizione sociale e "la coalizione sociale fatta dal governo con Confindustria, che fa passare ogni legge che vuole, e con le grandi banche, mentre Renzi gioca a fare il Berlusconi e vorrebbe rinchiuderci in un perimetro per non disturbarli. Ma non andrà così". Applausi. E poi ancora: "Questo governo non ha il consenso della maggioranza delle persone che lavorano. E allora spetta alla Fiom, alla Cgil costruire una nuova rappresentanza di tutte le forme del lavoro, non soltanto quello dipendente. Abbiamo bisogno di una fase straordinaria perché la gente è lontana dalla partecipazione politica, la metà degli italiani non va a votare, le tutele e i diritti dei lavoratori sono sempre meno. Sta passando, sul lavoro come a scuola e in molti altri settori, una logica padronale che rappresenta soltanto l'impresa e non il lavoro e i lavoratori. Dobbiamo riattivare nella testa della gente la necessità di essere rappresentata. E diciamo a Renzi e al governo: noi non molliano, noi teniamo più di te".

Infine, ecco l'appello alla mobilitazione per l'iniziativa già in programma il 28 marzo prossimo in piazza del Popolo a Roma ("Dovremo essere tantissimi") e l'invito anche alle stesse Fiom e Cgil a cambiare pelle: "Deve esserci un ricambio, le nostre risorse si devono muovere, si deve tornare sul territorio. Anche il sindacato deve cambiare".

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