Cronaca

Attacco a Renzi ma abbraccio a Lucini, Pd e Como Civica: il rischiatutto di Paco-Sel

E' uno snodo fondamentale, in prospettiva voto 2017, quello che domani sera vedrà approdare in consiglio comunale la discussione della mozione di sfiducia al sindaco Mario Lucini. E non lo sarà tanto per l'esito, che appare scontato visto che ben...

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Alla discussione della sfiducia si arriva ovviamente per iniziativa dell'opposizione ma con il "rinforzo" di alcuni infortuni di maggioranza serissimi e che in qualche modo hanno corroborato ulteriormente una mozione quasi "inevitabile" in virtù dello tsunami che da settimane travolge i governanti (il voto su Acsm Agam con ben 5 voti in libera uscita dalla coalizione, l'addio definitivo alla compagine di Eva Cariboni e la firma sulla sfiducia del dem Gioacchino Favara sono - tra molti - i passaggi più eclatanti). In questo quadro, con una maggioranza che come insieme offre certamente un'immagine piuttosto sfilacciata, bisogna però riconoscere che alcune posizioni - condivisibili o meno - hanno il pregio della chiarezza già da tempo.

andrea-luppiL'ala pretoriana ampiamente maggioritaria del Pd - e comunque quasi sempre capace finora di minimizzare negli effetti pratico-politici, quando non di relegare nel folklore i distinguo del fronte interno più borbottante in consiglio - dal primo minuto ha giurato una fedeltà politica al sindaco e alla giunta assolutamente granitica. Posizione talora al confine con il fanatismo, che lo stesso segretario provinciale dem, Angelo Orsenigo, ha criticato qualche giorno fa con questa intervista, ma che alla fine continua rivelarsi il perno di ogni decisione e la vera bussola per il mantra "andare avanti".

Marco-TettamantiSullo stesso piano, o persino con maggiore ferrea convinzione, si pone Como Civica, altro vero asse portante della maggioranza in Comune. In 4 anni non si ricorda a memoria d'uomo una sola, minima, percettibile forma di dissenso da qualsivoglia scelta essenziale dell'esecutivo. Qualunque sia stato il voto da esprimere o la scelta da compiere - e certamente in tutte quelle dirimenti - gli esponenti di Como Civica hanno tradotto ogni indicazione dell'esecutivo in sostegno compatto, formando il famoso "assetto a testuggine" assieme ai pretoriani dem.

Chi si è quindi rivelato in alcuni casi l'ago della bilancia - anche con coraggio - se non per determinare almeno per influenzare nettamente il dibattito politico nel centrosinistra su alcune scelte, è stata la sinistra incarnata dai due consiglieri di Paco-Sel, Celeste Grossi e Luigino Nessi, oltre che dall'assessore (molto più coperto, però, in tema di prese di posizione pubbliche), Bruno Magatti. Due esempi di peso: l'astensione sull'assestamento di bilancio che nel novembre scorso infilò a forza nel bilancio 2015 i 700mila euro per il centro unico di cottura poi naufragato e il voto contrario sulla delibera Acsm Agam (ma anche ai tempi del monumento di Libeskind, per citare una vicenda-simbolo dell'amministrazione Lucini, consiglieri e assessore espressero dubbi e contrarietà apertamente, così come sull'ipotesi di autosilo interrato in viale Varese). Insomma, nell'ambito di un'appartenenza coerentemente mai messa in discussione al patto politico delle elezioni 2012, Paco-Sel non ha lesinato bagliori di forte autonomia rispetto alla giunta o a scelte ritenute sbagliate e ha fatto seguire fatti concreti alle proprie contrarietà. Ora, però, tutto questo rischia di essere fagocitato dal voto di lunedì sera.

bruno-magattiQuesto perché se è vero che un certo percorso del trio Grossi-Nessi-Magatti è stato segnato da una reale differenziazione dagli alleati pur nell'unione della coalizione, nel momento in cui i due consiglieri - come rivendicato ripetutamente in questi giorni - voteranno convintamente contro la mozione di sfiducia al sindaco, è altresì vero che le ragioni per cui questo avverrà dovranno essere esplicitate dagli interessati con argomentazioni e temi oggi difficili da immaginare.

La lista - più in aula che in giunta - nel corso soprattutto degli ultimi mesi ha speso molte delle proprie energie per mettere paletti e freni a quelle che soltanto pochi giorni fa (con questo discorso pronunciato in consiglio) la consigliera Grossi denunciava come "meschinità" prevalenti su un disegno politico (caso Acsm Agam e strascichi), invitando poi il centrosinistra pretoriano e la giunta a "essere credibili" davanti ai cittadini e denunciandone la tendenza a farsi "depositari della verità".

paratie-19feb16-4Ma ora, con un'amministrazione travolta da inchieste giudiziarie, fallimenti conclamati in tema di paratie, maggioranza che perde pezzi e che pare orientata alla conservazione di se stessa essenzialmente per assenza di alternative oltre che per portare i nastri delle piazze in campagna elettorale, dall'ala sinistra della coalizione sembra destinata a risuonare in aula una dichiarazione di fiducia verso Lucini che apre solo due possibilità per i prossimi 12 mesi: un'assunzione totale di corresponsabilità con il Pd lealista e con Como Civica su qualsiasi passo politico-amministrativo già compiuto o ancora da compiere da giunta e maggioranza; oppure l'espressione di un voto orientato a non chiudere il mandato per ragioni squisitamente tattiche, ritenendo la prova di fedeltà durante la discussione sulla sfiducia come un mero intervallo prima di riprendere la corsa al distinguo permanente nel tentativo di salvare la teorica "differenza a sinistra" rivendicata finora.

Matteo Renzi a Como (fotogallery by Fabrizio Comerio)In conclusione, il fatto che una forza di sinistra non voglia essere responsabile della fine della prima esperienza di centrosinistra al governo della città dopo molti anni è comprensibile, sia sul lato umano che politico. Che però l'abbraccio al Pd renziano e al centrismo civico possa mantenere fuori dal palazzo l'immagine di una Paco-Sel "buona e diversa" rispetto agli alleati "brutti e cattivi", beh, questa è una scommessa azzardatissima di suo e che sul lungo periodo può valere la vita o la morte di un progetto politico.

Un progetto chiamato peraltro a passare dalle forche caudine del referendum d'autunno sulle riforme costituzionali, per cui Paco Sel è tra i gli accaniti promotori del "Comitato per il no", mentre gli alleati dem vivono la partita come la madre di tutte le battaglie a sostegno del sì e del governo Renzi. Uno scenario, quello proiettato da qui a 3-4 mesi, che rischierà di rendere retrospettivamente l'imminente dichiarazione di fedeltà Paco Sel a sindaco e partiti come una sorta di arroccamento al palazzo senza alcuna reale condivisione politica con i compagni di banco in Comune, se non quei teorici e fumosissimi 4-5 punti di cui si parla da settimane e che alle prime due riunioni della maggioranza hanno prodotto solo divisioni e visioni diverse.

Resistere oggi abbracciando per una sera almeno sindaco, Pd e Como Civica per poi esplodere assieme a tutto il centrosinistra domani, quando tra l'altro mancherà una manciata di settimane al voto: questo il rischio esiziale che ha deciso di correre Paco-Sel. Se sarà trionfo o raccolta di cocci lo diranno tempi e fatti non lontani.

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