Michele Dalai: "Che idiozia continuare a contare i positivi al coronavirus"

Lo scrittore e autore: "Un film che ci toccherà ri-titolare recessione"

Michele Dalai

Editore, scrittore, autore e conduttore Rai, con il quale ho avuto il piacere di condividere un paio di piacevoli incontri letterari a Milano e Como, Michele Dalai è un uomo che usa le parole con molta cautela. Difficilmente sbrocca, tantomeno abusa dei social. Ragion per cui mi ha colpito lo scritto pubblicato ieri sulla sua pagina Facebook. Un pensiero di Dalai su questi giorni in cui il coronavirus ha cambiato le nostre vite in peggio, più per le abitudini quotidiane che ci sono state impedite, con una serie di provvedimenti drastici, che per la malattia in sé. Potete condividere o meno le sue riflessioni e le sue preoccupazioni, ma credo sia sempre utile divulgare tutto ciò che ci aiuta a pensare.

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"Non sono un virologo laureato all’Università della Vita. Ho la fortuna di confrontarmi quotidianamente con uno dei più eminenti virologi italiani. No, non confrontarmi: lui parla e io ascolto.
Poi però sono anche un modesto uomo di comunicazione e so che il diavolo sta nei dettagli.
Il primo caso di coronavirus censito in Germania risale circa al 24 gennaio.
La prima vittima in Spagna, non del coronavirus ma con coronavirus risale al 12 febbraio.
Quale immensa idiozia è continuare a contare i positivi compulsivamente, quando sappiamo che i numeri sono diversi?
Voyeurismo, terrore cieco o ossessione ludopatica per il numero?
Vittime (e non mortalità percentuale), capienza e resistenza del SSN e saturazione dei posti in terapia intensiva.
Unici dati importanti, unici da comunicare per evitare che un paese spaventato ceda completamente al panico.
Il Virus non sparisce ma prende finalmente le dimensioni di una cosa molto seria e pericolosa e non di un film hollywoodiano sul contagio.
Un film che poi tocca ri-titolare e chiamare recessione". 

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