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Opinioni

Maurizio Pratelli

Collaboratore QuiComo

La stagione degli eventi viene e va, che Rapinese e Colombo ci stupiscano nel 2023

Un'estate allo sbando, che ci salvi il quinto assessore alla Cultura in 5 anni

Se escludiamo il Festival Como Città della Musica, virtuoso prolungamento estivo della programmazione del Teatro Sociale, per il resto Como è avvolta dal nulla. Un nulla evidenziato quest'anno dal prevedibile naufragio del Villa Olmo Festival, dalla fine ingloriosa del Lake Como Film Festival, ben argomentata proprio in questi giorni dal suo ideatore Alberto Cano, dal Wow costretto a trasferirsi nella più attiva Cernobbio. 

L'atavica incapacità della città di presentarsi in estate, se non con un velo culturale almeno con un abito turistico, trova nel 2022, dopo due anni di pandemia, il suo anno più nero. Mentre altrove fioccano concerti ed eventi come non se ne vedevano almeno dal 2019, a Como tutto tace. In questa città dove negli anni un sistema capace di resistere alle varie amministrazioni che si sono succedute non ha mai trovato strada. E anzi, convinti tutti di fare meglio di chi li ha preceduti, invece di rinforzare l'esistente hanno pensato bene di ricominciare da zero. Pensando spesso di risolvere tutto con un bando quasi sempre finito allo sbando.

Il risultato è lì sotto gli occhi di tutti: un vuoto cosmico. Una città anestetizzata dal nulla. Con spazi all'aperto da fare invidia al mondo riempiti solo dal silenzio. Eppure esempi vicini, senza ricorrere alla solita Svizzera, ce ne sono molti, dal Parco Tittoni a Villa Arconati: dove ci sono progetti, dove la storia della manifestazione è stata più resistente della storia di Palazzo, la continuità ha vinto. Ma c'è dell'altro. 

Negli ultimi 15 anni si sono succeduti a Como diversi assessori alla Cultura: Sergio Gaddi, Luigi Cavadini, Simona Rossotti, Carola Gentilini, Livia Cioffi. E proprio il trio rosa speso dalla giunta Landriscina, che inizialmente aveva avocato a sé la delega alla Cultura, ha dimostrato come si stesse navigando a vista, senza una minima idea di cosa offrire alla città in questo lustro appena giunta al termine.

Qualsiasi piano abbia in mente il nuovo assessore della giunta Rapinese, Enrico Colombo, piano che certo non potrà mettere in azione ad estate in corso, sappia che in città gli operatori culturali prendono sberle da anni, che qualcuno si è arreso o ha scelto altre città. Ma sappia anche che Como non merita solo qualche concertino nelle piazze tanto per fare un po' di colore d'estate. La città merita di sviluppare una programmazione che coinvolga tutti e venga perrcepita come un corpo unico.

Inutile dire che in questo senso l'esperienza Es.Co., di gaddiana memoria, fu l'unica a intuire questa necessità. Il Comune non deve organizzare nulla: il Comune deve mettere a disposizione spazi, risorse e fare promozione. Il Comune deve ascoltare, stimolare e sostenere per tempo le realtà culturali del territorio a preparare un'agenda estiva da presentare sotto un solo cappello, magari già ad aprile. Ci sono i soldi della tassa di soggiorno, c'è Villa Olmo, ci sono i Giardini a lago e ci sono decine di manifestazioni che viaggiano da sole nel deserto perdendo buona parte del loro valore. 

Prendiamola così, come tutte quelle estati in cui dobbiamo scontare il purgatorio del passaggio di testimone. Con Rapinese che ben sa che gli ultimi due sindaci non so stati riconfermati per un secondo mandato. Alla prossima, estate.

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