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Opinioni

Maurizio Pratelli

Collaboratore QuiComo

Villa Olmo al centro della città, bene pubblico o 5 stelle?

Ora tutti si smarcano dal matrimonio ma un "Sistema Villa Olmo" ancora non c'è

Siamo in piena campagna elettorale. Manca solo una settimana al voto che porterà all'elezione del nuovo sindaco di Como. Siamo nel momento della propaganda. Sì, proprio quella Propraganda cantata da Fabri Fibra insieme a Di Martino e Colapesce nel brano che sta diventando uno dei tormentoni più gettonati dell'estate. Ora è facile fare promesse e mettersi dalla parte dei cittadini per nulla convinti del fatto che sia giusto consegnare Villa Olmo al magnate di turno per il suo lunghissimo matrimonio sul lago di Como.

Ma veniamo al nocciolo della questione: Villa Olmo non è un bene del Fai e nemmeno di qualche ricca fondazione; Villa Olmo è un bene pubblico in pieno possesso del Comune di Como. Dire quindi che l'incasso, nello specifico 1,3 milioni di euro, giustifica l'operazione, non è una motivazione sufficiente per mettere a tacere le molte voci di protesta. In primo luogo perché quella somma, differentemente da un ente privato che gestisce un bene, non ricade necessariamente sul bene. Quasi pleonastico ricordare che Villa Olmo è un prezioso sito della città che ancora necessita di tanta cura. Secondo perché una decisione così importante, che offre per un mese pieno possesso ai privati uno dei luoghi più amati della città, non poteva essere presa in barba ai comaschi.

I quali sono stati poco informati e ancor meno resi partecipi di una decisione che avrebbe dovuto portare con sé motivazioni inoppugnabili, per non dire granitiche. Per Villa Olmo non bastano giustificazioni da vecchi imperatori romani: "pecunia non olet". Non bastano perché quelle chiavi sono di tutti e Villa Olmo non è Villa Erba e nemmeno Villa del Balbianello, tanto per fare due esempi opposti ma entrambi virtuosi, per i quali peraltro 1,3 milioni di euro non sarebbero certo bastati..

Certo l'economia generata da un evento di questa portata non si ferma al puro affitto della villa neoclassica e del suo parco: innanzitutto c'è il ritorno mediatico che darà nuova e ampia visibilità turistica alla città e al suo lago; ci sono tutti i servizi collegati all'evento che andranno a toccare diverse realtà imprenditoriali del territorio. Il punto però è sempre lo stesso: solo una ricaduta esclusiva su Villa Olmo, almeno dell'economia diretta che genera, giustificherebbe alla città il maltolto. Ed è qui che entra in campo la vecchia e mai risolta questione della creazione di una fondazione in grado di mettere definitivamente a sistema il bene.

Perché anche l'organizzazione di un Festival estivo, evento ancora tutto da costruire, merita un approccio completamente diverso. Non parliamo poi delle mostre, del Chilometro della Conoscenza, delle Serre.  L'idea che tutto sia lasciato un po' al caso o all'occasione si fa inevitabilmente certezza. Passerà anche questo grosso grasso matrimonio inglese, torneranno i parcheggi, il parco la villa. Ma soprattutto arriverà presto un lustro in cui anche su Villa Olmo occorrerà mantenere le promesse fatte prima del 12 giugno. Quando la propaganda sarà finalmente rimessa nel cassetto. 

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