Maurizio Pratelli

Opinioni

Maurizio Pratelli

Collaboratore QuiComo

La strage di Stresa e l'orrore di un titolo

La responsabilità di chi deve raccontare la morte di 14 innocenti

C'è chi oggi, anche oggi, in un nuovo giorno di immenso dolore, non è riuscito a trattenere la penna e a sbattere in prima pagina un titolo aberrante, che, naturalmente, sta alimentando lo sdegno di moltissime persone. Definire quella di ieri, come ha fatto un noto quotidiano nazionale, " La strage delle riaperture", è una tale stortura che merita davvero più di una riflessione.

Che senso ha spostare le cause di una tragedia, che ha provocato la morte di 14 persone, in direzione di una ritrovata libertà che portato anche delle vittime innocenti a cercare un po' di felicità in montagna? Perché distogliere l'attenzione di un incidente così grave, le cui responsabilità non si possono certo attribuire al fato, con un titolo che non ha alcuna aderenza con i fatti? La cabina di una funivia non precipita per disgrazia, come ha scritto bene Gian Antonio Stella sul Corriere, né tantomeno a causa delle riaperture. 

Questa non è una tragedia dovuta alla incontenibile voglia di uscire, ma una vicenda che ha certamente responsabilità precise. Nulla di ciò che è successo ha a che fare con la corsa alle riaperture ma solo con un cavo che si è spezzato, con un freno che non ha funzionato. Un gravissimo incidente che, avendo probabilmente origine nell'incuria, sarebbe potuto accadere in qualsiasi momento. La magistratura stabilirà cosa non ha funzionato e, nel caso, chi sono i responsabili di un dramma che va mantenuto nell'ambito di ciò che l'ha provocato e non certo in quello delle suggestioni di questa stagione balorda.

Di certo oggi possiamo solo dire che 14 innocenti sono morti e che nessuno di loro è morto per colpa del fatto che volevano semplicemente vivere un giorno spensierato. Banalizzare o ridurre tutto ciò ad una narrazione spettacolare, figlia del delirio pandemico, è un delitto non meno grave di quello che ieri ha spazzato via il futuro di molte famiglie. Alle quali ora dobbiamo almeno offrire una rispettosa verità. Anche iniziando a non trasformare una strage in uno spettacolo sensazionale da prima pagina. Perché quando si muore così, la responsabilità di tutti deve andare ben oltre quel maledetto cavo che si è spezzato. Se l'etica esiste ancora - ad esempio quella di chi costruisce impianti e quella di chi informa i cittadini - è tempo che se ne faccia uso. 

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