Sabato, 25 Settembre 2021
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Senza una grande università avremo sempre una piccola città

Senza entrare nel merito dei temi caldi di questi ultimi giorni del 2016 - ovvero la questione del cantiere di Villa Olmo e la mostra dedicata a Sant'Elia, anche se è bene ricordare che l'evento in Pinacoteca non ha nulla a che fare con le...

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Senza entrare nel merito dei temi caldi di questi ultimi giorni del 2016 - ovvero la questione del cantiere di Villa Olmo e la mostra dedicata a Sant'Elia, anche se è bene ricordare che l'evento in Pinacoteca non ha nulla a che fare con le Grandi Mostre, in quanto nato per affiancare il progetto del Ministero in occasione del centenario di uno degli uomini più illustri di Como - una riflessione complessiva in tema culturale non può prescindere dalla situazione in cui si trova l'Università di Como.

Quando ci si lamenta di una città deserta, soprattutto la sera, ci si dimentica del fatto, non secondario, che il nostro Politecnico, ancor prima che malmesso e abbandonato a un infausto destino dalle istituzioni, è ancora giovanissimo. Senza scomodare Milano, basta fare un giro serale in una città come Pavia, che vanta una delle università più antiche del mondo, fu fondata addirittura nel 1361, per capire quanto ciò influisca sulla vitalità di una città. Anche a Bergamo, il cui ateneo festeggerà mezzo secolo nel 2018, si respira in questo senso un'energia completamente diversa.

Senza una grande università avremo sempre una piccola città. Se non lo si capisce, se la questione non verrà posta all'attenzione quale obiettivo primaria di sviluppo, rimarremo sempre ai margini. Ha ragione Graziano Brenna, che oggi, dalle pagine del quotidiano La Provincia, lancia l'ennesimo grido d'allarme. 1200 Studenti persi al Politecnico in un solo triennio, sono infatti il numero di un clamoroso fallimento che passa, inevitabilmente, anche dalla mancata realizzazione del tanto discusso campus e dalla continua emorragia di corsi. Per costruire la storia dell'Università di Como, accanto all'altrettanto giovanissima Insubria, occorre un Politecnico che sia finalmente inteso come una grande risorsa per tutti. E magari con una piazza che al primo "grande freddo" non si trasformi in una pista da ghiaccio.

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