Domenica, 24 Ottobre 2021
Editoriale

Senso unico senza senso

La nuova educazione urbana

E ci risiamo. Arriva il weekend e in centro storico (ma non solo) riparte l'obbligo della circolazione a senso unico per i pedoni. Un altro di quei provvedimenti cautelativi che rimangono sempre più difficili da capire. In questa stagione - dove tutto sembra scorrere all'interno di un unico canale, in una sola direzione come l'acqua di un fiume - l'uomo sembra sempre più simile a un pollo d'allevamento. Vale insomma il principio del gregge che, come tale, deve essere guidato all'interno del recinto in cui pascola.

In un momento in cui vige ancora l'obbligo della mascherina all'aperto, dove peraltro la scienza ha più volte affermato che il rischio di contagio è praticamente inesistente - soprattutto dove il torrente corre e non forma stagni, come succede nel quadrilatero di Como - il divieto di camminare su e giù per le vie dello shopping appare quantomeno una forzatura. Per non dire del girone dantesco all'ex passeggiata amici di Como o della diga foranea chiusa. Come se già non bastassero tutte le restrizioni ancora in vigore in zona gialla.

Eppure chiunque, anche chi esce dalla propria abitazione, sarà costretto a svoltare e nuotare solo da una parte della "vasca". Chi tentasse la via del salmone, sia pure per istinto o abitudine, sarà rimesso subito nella "giusta direzione" più dal flusso che dalle guardie. Verrebbe da dire di evitare il centro storico e di puntare su una bella gita al lago. Ma la "fuga" non è la soluzione, soprattutto per chi in quel luogo ci vive e lavora tutti i giorni.

Perché l'idea che si debba essere indirizzati anche mentre si cammina in una zona pedonale senza mariciapiedi, riporta dritti alla questione che l'uomo non dovrebbe essere guidato come si guidano le bestie. Ma non è una novità il fatto che questa maledetta stagione pandemica abbia completamente dimenticato il lato umano, che si sia pensato di poterlo tranquillamente sospendere in funzione di un'ermergenza sanitaria che ha fatto del divieto più un vizio che una necessità. Indottrinato da una narrazione più morale che responsabile, rischiamo di finire intubati in una sorta di vagone metropolitano in cui siamo traino e carrozza dello stesso percorso forzato.

Ormai condannati a pensare che da questa distopia ci salverà solo il vaccino, a parziale giustificazione di questi provvedimenti viene in soccorso il fatto che nell'uomo risiede ancora quel "vizio"  di vivere in branco. Quel richiamo primordiale che lo fa sentire più al sicuro laddove ci si raduna piuttosto che disperso in montagna. Ed è qui che subentra la "nuova educazione urbana". Qui dove siamo diversi dalle pecore solo perché abbiamo le buste della spesa in mano. E chissà se alla fine avrà ragione De Gregori quando in Bellamore cantava cosi: Questo tempo passerà senza farci del male. Questo tempo passerà. O lo faremo passare

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