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Maurizio Pratelli

Collaboratore

Que viva Sanremo

Un magnificente teatro della vecchia normalità dove si osa pure ballare

Parafrasando Nanni Moretti, verrebbe da dire: "Ve lo meritate Sanremo". Nel bene e nel male, il potere lisergico del Festival non ha eguali: la kermesse non la si guarda, la si assume. Dimenticata in fretta l'ebbrezza della risalita al colle di Mattarella, l'Italia intera è corsa in Riviera ad annusare il suo fiore più bello. Sui social, un'orgia di commenti accompagna fedele la gara canora più famosa del pianeta. Una sorta di campionato del mondo della canzone che giochiamo solo noi. Una messa cantata dove i veri protagonisti sono i devoti: ognuno ha il suo Dio da glorificare e il suo Satana da disprezzare. Una distrazione collettiva senza esclusione di colpi, un magnificente teatro della vecchia normalità dove si osa pure ballare. Perché Sanremo è Sanremo, per cantare non occorre nemmeno essere "battezati": beati gli ultimi che saranno i primi.

Dopo 72 anni non è cambiato nulla: sull'altare dell'Ariston ogni anno a febbraio si celebra l'atteso rito. Poco importa chi verrà incoronato alla fine, poco importa la pagella con cui ci si arriva: più che un giudizio artistico, i voti sono spesso un'assoluzione o una condanna. Nel pieno rispetto della tradizione liturgica del Festival, non manca mai una buona dose di sana morale. E nemmeno il predicozzo di Don Fiorello. Ma è tutto già scritto: tentare per redimere, spogliare per rivestire. Ogni passo si compie seguendo una conseutudine quasi secolare: mostrare il profano per ambire al sacro.

Le canzoni sono solo un elemento necessario, sono come il sangue di San Gennaro. E in attesa che il miracolo si compia, che tutto si sciolga sul palco, si vivono momenti di liquida fibrillazione. Acque tranquille dove possono navigare insieme Orietta Berti e Achille Lauro, senza che nessuno si senta a disagio. Sanremo è l'arca di Amadues per sfuggire al diluvio universale, fino a sabato. Poi si scende e tutto torna come prima. Solo che l'ombrello lo abbiamo dimenticato al sole della Riviera. E allora, finita la messa e la sua promessa di pace, torniamo in guerra. E ancora piove. Brividi.

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