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Martedì, 16 Agosto 2022

Opinioni

Maurizio Pratelli

Collaboratore QuiComo

La tempesta Rapinese che ha spazzato tutti i partiti dalla città

La rivoluzione era nell'aria

Nella notte di Lady Gaga a Villa Olmo, lì dove Alan Howard e Caroline Byron stavano festeggiavano le loro nozze, molto più sommessamente, nelle 74 sezioni elettorali della città si stava compiendo una storica rivoluzione politica sulla quale, ad inizio campagna elettorale, in pochi avrebbero scommesso: la presa di Palazzo Cernezzi da parte di Alessandro Rapinese

Una battaglia quasi disperata iniziata molti anni fa e finita con una tenace e coraggiosa vittoria: in altre parole, un sogno che si avvera, il suo. Si può non essere d'accordo con Rapinese come cittadini, si può essere anni luce distanti dalle sue visioni politiche, ma i partiti che guardano al suo trionfo con disprezzo e un anche con un certo snobismo, dimostrano, ancora una volta, di non avere capito nulla.

Giorni fa avevamo scritto che questo ballottaggio a Como rappresentava un'ultima occasione per i partiti, "pena" la rivoluzione. E rivoluzione è stata. Prima Rapinese ha messo al tappeto ai punti il centrodestra, evento, questo sì, abbastanza prevedibile dopo 5 anni di governo Landriscina. Poi, con un risultato netto, ha vinto a sopresa per ko contro un centrosinistra tenuto in piedi fino all'ultima ripresa da Barbara Minghetti.

Alessandro Rapinese è un po' come James Toney, pugile americano che iniziò la sua carriera da peso medio per concluderla tra i pesi massimi quasi trent'anni più tardi. Chi sminuisce la sua vittoria o chi, peggio ancora, la confina nel campo del voto di protesta, dimentica che il nuovo sindaco di Como questa vittoria se l'è costruita nel tempo senza mai cedere di un passo sul ring. Sbagliando ma non mollando mai, lavorando all'opposizione come nessun altro.

Spesso anche cavalcando battaglie sbagliate, cedendo alla pancia più che alla ragione. Ma nessuno potrà mai accusare Rapinese di non essere stato presente nella vita politica della città. Certo ora dovrà dimostrare che questo suo sogno non si trasformi in un incubo per i cittadini. E dovrà dimostrarlo non solo ai suoi elettori ma anche a tutti gli altri, persino a quel 65% di comaschi (un numero impressionante) che non hanno creduto in nessuno: nemmeno a lui. Quella maggioranza di cittadini che non avendo esercitato il loro diritto al voto hanno però perso, almeno per il prossimo lustro, il diritto di protestare. 

La tempesta Rapinese era nel cielo come un lampo d'estate quando il cielo si fa scuro. Chiunque abbia un po' di dimestichezza con la politica aveva capito che qualcosa stava succedendo:The Times They Are a-Changin', canterebbe Bob Dylan.  Si respirava il profumo della pioggia già da giorni. E il termometro di questa sensazione stava tutto nella scomposta paura che aleggiava tra le fila di un centrosinistra che ha dipinto Rapinese non come un avversario ma come una minaccia: un po' come quando i meteorologi promettono bombe d'acqua sulla città. Ma alla fine non c'era nesssun pericolo, era solo pioggia.

Il compito di far tornare il sole ora spetta sempre a lui, a quel Rapinese che ha mandato a casa sotto l'ombrello tutti i partiti. Lo attende un compito enorme al quale si prepara da una vita. La politica dei partiti, almeno a Como, ha tempo 5 anni per farsi rimpiangere, operazione francamente titanica. Tuttavia, con un'abile provocazione, Dario Alemanno, aveva scritto che l'unica maniera che avrebbero avuto i partiti per sbarazzarsi di Rapinese sarebbe stata quella di lasciarlo governare.   

Ora lo farà davvero, con una squadra tanto innocente quanto fragile, almeno sulla carta. Si può anche pensare che non sarà all'altezza. A patto che non si dimentichi però una cosa: chi lo ha preceduto lo ha già ampiamente dimostrato. Lui non ancora. Non dico lasciatelo lavorare, ma lapidarlo prima ancora che inizi potrebbe essere l'ennesimo errore dei partiti, arroccati alle loro ideologie ma sempre (tutti) lontani dalla gente. E ora, prima di giudicare Rapinese, che non è la causa dei loro errori ma al massimo la conseguenza, almeno un esamino di coscienza dovranno farselo. 

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