Editoriale

Elezioni, a Como vince il bianco

Quasi tutte vuote le bacheche elettorali in città

C'era un tempo, nemmeno tanto lontano, in cui le elezioni si combattevano a colpi (bassi) di manifesti e colla. Tanta colla, quella che serviva ad attaccare facce su facce piene di sorrisi ammiccanti e grandi promesse. Da destra a sinistra ci si accusava di occupare spazi altrui in una lotta tra attacchini notturni non privi di un certo entusiasmo politico da far invidia a Peppone e Don Camillo. E il tutto rimaneva mesi o addirittura anni a farsi sbiadire dal tempo, come cantava Ricky Gianco in un bellissimo affresco meneghino intitolato Nel mio giardino: "...sul muro là in fondo immagini a pezzi di tante elezioni passate". 
A fare un giro oggi in città, come si può notare anche dalle foto del nostro reportage, si può notare come la campagna elettorale "on the road" sia fondamentalmente dominata dall'assenza. Tanto da far sembrare quanto mai appropriato lo sfogo del  sindaco di Laglio, arrivato prima di altri a dichiarare quanto sia inutile, oltre che brutta e costosa, l'ormai obsoleta abitudine di tappezzare paesi e città di manifesti elettorali. 
In effetti oggi la campagna elettorale si combatte su altri fronti, con i social a primeggiare e a regalarci almeno la libertà delle nostre cassette delle lettere, per anni vittime di un'infinita pioggia di santini di tutti i candidati alle elezioni. Vuoi anche una legge elettorale diversa, vuoi che i soldi per i partiti sono sempre meno, vuoi che a una vittoria certa per un governo certo ci credono davverp in pochi. Ma se la battaglia nazionale non sta appassionando nessuno, anche per la disfida regionale, non si va oltre qualche sprazzo di colore tra il rosso e il verde. 

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