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Opinioni

Maurizio Pratelli

Collaboratore QuiComo

Il fallimento del centrodestra a Como è tutto qui: sotto casa

I giardinetti chiusi a due passi da Palazzo Cernezzi, la fotografia di una resa

In questi lunghi mesi di campagna elettorale che hanno portato al ballottaggio, tutti i grandi nodi della città sono inevitabilmente venuti al pettine. La Ticosa, gli impianti sportivi, i tanti spazi culturali chiusi, le transenne alle tre porte storiche di Como, Villa Olmo, solo per citarne i più "celebri". Eppure la sconfitta del centrodestra, quella della colazione che ha guidato Como nell'ultimo lustro con il sindaco Mario Landriscina, si potrebbe riassumere con un solo frammenti raccolto scatto sotto casa: quello che mostra i giardinetti chiusi a due passi da Palazzo Cernezzi.

Non è certo un caso che la sfida del 26 giugno se la giocheranno Barbara Minghetti e Alessandro Rapinese, due consiglieri uscenti di opposte fazioni dell'opposizione. Gli elettori non perdonano: se sbagli, paghi. E spesso sono proprio le piccole cose, i dettagli, a determinare la sconfitta. Quel piccolo regno dell'incuria di via Vittorio Emanuele è la certificazione di un fallimento. Perché se altrove si possono accampare mille scuse, più o meno resistenti, qui no. Qui dove l'ennesima transenna, che diventa simbolo di una città da ricostruire, circonda anche visivamente la resa.

Una resa peraltro già ufficializzata nel momento in cui a difendere il sindaco all'interno del centrodestra era rimasta la solo Lega di Salvini, peraltro il partito che in città ha pagato più degli alleati in termini di voti al primo turno. Forza Italia e soprattutto Fratelli d'Italia avevano già deciso di percorrere altre strade. Tuttavia, sostituire Mario Landriscina con Giordano Molteni non è bastato: i comaschi hanno fatto altre scelte. Era nell'aria ed è successo. La ruota gira, e persino quella che mostra a sera le sue colorate luci intermittenti tra il Monumento ai Caduti e il Tempio Voltiano, mostra il volto di una città smarrita tra le ferite dell'incuria e del cattivo gusto.

Tra sette giorni i comaschi saranno chiamati a scegliere tra il centrosinistra guidato da Barbara Minghetti e la lista civica di Alessandro Rapinese. Che preferiate l'una o facciate il tifo per l'altro. una cosa è già sicura: chiunque vincerà, il prossimo lustro amministrativo non potrà essere peggiore di quello che si concluderà questa settimana. Ci vorrebbe un impegno che in questo senso è impossibile riconoscere ai due contendenti. Nel loro approccio alla città sono profondamente diversi, le differenze esistono e sono sostanziali. Como merita davvero il meglio. A voi la scelta. 

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