Cultura a Como: il fallimento di una politica che nutre la pancia ma dimentica il cervello

I bandi, i ritardi, i soldi sono questioni del tutto marginali in questo deserto di idee

Como

Pare sia tutto pronto, questione di giorni, forse di ore. Non esultate, però ci siamo: la prima settimana di luglio, l’assessorato alla Cultura partorirà il suo bando per gli eventi estivi. Noi che abbiamo avuto persino la fortuna di osservare le prime ecografie, vi possiamo anticipare che il nascituro avrà i baffi.  Sì, sarà un bambino coi baffi e anche con una bella barba. Nascerà tardi, tardissimo e non inizierà a giocare prima del 21 luglio. Quel che lo aspetta a Como è però una sorta di grest estivo. Il profilo artistico che si delinea, perfettamente aderente al nome dell’ideatore che circola all’interno di Palazzo Cernezzi, è infatti più simile all'animazione estiva di una parrocchia di periferia che a quello di una città turistica dalla fama oramai internazionale.

Assistere nei giorni scorsi alla commissione Cultura, ne abbiamo riferito anche qui, ha reso tutto più chiaro. Da una parte c'erano Maria Antonietta Marciano e Carola Gentilini, dall'altra Barbara Minghetti, Patrizia Lissi e Fulvio Anzaldo. In mezzo Franco Brenna, che spesso nel contesto della sua maggioranza sembra Cavour ma senza un D'Azeglio a cui soffiare la poltrona. Ebbene, l'apice della riunione non è stato quando Lissi ha demolito definitivamente lo spostamento dell'infopoint o quando prima Minghetti e poi Anzaldo (che senza Rapinese al suo fianco è sempre più lucido) hanno demolito il bando multicultura. No, l'apice lo si è avuto dopo che Barbara Minghetti ha letto (con caparbia istituzionale e la morte nel cuore) il documento congiunto firmato da 54 associazioni e 185 cittadini

Lo stupore del dirigente Marciano nell'apprendere che tra i firmatari c'erano anche associazioni che hanno maturato un contributo, ha dimostrato in modo palese come nessuno a Palazzo Cernezzi abbia capito nulla. Infatti la Marciano, che ha difeso ad oltranza i bandi, non ha capito o non vuole capire, che il problema non è tecnico, non è burocratico, non è economico: il probema è POLITICO. E per quanto lei si sforzi di allargare il proprio ruolo, in assenza di un assessore di ferro, l'ennessino flop della stagione culturale della città è un fallimento POLITICO. In altre parole, se ancora ne servono, non è una questione di scartoffie ma di volontà POLITICA che non c'è.

I bandi, i ritardi, i soldi sono questioni del tutto marginali in questo deserto di idee. E per quanto l'assessore Gentilini si prodighi in promesse, appare evidente che difficilmente potrà mantenerle all'interno di una giunta che fin dall'inizio ha dimostrato di avere una dilaniante allergia nei confronti della cultura. In una città divorata dal turismo ma totalmente incapace di nutrirlo con la cultura, siamo nuovamente allo sbando . E in tutto questo c'è un solo colpevole: la POLITICA di una stagione che ha deciso di sfamare la pancia ma non il cervello. 

Il documento letto da Minghetti - che intanto ha preso la forma di una petizione #comocittàdellaculturaecreatività2020 che tutti possono sottoscrivere - rimane comunque un grosso salvagente lanciato in mezzo al lago di Como. Anche se la sensazione è che qualcuno a Palazzo Cernezzi preferisca annegare piuttosto che nuotare per salvare la cultura.

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