Crisi in Comune, Rossotti dalla vergogna

La giunta di Como perde i pezzi, dimissionaria l'assessore alla Cultura e Turismo

Chiariamolo subito, il triste spettacolo che vede ancora protagonista la politica locale non ha partorito né eroi nè eroine. Nella replica andata in scena in questi giorni dal palco di Palazzo Cernezzi, mai così avvezzo all’operetta come in questa stagione teatrale, abbiamo assistito, tra uno sbadiglio e qualche applauso, all’ultimo atto di una commedia che, senza colpi di scena, ha voluto sacrificare Simona Rossotti. Dalla regia, sempre mediocre fin dall’inizio, si è deciso che il ruolo dell'assessore alla Cultura e Turismo aveva bisogno di un nuovo volto. Cercare di inserire questa vicenda in un contesto di genere, individuando i mandanti nelle colleghe Elena Negretti e Alessandra Locatelli, può avere una sua logica ma di certo non chiarisce una questione in cui cova il peggiore costume della politica di provincia. Piccoli interessi di casacca, vendette trasversali, e come sempre il bene della città dimenticato in camerino.

Dopo il sacrificio di un’ottima interprete come Amelia Locatelli - che ha avuto anche il merito, al contrario di Pettignano, di non cambiare giacca per mantenere il ruolo – ecco quindi l’addio, ampiamente annunciato dai media, di Simona Rossotti. Difficile dire che la città ne sentirà la mancanza: la Cultura non aveva mai toccato livelli così bassi (chiedere agli operatori che sono furibondi) e se invece vogliamo parlare di Turismo la Rossotti la ricorderemo per il modestissimo office point e per una costosissima tappa del Giro d’Italia i cui benefici per Como sono ancora tutti da dimostrare. Di certo con 260 mila euro a disposizione gli spazi alle buone idee si sarebbero potuti aprire a più di un evento che di certo non dura un solo pomeriggio.

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Ma la questione è più ampia e abbraccia insieme argomenti come la tassa di soggiorno - dalla quale arriveranno oltre 2 milioni di euro - e la solita mancanza di visioni. Per guardare avanti, per avere orizzonti nobili, occorre uscire dai personalismi di una politica incapace persino di arrossire di fronte al proprio teatrino. Il bene della città si costruisce sulla progettualità di una squadra capace di lavorare per raggiungere almeno qualche buon obiettivo. Ma qui, mentre ognuno gioca per sé, a volte persino cercando di portare a casa il pallone, non si vede nemmeno un goal. E se la palla arriva in porta è quasi sempre autogol. Nel calcio succede spesso che l’allenatore venga esonerato. Quando non succede, leggi Ventura, non si va ai mondiali. Nei prossimi giorni cambierà un altro protagonista ma lo spettacolo resterà lo stesso. Fino a quando?

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