Ci vorrebbe un De Gasperi per salvare piazza De Gasperi

La città turistica va a letto alle 22, anche in estate

Piazza De Gasperi

Probabilmente quando era un parcheggio, assediata dalle auto in circolo alla ricerca di un posto, piazza De Gasperi dava meno fastidio. Persino il reale inquinamento dei gas di scarico era meno grave di un supposto inquinamento acustico serale. Le chiacchiere della gente ai tavoli sono un pericolo per la salute pubblica. Ma ancor più grave, in una città che da anni culla sotto il materasso le proprie ambizione turistiche, è che basti un solo cittadino infastidito per mettere sotto scacco una piazza intera. Il fatto, che potrebbe creare un precedente pericoloso, salvo improbabili colpi di scena porterà il Comune ad aderire alla richiesta dei legali del residente avviando già nei prossimi giorni il coprifuoco alle 22 e non più alle 24 per i tavolini esterni dei locali di piazza De Gasperi, nei pressi della Funicolare per Brunate. Ovviamente la questione ha fatto infuriare non solo Carmine Giuliani, titolare di vari esercizi in città tra cui il famosissimo “Bar Giuliani” di piazza De Gasperi, ma anche moltissimi comaschi. Se da un parte c’è chi contesta i rilevamenti fonometrici eseguiti dal Ctu nell’area antistante la Funicolare, che in certe ore serali supererebbero la soglia tollerabile, dall’altra c’è chi accusa il Comune di essere incapace di gestire la situazione politicamente. Non a caso abbiamo scomodato Alcide De Gasperi nel titolo.

Ma è possibile, tanto più con l’estate dietro la porta, che in una della poche piazze di Como in cui si può cenare o bere un drink guardando in faccia il lago si debba pagare il conto alle 22? Ma prima di arrivare a provvedimenti così drastici non si poteva piuttosto pensare a un compromesso democristiano, magari riducendo il numero dei tavoli o trovando una soluzione per abbassare il rumore, senza blindare una piazza alle 22? Un solo cittadino, uno solo, lo ripetiamo, può decidere l’economia di una città? Ma siamo alle solite: accusata spesso di essere una città che dorme, quando però sta sveglia la mettono a letto presto. Vi sembra possibile una cosa del genere, non dico a Firenze, Verona o Venezia, ma a Bellagio? Essere una città turistica, averne almeno la visione, vuol dire cedere anche a qualche “disturbo”. Un disturbo di chiacchiere, bicchieri e forchette che finirebbe comunque alle 24.. Oltretutto nella piazza dove in estate ritornano i turisti da Brunate fino a mezzanotte. Che lo facciano in silenzio, dopo le 22.

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